Ischia: la vita notturna negli anni ’80
Cosa facevano i giovani di Ischia negli anni ’70 e ’80? Come vivevano la notte?
Oggi voglio riproporvi questa storia che ho raccolto nel 2021, in epoca di chiusura totale. È una storia che ha risvolti davvero molto particolari e che oggi rivela un sapore dolce-amaro. Due dei protagonisti, Enzo ‘u Mericano e Nino Petrillo, non ci sono più. Queste parole sono anche un omaggio alla loro memoria.
A raccontarmi la storia è Mina, un’amica speciale.
Forse non è un caso se questo articolo risulta tra i più letti di sempre
Dal Tiffany al Capricho
Mina e io ci siamo conosciute tanto tempo fa. Negli anni ’70 frequentavamo il Liceo ed eravamo entrambe impegnate nel collettivo studentesco e nel gruppo femminista. Poi ci siamo perse, ma per quelle strane alchimie della vita, siamo riuscite a ritrovarci.
L’estate scorsa le avevo chiesto di raccontarmi una storia ischitana che l’ha vista protagonista, insieme con il fratello Enzo. Si tratta di una storia che si è sviluppata negli anni ’80, quando io ero pressoché assente dall’isola. Avevo sentito parlare tanto del Capricho di Casamicciola, un locale notturno che ha conosciuto proprio in quegli anni un momento magico. Ero curiosa di conoscere i dettagli, il come e i perché di una bella storia. Ho dovuto insistere tanto con Mina perché mi parlasse di quell’esperienza. Lei nicchiava. Avevo intuito che riportare alla mente quei momenti significativi le procurasse un pizzico di nostalgia. Eppure alla fine Mina ha ceduto. Con i bar chiusi, ci siamo incontrate al telefono, ma tanto è bastato a far scivolare le parole sulla carta.
Il Tiffany innanzitutto
Quella discoteca sul porto di Ischia
Siamo nell’estate del 1980: Enzo u‘ Mericano prende in gestione il Capricho de Calise, una discoteca che già animava la vita notturna dell’isola d’Ischia dal 1969. Con la gestione di Enzo, saranno tante le novità. Siamo nell’estate di un anno che molti considerano un momento di svolta o comunque di cambiamento, nel bene e nel male.
La nostra storia però comincia qualche tempo prima, esattamente nell’autunno/inverno del 1975/76. Erano ancora gli anni dei movimenti giovanili, dell’impegno politico, ma anche gli anni in cui cominciava a farsi largo la disco dance. Stava per esplodere la Febbre del sabato sera. Mina racconta: “Fu proprio nell’autunno del 1975 che Enzo ebbe l’idea di prendere in gestione una discoteca”. Ma come vedremo, la disco dance non c’entrava molto.
“Enzo non è un Dj, conosce le tendenze musicali del momento, ma non è un vero esperto – mi spiega Mina – a Enzo piace la gente. Il suo desiderio era quello di creare un punto d’incontro per i giovani.” Noi eravamo un gruppo numeroso, ci occupavamo di politica, facevamo le nostre lotte e poi ci piaceva stare insieme.
Enzo viveva a Napoli, era arruolato nella Marina militare americana, veniva a Ischia nei fine settimana. Io non lo incontravo spesso. Quando vedevo spuntare questo ragazzone alto con la divisa bianca e i capelli neri cortissimi, mi sentivo quasi in soggezione. E proprio lui, pur non vivendo stabilmente a Ischia, pensò a quanto sarebbe stato bello creare per quei giovani un punto di aggregazione anche invernale. Ischia d’estate pullulava di gente, di locali, di ritrovi. D’inverno la sera era buia.
A dire il vero io non amo molto gli Americani né la loro filosofia di vita. Ma una cosa devo ammettere: gli Americani hanno nel sangue il know how. Arrivano, osservano, studiano la situazione e se si accorgono che un’idea è fattibile, sanno come realizzarla.
E per Enzo l’occasione giusta per mettere in pratica la sua idea, non tardò ad arrivare.
“Il Tiffany era un bel locale – racconta ancora Mina – Apriva solo d’estate. Così Enzo chiese al proprietario di darglielo in gestione per un inverno”. Affare fatto.
Il Tiffany era al porto d’Ischia, sulla riva destra, proprio all’altezza del Faro che saluta i viaggiatori in arrivo o in partenza. Quando arrivavi, salendo su per le scale, sentivi ancora l’odore del mare.
C’ero anche io in quei fine settimana invernali al Tiffany. Le discoteche allora aprivano presto di sera, così potevo andare senza neanche dirlo a casa e rientrare in un orario insospettabile. Avevo 15-16 anni. Al Tiffany scoprii l’atmosfera della sera, le prime palpitazioni, conobbi la bump dance e anche la magia dei lenti. Eh sì…, si ballavano i lenti allora.
Ma chi era il disc-jockey? Non me ne ricordo. “Nino Petrillo – risponde Mina – era uno dei disc-jockey più affermati sulla piazza di Ischia. Suonava al Taipy”. Sì, ricordo il Taipy. Era una discoteca molto frequentata, situata proprio al centro di Ischia, in una strada laterale del Corso. Come mai Nino Petrillo lasciò il Taipy e vi seguì al Tiffany? “Era giovane e gli piacque l’idea di lavorare per dei giovani”, mi risponde sicura Mina. Può essere però che avesse anche fiducia in Enzo? Forse Nino Petrillo aveva capito che Enzo u’ Mericano, sapeva fare.
Da notare che all’epoca i disc-jockey dovevano essere abili di testa, di mani, di orecchie. Lavoravano su due piatti, dovevano incastrare al meglio i brani. Insomma era un lavoraccio. Oggi con la tecnologia tutto è cambiato.
L’avventura al Tiffany finì con quell’inverno del ’76. Le cose erano andate tanto bene che il proprietario pensò di riprendere in mano la situazione. Ma Enzo non se ne preoccupò più di tanto. Anzi, considerò positiva quella sua prima esperienza e mentre continuava il suo lavoro alla Marina americana, ricominciò a cercare una discoteca che facesse al caso suo. Naturalmente contò sull’aiuto della sorella Mina, che infatti racconta: “L’attuale Charly si chiamava Garage azzurro, non sembrava andare tanto bene”. Enzo e Mina ci pensarono, ma non se ne fece niente.
Nel 1976 Mina supera la Maturità e si iscrive all’Università di Napoli. I nostri rapporti cominciano ad allentarsi. Nel 1978 toccherà a me iscrivermi all’Università. E quello fu il momento in cui ci perdemmo di vista. Io voltai le spalle a Ischia, lei invece continuava a rimanere legata allo scoglio. E per lei e Enzo l’avventura continua …
La seconda parte del racconto è qui: ⇒ Capricho de Calise


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web.








Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!