Giulia: una lettrice racconta
Ci sono storie che si incrociano attraverso le parole. E se le parole sono quelle scritte in un libro, la cosa diventa davvero stupefacente. Sentite un po’ cosa mi è successo.
Giulia e io ci conosciamo da un po’, non saprei esattamente da quando. Forse ci siamo incontrate sui social e poi qualche volta al bar di Ischia Ponte, lì dove sono solita consumare il rito del caffè.
Ci era capitato di scambiare quattro chiacchiere, ma sempre al volo. Poi in questi giorni, Giulia mi ha telefonato: “Voglio la tua firma sul libro… e voglio anche raccontarti una cosa che ci accomuna. Si tratta dei mal di pancia”.
Non prendo molto sul serio la sua richiesta di autografo. Piuttosto mi interessa la sua storia. Nel libro accenno vagamente ai mal di pancia che hanno angosciato la mia vita fin dall’infanzia. Mi incuriosisce sapere in che modo quei fastidiosi malesseri ci accomunano.
Ci incontriamo in un bar del borgo in un pomeriggio di questo maggio capriccioso.
Giulia è lì ad attendermi con la copia del libro e una penna: “Tengo molto alla tua firma”, mi dice. Mi sento imbarazzata, ma l’accontento. Non ho bisogno di chiederle niente. È lei a cominciare a parlare.
“Mi sono riconosciuta in alcune parti del libro. Quando hai parlato dei mal di pancia, mi sono commossa. Sai anche io … “. E qui comincia la sua storia.
Giulia è nata in America, a Brooklyn, da genitori di Ischia. “Ma il loro sogno era tornare all’Italia”. All’Italia, sì. Quel modo di dire mi suona familiare. L’ho sentito tante volte anche dagli emigrati di famiglia. “Andiamo all’America, torniamo all’Italia”.
Il racconto continua: “I miei lavoravano, ma non guadagnavano molto, eppure con tanto sacrificio riuscivano a mettere soldi da parte per il ritorno. Ricordo quando si andava a fare la spesa con i miei cugini. Il loro carrello era sempre pieno di cose buone, il nostro era essenziale.” Ed ecco che arrivava la famosa frase: “Dobbiamo risparmiare per tornare all’Italia”.
Un giorno il sogno si avvera: “Siamo tornati a Ischia nel 1968. Per me era un mondo nuovo”.
Immagino l’impatto.
“La cosa tremenda – confessa – fu la scuola. In America avevo completato la prima elementare. Arrivata qui mi iscrissero alla seconda. Ma io parlavo solo inglese e il dialetto napoletano. Quando entrai il primo giorno in classe, fu una tragedia. La maestra scrisse un testo alla lavagna e ci disse di copiarlo. Io non riuscivo, la confusione era tanta. Quando le mie compagne avevano terminato, io ero ancora al secondo rigo. La reazione della maestra fu terribile. Mi sentii mortificata. Non volevo più andare a scuola”
Quella bambina che veniva da un mondo lontano, divenne un problema per la maestra.
Dopo diversi tentativi di rientro in classe, il Preside decide di affidarla a un’altra insegnante. Altro cambio, altro giro di prova. “Ma stavolta andò meglio. Ero in una classe numerosa, ma la maestra non si perse d’animo. Riuscì a ritagliare il tempo da dedicare a me. E i risultati furono buoni. Già in gennaio avevo fatto notevoli progressi”.
Ma qualcosa non funzionava. “Il mio disagio cresceva, mi sentivo spaesata. Non riuscivo a fare amicizie, le differenze con l’America erano troppe.” Un momento molto triste, dunque.
“La cosa peggiore era che non riuscivo a piangere. Fu così che cominciarono i mal di pancia. Mia mamma era disperata. E un giorno chiamò il dottore, tuo padre.”
Il mal di pancia in un bambino può essere un piccio, ma anche la spia di un problema di salute. Giusto dunque rivolgersi al medico.
“La cosa che mi stupì è che quando lui arrivò, non cominciò subito a visitarmi. Piuttosto mi fece domande che non c’entravano niente con il mal di pancia”. E qui arriva il bello.
“Mia mamma interveniva sempre, voleva rispondere. Ma lui si fece sentire: Signora, lasciate rispondere alla bambina. Non ti dico la mia gioia. Finalmente qualcuno che voleva ascoltarmi”. Dalla visita medica non risultarono problemi.
Così Giulia e la mamma scoprirono che il mal di pancia era solo un modo per comunicare un disagio.
“Andò meglio, cominciai a essere più serena”.
Però il mal di pancia è rimasto una costante nella sua vita. È un modo di comunicare che si apprende da bambini e che non si riesce più a cambiare. L’imbarazzo intestinale diventa la lingua madre.
“A sedici anni mi fidanzai con l’uomo che è diventato mio marito. Io avrei voluto andare all’Università. Ma i miei mi convinsero che la scelta migliore fosse il matrimonio”.
Le pressioni ambientali a volte sono determinanti, soprattutto per una donna.
“Così mi sono sposata giovanissima. E anche nel giorno del matrimonio i mal di pancia fecero sentire la loro voce. È una cosa che non mi ha mai veramente abbandonato.”
Eppure quello di Giulia è un matrimonio felice.
“Certo! Ho avuto due figli che oggi sono grandi. Ho un bel rapporto con mio marito. Ma la vita di mamma e di casalinga mi stava stretta. Soffrivo, mi mancava qualcosa. Così …”
A un certo punto, scatta la scintilla.
“Quando i figli sono diventati indipendenti ho ripreso in mano la mia vita”.
Non deve essere stato facile, Giulia non era più giovanissima.
“Eppure sono riuscita a ritagliarmi un lavoro che funziona e mi permette di gestire il tempo”. Giulia promuove prodotti cosmetici. E dopo un primo periodo, ha fatto carriera e oggi è diventata assistente di zona della ditta. “In pratica sono un punto di riferimento e formo il personale ”.
I mal di pancia non sono un semplice ricordo, perché la lingua madre non si dimentica. Però Giulia è riuscita a trovare un suo equilibrio e l’attività che svolge tra Ischia, Procida e Capri, le regala soddisfazioni non indifferenti. Tra l’altro le permette di girare, di conoscere a fondo le isole e i luoghi che frequenta. Insomma, è un’attività che risponde al meglio alla vitalità, alla voglia di comunicare e di conoscere gente che sono i tratti tipici del suo carattere.
Sono particolarmente colpita da questa testimonianza. In fondo è la prova concreta che pur tra mille difficoltà, è sempre possibile realizzare i propri sogni. Anche se non si è più giovanissimi.
Grazie di cuore, Giulia
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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