Ischia e il dottore: il libro
Ci siamo
Uscirà il 25 marzo per la casa editrice La Valle del Tempo il mio libro: Ischia e il suo dottore. Pagliuchella. Agostino Mattera Iacono.
Non è una celebrazione e neanche una commemorazione. Quando ho cominciato, mi sono posta il problema: come scrivere di mio padre? Come delineare il ritratto di un uomo che è stato tanto amato a Ischia? Il rischio di scivolare in toni retorici e celebrativi era molto alto. E lui non l’avrebbe voluto. Così ho fatto una scelta diversa.
La storia nasce dal conflitto tra me e mio padre, che va ben oltre lo scontro generazionale padre-figlia e che si risolverà, forse troppo tardi, davanti a una scatola magica. Proprio quando il conflitto si attenua, è lui a raccontare la sua vita e ad affidarmi un messaggio per i giovani.
A fare da sfondo è Ischia con i suoi cambiamenti. Qui di seguito un breve riassunto del mio percorso.
“Scrivi, racconta. Racconta di me, dillo ai giovani che se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque. Raccogli testimonianze …”
Quando mi sono avventurata nell’impresa di scrivere un libro su mio padre, sono partita proprio da qui, da queste parole che più volte mi aveva ripetuto negli ultimi tempi della sua vita, quando i nostri conflitti avevano lasciato il posto al dialogo.
A oltre quindici anni dalla sua scomparsa ho pensato che fosse giunto il momento di mettere mano a quell’enorme eredità di parole e di valori che mi aveva lasciato.
Il mio intento principale era scrivere per i giovani, per i ragazzi in difficoltà, per quelli che si sentono ultimi e temono di non farcela. “Quanti ne ho visti in depressione”, mi diceva.
Sentivo che il mio compito era proprio questo: trasmettere il messaggio che mi aveva affidato.
Ma la scrittura è dialogo, anzi, scontro continuo. Con il foglio, con la tastiera, con te che scrivi.
Mano a mano ho incontrato i personaggi che raccontavo: don Paolo, donna Luisella, nonno Antonio. E soprattutto ho rivisto me stessa, giovane, ribelle, insolente. Mi sono chiesta: da giovane avrei voluto sentire parole del genere da una persona di una certa età? Non credo. Il rischio era quello di scivolare nei toni di una predica pesante e controproducente.
E allora ho lasciato che a parlare fosse la sua stessa vita, con i meriti e le contraddizioni, la forza e le fragilità. Ho consultato fonti, ho ascoltato testimonianze, ho riassunto i suoi racconti. Ho raccontato la sua vita attraverso i miei occhi, lasciando sempre aperta la porta alle emozioni.
La prima parte è una lunga, indispensabile premessa, che tocca anche i tasti delicati della vita familiare. La seconda si addentra nei dettagli di una vita difficile, tormentata, ma alla fine ricca di soddisfazioni. A fare da legame sono le sue parole, sempre presenti in ogni angolo della storia.
Sullo sfondo è Ischia che cambia. Tra gli anni ’50 e gli anni ’80 la bellezza lascia il posto al cemento, la tranquillità al caos, la povertà al benessere. È un cambiamento troppo rapido, quasi improvviso, privo di un’adeguata crescita culturale. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Avrò raggiunto almeno in parte il mio scopo originario? Toccherò il cuore di qualche giovane? Vedremo.
Le persone che mi hanno accompagnato in questo percorso sono tante. Ringraziarle tutte insieme è davvero difficile. Comincio da Ilia Delizia. Senza la sua guida, non sarei mai riuscita ad arrivare alla fine.
È stata fondamentale la rilettura attenta e critica di Germana Amaldi, traduttrice milanese, e di Simonetta Cascio, un’amica che ama Ischia e vive a Roma. E non posso certo dimenticare le persone che gravitano intorno al tavolo di Amalia, per il loro costante supporto.
Un ringraziamento particolare alla casa editrice La Valle del Tempo, in particolare al prof. Mario Rovinello, per la fiducia.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti












Dai Laura, so che ti è costato fatica scrivere di papà, ma chi meglio di te poteva farlo, tu che lo hai vissuto come medico e come persona. Era una cosa da fare, per tramandare ai giovani chi erano le persone degne di stima e rispetto che vivevano su quest’isola. Un luogo comune recita:” O’ presepe è belle, ma songhe e pasture ca’ nun sò bbuone”. Prendere in considerazione persone come il dottor Agostino Mattera Iacono, fanno dire ” O’ presepe è belle e i pasture songhe chille Juste”.
Grazie, Geppino.
Ricordo che ne abbiamo parlato circa un anno fa. Una cosa però tengo a sottolineare: non è una celebrazione. Non appena avrai modo di leggerlo, confido nel tuo giudizio! Un abbraccio