Ischia: il Capricho de Calise
Ed ecco la seconda parte del racconto di Mina. Siamo negli anni ’80. Con la gestione di Enzo ‘u Mericano, il Capricho de Calise diventerà un punto di riferimento per gli amanti della musica.
Non hai ancora letto la prima parte? Eccola ⇒ Ischia: la vita notturna negli anni ’80
Anni strani quegli anni ’80
“Sono anni strani quegli anni ‘80”, mi dice sempre Mina. “Eravamo delusi, dopo le speranze e le lotte degli anni ’70. Guardando la tv ti rendevi conto che tante donne impegnate si erano messe a cucinare, a elaborare ricette.”
Non che ci sia qualcosa di male a cucinare, anzi. Ma questo dava proprio l’idea del “tutti a casa”, mentre noi eravamo abituati alla strada, alla lotta, a tutto quello che è lontano da casa.
Eppure proprio allora Enzo ‘u Mericano prese in mano le redini del Capricho. L’investimento non dovette essere roba da poco. A differenza del Tiffany quello di Casamicciola era un locale grande, che peraltro vantava già una tradizione. “Andò abbastanza bene, anche perché per fortuna era estate”, mi spiega Mina.
Ma quell’inverno, arrivò subito un brutto colpo. Una domenica di novembre, Mina era dietro al bancone del bar. D’improvviso tutto si muoveva…. “Era abbastanza presto, il locale non era ancora affollato per fortuna. Uscimmo fuori con calma…”, ricorda Mina. E poi qualche settimana di chiusura. “Ma non rimanemmo fermi”, spiega ancora lei “dopo qualche giorno partimmo per l’Irpinia, andammo a Conza. Il gruppo era stato organizzato da Giovanni Di Meglio, il mitico prof del Mattei”. Io non c’ero purtroppo.
Esisteva ancora voglia di partecipare, di portare solidarietà? “Sì – mi risponde – era una solidarietà diversa, non politicizzata. Era voglia di aggregazione. In quel gruppo c’erano tanti ragazzi di strada, non necessariamente gente perbene. Fu una grande esperienza”. Lo credo bene.
La piazza di Casamicciola
Ma torniamo a Casamicciola. Dopo qualche settimana, il locale riaprì i battenti e si propose subito in maniera forse inconsueta. Il Capricho divenne la piazza di Casamicciola, il punto di riferimento della gente del luogo.
Come si riuscì a ottenere questo risultato? “Innanzitutto il locale d’inverno era aperto 4 giorni a settimana. Era l’unico locale aperto per tanti giorni. E poi Enzo aveva la capacità di scegliere il dj del momento che si portava dietro persone di un determinato luogo”. Ricordiamo i nomi dei dj: Nino Petrillo prima, Franco Taliercio poi.
E ci sono anche altri aspetti: “Enzo studiò alcune misure per i giovanissimi. Nelle serate For Lady, le ragazze non pagavano. In altre serate i primi quindici arrivati non pagavano”. Teniamo conto di una circostanza fondamentale: la discoteca apriva alle 18:30 e rimaneva aperta fino a notte fonda. “Ma – spiega Mina – a una certa ora c’era il ricambio generazionale. Andavano via i giovanissimi, arrivavano gli adulti”. All’epoca esistevano convenzioni precise, non scritte, ma rispettate: divertimento per tutti, ma nella giusta misura.
“A un certo punto – continua Mina – la piazza cominciò ad allargarsi. Non erano più solo giovani di Casamicciola a frequentare il locale. Al Capricho arrivavano da tutte le parti dell’isola”. Le auto non erano così diffuse come oggi, non ci si muoveva così facilmente. “Eppure Al Capricho venivano tutti”.
L’atmosfera dunque doveva essere molto particolare. Enzo riuscì a far diventare il suo locale un punto di riferimento per amanti della musica. “All’inizio diede spazio ai gruppi locali che si esibivano dal vivo il sabato”. Era l’epoca dei gruppi, quella. “Poi mano a mano, cominciarono a venire anche gruppi di fuori. Erano le persone che frequentavano il locale, ischitani e turisti, ad avere conoscenze nel mondo della musica e a favorire i contatti”.
Intanto Enzo lavorava con il cervello. Cominciò a organizzare serate a tema. Era il periodo del punk inglese e anche altre tendenze musicali si andavano affermando. “Ogni sabato si esibiva un gruppo di una determinata tendenza musicale”. Davvero interessante.
Un tuo ricordo particolare? “Come dimenticare la 24 ore di musica con Pierre Di Meglio, un dj che andava forte allora”. Una 24 ore di musica? “Sì, Pierre diede vita a questa iniziativa straordinaria e irripetibile. Ma c’è anche un’altra serata magica che ricordo bene. Fu quando si esibirono i Blue stuff, un gruppo locale che forse esiste ancora”.
Che cosa successe? “Quella sera avemmo il pienone. Ma l’allegria straripava nella piazza di Casamicciola. All’epoca, si poteva entrare e uscire facilmente da una discoteca. Bastava il timbro sulla mano”. Lo ricordo anche io, era una caratteristica dell’epoca. “Così – continua Mina – la piazza di Casamicciola fu travolta dall’allegria, dal ballo, dalla voglia di divertimento”. Sento al telefono la sua voce che trema dall’emozione.
Ma perché tutto questo è finito? Certo sono cambiati i tempi, i modi di fare discoteca. Però le iniziative e le idee erano in continuo aggiornamento. “Infatti Enzo stava andando ancora oltre. Avrebbe voluto creare uno spazio polifunzionale. Purtroppo non è stato possibile per motivi burocratici”. E qui è bene fermarsi, non ci interessa entrare in questo genere di discorsi. E così nel 1987 cala il sipario su una grande e bella storia di Ischia e Casamicciola.
Ma voi ricordate il Capricho?


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web.








Mina con i suoi ricordi mi riporta indietro nel tempo, ero anche io presente nel collettivo con sede di via Antonio de Luca sotto l’ ex Monte Paschi, all’ epoca mi pare ci fosse un baretto. Avevo 14 anni ed ero veramente giovane ma affascinato dai ragazzi più grandi che socializzavano e facevano politica, organizzavano cose . Enzo o’mericano, era una stella di prima grandezza, lui spaccava, come si dice adesso. Ho un bellissimo ricordo di lui del periodo citato, del Tiffany, del Capricho , di Nino e di tutta quella bella generazione, Antonio Stanziola, Franco de Luciano che purtroppo ci hanno già lasciati e tutti quelli che oggi fanno purtroppo i conti con l’ età . Oggi siamo grandi, spesso quando ci incontriamo per strada ci guardiamo ma non ci salutiamo, forse per quel timore di non ricordarsi o perchè è passato tanto tempo e si è persa la confidenza . Io invece ricordo tutto e tutti e invio a chi legge un gran saluto. Quel periodo è irripetibile ed è ancora benzina per la nostra esistenza…
Ti ringrazio per queste belle parole, Biagio. Evidentemente ci conosciamo, c’ero anche io ed ero tra le più giovani. Contattami in privato. Mi farà piacere incontrarti.