Undici anni fa: il prof. Gioacchino Buono
Undici anni fa, era mercoledì santo, proprio come oggi. D’improvviso ci lasciò il prof. Gioacchino Buono. Ogni anno in questa data vorrei scrivere qualcosa, ma non ci riesco. La mano continua a tremare sulla tastiera. Ma non riesco a rimanere in silenzio.
E allora vi ripropongo quelle poche parole che scrissi di getto allora, per la rubrica che usciva su Il Golfo.
Franco, Pasquale e Gioacchino
Il Golfo 4 aprile 2010

Scusatemi! Non avrò la forza per riempire questa pagina. Non ho la capacità e la bravura dei giornalisti de “Il Golfo” che, giusto un anno fa, sono riusciti a scrivere e a lavorare con le lacrime agli occhi e l’angoscia nel cuore. No! Io non ce la faccio.
Spero solo di riuscire a trovare le parole giuste per ringraziare tutte quelle persone – e sono state tantissime – che ci sono state vicino in questo momento. Non appena l’incredulità ha lasciato il posto alla rabbia e al dolore, abbiamo sentito intorno l’affetto sincero di tanta gente. Giovani e anziani hanno pianto insieme a noi, dando il meglio di se stessi per provare a confortarci e a farci reagire. Qualcuno ha ricordato che Franco Iaccarino, don Pasquale Castagna e Gioacchino Buono, tre pezzi di storia della Scuola di Ischia, se ne sono andati a poca distanza l’uno dall’altro. Sembra quasi che l’uno abbia chiamato l’altro. “Dai, vieni … che di qua si sta bene”. Un ex allievo ha commentato: “Magari ora organizzeranno gli esami di maturità dall’altra parte”.
Io li vedo piuttosto a prepararsi uno spaghetto aglio e olio o magari un’insalata di pomodori, mentre aspettano di assistere alla partita. Don Pasquale per la verità non era un appassionato di calcio, come invece Franco e Gioacchino. Ma per lui, come del resto per gli altri due, la partita era solo un’occasione per trascorrere momenti di allegria semplice e genuina, attorniati da quei giovani che hanno amato per tutta la loro vita. “Come faremo ora a vedere la partita?”, mi chiedeva tra le lacrime mia figlia, la piccola Roberta. Già… come faremo? Dovremo comunque continuare a fare il tifo per il Napoli, sicuri che dall’altra parte anche Franco e Gioacchino esulteranno o imprecheranno insieme a noi, mentre Pasquale non farà mancare le sue battute divertenti.
Ci mancherà tanto il professore “Giacchino”, come lo chiamavano tutti. Ma dobbiamo riuscire a trasformare il dolore in energia e voglia di vivere. Lui non vuole vederci piangere. Il tempo delle lacrime deve finire presto.
Chiedo scusa ai lettori e alla Redazione de “Il Golfo” se ho invaso questa colonna con un mio dolore personale.
Buona Pasqua a tutti


Laura Mattera Iacono


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