La presentazione del libro
Sono tante le reazioni che ho ricevuto in pubblico e in privato al mio libro sul “dottore”. Sono commossa. Così come mi ha colpito la partecipazione attenta di un folto pubblico alla presentazione che lo scorso 22 aprile si è tenuta alla Biblioteca Antoniana, grazie a ben quattro associazioni e al grandissimo impegno della direttrice della biblioteca, Lucia Annicelli.
Lo confesso: temevo che l’emozione potesse schiacciarmi.
L’agitazione mi aveva scombussolato nei giorni precedenti. Poco prima dell’evento mi era tornato alla mente un episodio della mia adolescenza, quando militavo nei movimenti degli anni ’70 e andavo in piazza “a sventolare bandiere”.
Un giorno, nel corso di un’assemblea, presi la parola con la ferma intenzione di fare un discorso forte e polemico. Ma proprio mentre cominciavo a parlare, ecco il buio. Dimenticai tutto quello che stavo dicendo. Figuraccia. Per anni non ho voluto saperne di parlare in pubblico, neanche nelle assemblee scolastiche.
Quel ricordo mi è tornato alla mente proprio mentre mi sedevo in postazione davanti al microfono: e se succede ancora? Ma ecco che mi è arrivata una cartolina dall’aldilà: “Dai, ce la fai!”. La tensione si è sciolta. Ho cominciato a parlare.
Gli argomenti toccati sono stati tanti. Ma c’è un aspetto sul quale ora vorrei soffermarmi.
La domanda di un lettore mi ha dato modo di spiegare alcune circostanze.
Da premettere che Io sono arrivata alla scrittura dopo una vita da traduttrice. Leggere, leggere, leggere, studiare, confrontarmi con testi altrui, ascoltare, comprendere, trovare la giusta soluzione italiana, tutto questo è stato per anni la mia quotidianità. Così ho acquisito una certa familiarità con la parola scritta. Ma quando ho cominciato a scrivere il libro, sapevo che questa mia esperienza, per quanto basilare, non sarebbe stata sufficiente. E infatti ho chiesto aiuto. Sono state tante le persone che mi hanno seguito passo passo, accompagnandomi alla meta. La rilettura di Simonetta Cascio, un’amica di famiglia che vive a Roma e conosce bene Ischia, è stata fondamentale. Così come si è rivelato prezioso l’apporto di Germana Amaldi, una traduttrice milanese che al contrario non è mai stata a Ischia. Il suo intervento preregistrato è stato molto apprezzato dal pubblico in sala . Ve lo ripropongo qui.
L’intervento di Germana Amaldi
Perché capitoli brevi?
Ilia Delizia è stata il gigante sul quale mi sono letteralmente poggiata per realizzare il lavoro. All’inizio mi sentivo smarrita: a fronte di tante idee, non riuscivo a concretizzare. Fino a quel momento la mia esperienza di scrittura si era limitata agli articoli per il giornale e soprattutto a brevi racconti per il blog. Come potevo mettere su una trama per un libro? Ed ecco la soluzione giusta: “Non forzarti – mi disse lei – vai avanti con i racconti brevi, poi riuscirai a riannodarli”. Ecco perché il libro si compone di tanti brevi capitoli.
Insomma, se sono riuscita ad arrivare alla meta, è anche grazie alle persone che mi sono state vicino. E non posso certo dimenticare la consulenza di Guy Attanasio che mi ha dato una grossa mano per chiarire alcuni nodi storici. Del contributo di Giovanna Coppola, la giovane amica scomparsa poco meno di due anni fa, vi parlerò presto in un articolo a parte. Mi piace qui sottolineare il sostegno delle amiche del tavolo, come Teresa Del Neso, Isabella Marino, Isabella Scala, Mina Scotto, tutte persone che mi hanno teso la mano nei momenti di sconforto, impedendomi di cadere. E poi Roberta e Giorgio… la loro pazienza è stata infinita.
Un grazie di cuore va all’editore, alle associazioni AiParc, Fidapa, Circolo Sadoul, Centro Studi isola d’Ischia e a Lucia Annicelli per aver organizzato la presentazione in maniera impeccabile.
E come ringraziare voi, lettrici e lettori? Non ci sono parole.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Complimenti davvero di cuore cara Laura!
E che emozione forte leggere della cartolina dall’aldilà <3
Grazie, Claudia.
La cartolina tra l’altro rinvia a un episodio che racconto nel libro