Gente di Casalauro: Donna Luisella
Si parla spesso di atteggiamenti virtuosi che non sono mai adottati e di un ritorno al passato che sembra improponibile. Eppure io voglio riproporvi un vecchio articolo che comparve anni fa sul Golfo di carta, quando cominciava ad affermarsi la necessità della “raccolta differenziata dei rifiuti”.
Fu allora che mi tornò alla mente l’atteggiamento virtuoso di Donna Luisella, mia nonna, che tra gli anni ’70 e ’80, mentre la modernità avanzava, provava a resistere.
Oggi il suo modo di fare sarebbe reso ancor più difficile dalla prepotente avanzata dei rifiuti. Bicchieri, piatti, posate di plastica, contenitori di polistirolo e tanto altro hanno invaso il nostro cervello, prima di ogni altra cosa. Diciamo la verità: noi non ci poniamo neanche il problema di che fine faccia tutto quel materiale. Pensiamo solo a liberarcene … tanto poi ci pensa il mare a toglierci tutto dalla vista.
Donna Luisella ha vissuto gran parte della sua vita a Casalauro, un borgo allora contadino alle porte di Ischia Ponte. Nel 1960 si è trasferita poco distante in via Antonio Sogliuzzo, in quella che è stata la mia casa d’infanzia. Ci lasciò in una giornata di maggio del 1987.
Ma lei oggi, in questo mondo di spreco e sovrabbondanza, si troverebbe in grande difficoltà.
Voglio dedicare questo brano a tutti i nostri Vecchi.
C’era una volta la raccolta differenziata
Il Golfo, 9 marzo 2008
C’è anche Monica al tavolo di Amalia. La sua presenza non è costante: è una di quelle persone che ha sempre tanto da fare e prende la vita di corsa. Quando viene però, fa sentire la sua voce. E l’argomento che si intavola oggi è di quelli stuzzicanti: la monnezza!
È Amalia a dare il via alla conversazione: “La differenziata? Mamma mia che problema!” “Perché è un problema?” – chiede Monica fingendo stupore – “La fanno tutti. Basta un minimo di organizzazione e di abitudine”. Amalia non ci sta “Ma dimmi tu, ce la vedi una vecchina a separare carta, plastica, vetro e a pulire tutto dai residui?” Pronta la risposta di Monica “E come fanno le vecchine tedesche? Non separano tutto da tanti anni?” .
Lo scambio di battute, per quanto divertente, suscita qualche riflessione. In fondo anche Monica sembra essere vittima di una malattia molto diffusa nel nostro paese: l’esterofilia. Siamo sempre convinti di essere secondi agli altri o che gli altri possano fare le cose meglio di noi. Nello specifico poi, a ben pensarci le nostre “vecchine” non hanno proprio niente da imparare, anzi.
Mi viene in mente mia nonna, la simpatica donna Luisella, persona taciturna e squisita, che era una vera maestra nel “separare e riutilizzare” tutto. Perché secondo la buona tradizione contadina il riutilizzo è cosa normale.
Pensate un po’ cosa combinava donna Luisella. Costringeva noi giovani a separare tutto già a tavola. Perché i residui “verdi”, o meglio “’e scorz’” (le bucce della frutta), erano destinati ai conigli, mentre il “bianco”, come i residui di pasta o “’e terozz’ ‘e pane” erano il pasto prelibato delle galline. Ossi e spine di pesce erano il piatto per i suoi amici gatti. E così l’ “umido” proprio non esisteva.
Ma la tenace donna Luisella non si fermava qui. Aveva fatto presto ad adeguarsi alla “modernità”. Carta e giornali erano facili per lei da riutilizzare: servivano per pulire i vetri o anche per rassettare le galline. E se la cavava bene anche con quella plastica che incominciava a invaderci. Di tanto in tanto compariva furtiva per riconquistare ogni vasetto, ogni contenitore che, adeguatamente ripulito, le serviva sempre a qualcosa: per l’acqua agli animali, o anche per conservarci gelosamente le sue cose. E quando qualcuno di noi le chiedeva “Nonna, che dicite, chest’ e’ putimm’ jetta’?” , rispondeva sempre perentoria. “None! Dall’a me! Chest’ me serv’”.
Inutile dire che il suo modo di fare disturbava non poco noi giovani, ormai protesi verso quella presunta modernità che veniva da lontano e che ci obbligava a buttare via tutto. Chissà cosa proverebbe oggi la brava donna Luisella se solo sapesse che il suo modo di fare non solo è elogiato e preso a modello, ma è perfino oggetto di studio.
Ogni giorno grandi esperti ci spiegano in TV o sui giornali come riutilizzare le cose. Perfino nelle scuole si insegna a non “buttar via”. Sono in tanti a dire che dobbiamo cambiare mentalità e cultura. Strano davvero. Perché la nostra cultura, quella contadina, quella di donna Luisella, quella che proviene direttamente dalla nostra tradizione, bandisce lo spreco. Se la nostra generazione si è lasciata andare all’”usa e getta”, allo spreco e al consumismo, è perché ci siamo piegati a modelli culturali che non sono nostri, ma vengono da lontano, proprio da quell’estero che ammiriamo tanto.
Io non credo che riprendere le fila del discorso sia così difficile. Basterà ad esempio cominciare a far rinsavire i nostri animali, dando loro da mangiare i gustosi residui del nostro pranzo, invece che gli orridi mangimi o le scatolette da supermercato. E ai nostri nonni, i veri esperti, vorrei chiedere: che dicite, ce ’a vulissive da ‘na mano?


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco, scrivo in italiano per il web


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