Ricordando quel Babbo Natale
Non è all’infanzia che sono legati i miei ricordi più belli del Natale. Non è il presepe di nonno Paolo, pure preparato con tanta passione, a riecheggiare nella mia mente, e neanche il mercato del pesce a Ischia Ponte o la paura della Befana.
No, i miei ricordi più significativi del Natale sono quelli della giovinezza piena, quando avevo tra i 23 e i 26 anni. La notte della vigilia tutti noi in famiglia avevamo appuntamento con un Babbo Natale tutto speciale. Già durante il cenone eravamo tutti in attesa. “Chissà a chi tocca quest’anno“, ci dicevamo e non vedevamo l’ora di sederci tutti insieme intorno all’albero, in attesa che arrivasse. Eh sì … perché quel Babbo Natale era solito portare regali molto particolari, per rimproverare, in maniera ironica e scherzosa, quelle persone di famiglia che avevano qualcosa da farsi perdonare.
Così ad esempio un volta portò un gruzzolo di soldi del Monopoli a una persona che evidentemente spendeva un po’ troppo, tranne poi a lamentarsi perché era sempre a secco . O ancora un’altra volta, a una persona che aveva l’abitudine di salire in cattedra e adoperare i toni perentori di chi si sente sempre dalla parte della ragione, donò due belle biglie – due palle, insomma – con un biglietto esplicito: “Ce le hai fatte così!”.
Ma quel Babbo Natale non risparmiava amorevoli rimproveri neanche ai bambini. A una ragazza che aveva dimenticato dove fosse Vienna, regalò un bel mappamondo colorato. Non mancava però di farsi paladino dei bambini. A un medico giovanissimo che era solito spaventare i piccini con la scherzosa minaccia della siringa , “quel” Babbo fece un dono tutto speciale. Un pacco grosso grosso e infiocchettato, difficile da scartocciare, che non conteneva altro che … due bei rotoli di carta igienica. L’ultimo regalo che io ricordi fu una fascia tricolore, accompagnata da una lettera piena di ironia, destinata a una persona che aveva mostrato ambizioni fuori luogo.
Quel Babbo Natale da anni ormai non viene più. Per anni ho sperato che tornasse, ma lui deve essersi perso per strada. O forse deve aver saputo che noi abbiamo perso la voglia di scherzare. D’altra parte lui arrivava a casa dei “nonni”. Ora i “nonni” non ci sono più. E non c’è più neanche la loro casa. Una cosa però mi è rimasta: tanti bei ricordi.
Buon Natale!


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web.








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