A casa di Luca
Salendo sulla collina di Campagnano si assiste a fenomeno straordinario. Mano a mano che ci si inerpica lungo i tornanti, si ha la percezione di quanto la natura di Ischia lotti per affermarsi contro gli attentati perpetrati dalla mano umana. Eppure, in questa sua strenua lotta la bellezza riesce a spuntarla. Lo sguardo del visitatore vola lontano, soffermandosi sul verde dei terreni coltivati che si specchiano nel mare, per poi andare oltre, verso il Castello, Vivara, Procida e tutto il golfo di Napoli.
Sono qui per far visita a una persona speciale che ho conosciuto per caso. Ha un nome importante, Luca Hettner. La sua storia si intreccia con le nostre letture. Luca ha vissuto per lungo tempo a Milano, che considera la sua città, ma come vedremo è un cittadino del mondo.
Mi accoglie nella sua bella casa a Campagnano, con una vista importante sul mare e sul golfo. Ma a colpire l’ospite è il calore della casa, bellissima nella sua semplicità. Lo spazio è ben delineato: l’angolo dei libri si interseca con le poltroncine dai colori tenui. I dettagli semplici accolgono e accompagnano l’occhio su un panorama indescrivibile.
Ci sediamo al tavolo e cominciamo a parlare come se ci conoscessimo da sempre. Luca comincia il suo racconto: “Fin da giovanissimo amavo disegnare abiti. È una passione che ho sviluppato senza un motivo particolare. Così non appena possibile mi sono trasferito a Milano, con il pieno appoggio dei miei genitori”.
Il padre Floriano Hettner, scomparso anni fa, era un architetto molto noto e ha avuto una storia familiare appassionante e complessa. Arrivò a Ischia da bambino con la madre Manfried, moglie del famoso artista Roland Hettner. Madre e figlio dovevano trascorrere sull’isola solo un breve soggiorno. Tuttavia, Manfried, terminate le cure termali, si scoprì innamorata dello scoglio e decise di rimanerci. Di qui il legame della famiglia Hettner con la nostra isola. In questo contesto Luca ha vissuto sempre in una dimensione internazionale.
“Quando ero bambino mia nonna Manfried era un punto di riferimento per gli intellettuali e gli artisti che venivano a farle visita da ogni parte del mondo. In casa mia si respirava un’aria internazionale. Ho un ricordo molto nitido di mia nonna e dei suoi racconti, anche se è morta quando io avevo appena 11 anni”.
A Ischia Luca viveva bene. Ma sentiva una spinta verso l’altrove. “Sono andato via intorno ai 14 anni, quando avevo appena terminato il primo un anno delle Scuole Superiori. La passione per il design era troppo forte e qui non avevo possibilità di alimentarla”.
Ovvia la mia domanda. Come hai vissuto il cambiamento? Hai sofferto per l’integrazione?
“Neanche per sogno”. Decisa la sua risposta. “Io ho avuto la fortuna di arrivare a Milano alla fine degli anni ’80, quando la città viveva ancora un periodo splendido” La Milano da bere. “Sì, la Milano internazionale. La vivacità culturale era palpabile. La città era il punto d’incontro di tante persone che venivano da ogni parte del mondo. C’era chi veniva per poco tempo, poi si tratteneva per mesi”. E questo naturalmente dava la possibilità di incontrare gente sempre diversa, di ricevere stimoli da culture diverse.
Ma il rapporto con i Milanesi? “Non è vero che sono chiusi. Ti faccio un esempio. Io ho vissuto per un certo periodo in una casa di ringhiera”. Sono i famosi palazzi con i ballatoi e il cortile interno, nei quali è facile socializzare. “Vivevo da solo in un appartamento. Ma in realtà non conoscevo la solitudine. Pensa che facevo la spesa a una signora anziana che abitava lì e lei la domenica mi portava la polenta”.
E aggiunge: “Certo, molto dipende da come tu ti poni nei confronti della gente”. Ecco, questa è una verità imprescindibile. Ce ne parlava anche Caterina Cutrupi.
È possibile tuttavia che i problemi di razzismo o di intolleranza, esistano in provincia, ma non in una città che ha fatto della vitalità internazionale un suo punto di forza. “Io credo che Milano fosse allora l’unica città internazionale d’Italia. E per certi versi lo è ancora”.
Oggi le cose sono cambiate rispetto a quegli anni. “Dalla metà degli anni ’90 cominciò la crisi, per motivi economici, ma anche perché con il crollo del Muro, altre città in Europa e nel mondo iniziarono ad affermarsi. Tuttavia, Milano ancora oggi mantiene intatto il suo fascino. È la città nella quale l’innovazione è un punto cardine. Milano è un laboratorio di idee, di sperimentazione. Se hai un’idea realmente nuova, questa è la città giusta per lanciarla. Sono disponibili anche sovvenzioni comunali per le idee davvero buone”.
Questo perché a Milano confluiscono tante attività e i soldi circolano. E probabilmente la circolazione del denaro è ben gestita.
Ma torniamo al percorso professionale di Luca. “Ho cominciato presto a lavorare nell’ambito della moda e sono riuscito a entrate in contatto con i grandi stilisti italiani”. Milano per Luca è stata un punto di partenza, una sorta di trampolino di lancio. “Ho viaggiato in tutto il mondo: America, Inghilterra, Russia, Bulgaria. E devo confessarti una cosa: il mio sogno oggi è quello di soggiornare almeno per un po’ in un paese arabo”. Lo guardo stupita. Lui comprende il mio stato d’animo e aggiunge: “Sono stato in quei luoghi, ho lavorato per personaggi importanti. E ti posso garantire che la percezione che abbiamo noi di quei Paesi è diversa dalla realtà. Bisogna vivere in un luogo, immergersi dentro le situazioni, per capire davvero”.
Oggi Luca vive a Ischia. Le restrizioni per la pandemia gli impediscono di viaggiare. “Molti eventi per i quali dovevo lavorare, come i matrimoni, sono saltati”. Ma la creatività di Luca non si ferma e forse trae nuova linfa dal panorama che si ammira dalla sua finestra. Mi mostra il suo tavolo da lavoro. Sembra la tavolozza di un pittore. Spiccano i colori mediterranei, come l’azzurro. È tutto pronto per confezionare non solo abiti, ma anche accessori di ogni tipo. Colpisce la varietà degli oggetti.
Lascio Luca al suo lavoro. Quando vado via, mi sorprende una frase di mia figlia, che è venuta con me per scattare qualche foto: “Mi piacerebbe tornare a fargli visita. Non per altro, solo per ascoltarlo parlare”.
In effetti Luca è riuscito a coinvolgerci nei suoi racconti. Chissà che prima di ripartire non ci ospiti ancora.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web


Una intervista davvero interessante.
Ho letto la parte di Milano negli anni 80 con gli occhi a cuore, e in generale sono molto felice per la esperienza milanese ma anche per tutte le altre esperienze descritte.
Complimenti e grazie!
Grazie, Claudia.
Noi siamo pieni di pregiudizi. Questo è il nostro grande problema.