
V. Bergsøe, La famiglia fortunata, Imagaenaria, Ischia, II edizione marzo 2013, tradotto dalla versione tedesca di W. Lange
Pochi mesi dopo la pubblicazione de La Pietra cantante che aveva riscosso un notevole successo di pubblico, Enzo Migliaccio mi propose la traduzione di un altro racconto di V. Bergsøe, ancora dalla versione tedesca di W. Lange. Era il momento della conferma che, come è noto, rischia di essere molto insidioso.
Il filo conduttore è lo stesso de La Pietra cantante: la natura di Ischia con i suoi colori e i suoi profumi. Questa volta tuttavia la storia è più convincente e grande spazio è dedicato ai rapporti umani: “Sotto i due grandi alberi era stata solennemente apparecchiata la tavola (…) Non c’era nessuna tovaglia scintillante (…) No, la nostra tovaglia erano le foglie di vite e di fico, e su di essa c’erano i frutti variopinti dell’autunno. Il tavolo era uno di quei grossi mastelli piani di solito adoperati per la vendemmia e per l’occasione messo sotto sopra; al centro fumava una grossa ciotola con polenta di mais giallo e con pomodori rossi (…) A far luce doveva essere la luna…”. E’ il racconto dell’ospitalità genuina di chi era empre pronto ad accogliere un forestiero anche se si presentava all’improvviso.
Anche in questo caso, la preoccupazione maggiore era quella di restituire al lettore italiano le emozioni che provavo nel leggere il testo.
Ci sarò riuscita? Non so.
Posso solo dire che anche in questo caso il racconto ha riscosso il consenso dei lettori tanto che la casa editrice Imagaenaria dopo la prima edizione del 2001, lo ha riproposto il racconto nel 2013. E come la Pietra Cantante, anche La Famiglia Fortunata fa ancora oggi capolino nelle classifiche di vendita delle librerie di Ischia.



