Come scegliere un traduttore
In Come creare un Centro Traduzioni, avevo accennato a uno dei problemi che si pongono: la scelta dei traduttori.
Ho scritto questo post tempo fa, dopo aver ascoltato online l’evento di una scuola per traduttori dal titolo: come selezioniamo i traduttori? Agenzie a confronto.
Agenzia, una parola che non mi è mai piaciuta. Io ho sempre preferito “Centro Traduzioni”, perché mi dava l’idea di collaborazione, non di smistamento.
Ecco la mia esperienza.
Traduttori: come avveniva la scelta
Tanta pazienza
Comincio dalla fine
Dopo aver scelto il traduttore, la prima cosa che gli comunicavamo nella mail di conferma del lavoro era questa:
“Noi siamo qui. Per qualunque dubbio, contattaci”.
Diciamo subito che i settori nei quali lavoravamo di più erano il Diritto e il Turismo, ma non mancavano anche richieste in ambito letterario, artistico o di altro genere. Molto spesso la richiesta era per traduzioni dall’italiano alla lingua straniera e noi avevamo scelto – come punto fondamentale – di avvalerci di traduttori madrelingua.
Fin dai primi tempi, quando ero unica titolare, avevo sperimentato che si scrive e si traduce bene solo nella propria lingua madre. Ma anche nel caso di traduzioni verso l’italiano, noi eravamo lì, sempre pronte a intervenire.
Era essenziale per noi che il traduttore si sentisse a suo agio e sapesse di poter contare su di noi per qualunque difficoltà. Soprattutto volevamo essere sicure che fosse messo nelle condizioni di comprendere bene il testo prima di tradurlo e consegnarcelo. Altrimenti il tempo in apparenza guadagnato prima, sarebbe poi andato perso nella revisione.
Immagino le vostre obiezioni. “Un traduttore specializzato di fronte a una difficoltà, sa come operare e dove effettuare le ricerche opportune. Un’agenzia può fornirgli del materiale, magari un glossario, nient’altro”. Giusto. Tuttavia noi abbiamo sperimentato nel tempo che collaborazione non è una parola vuota, ma un modo di operare che conviene a tutti.
Tra l’altro moltissime delle nostre traduzioni erano destinate al mercato turistico. Ho già sottolineato in altre occasioni due aspetti fondamentali. Innanzitutto quando si traduce in ambito turistico, è opportuno poter contare su una persona che conosca bene i luoghi, la storia, le tradizioni. Inoltre, diversi testi italiani che ci pervenivano, erano scritti in maniera non impeccabile tanto da mettere in seria difficoltà la nostra capacità di comprensione, figurarsi quella del traduttore straniero.
Ecco dunque che la collaborazione era fondamentale.
Quando poi il traduttore ci consegnava il testo tradotto, per noi cominciava un capitolo molto importante: la revisione. Spesso sottoponevamo al traduttore diverse domande, senza mai mettere in dubbio la sua capacità professionale. Vi confesso che alcuni apprezzavano e se ne mostravano contenti, altri invece storcevano il naso e si lasciavano andare perfino a frasi tipo: “non ho tempo da perdere, ti ho consegnato la traduzione, ora veditela tu”. Di fronte a reazioni di questo tipo, provavamo dapprima a convincere il collaboratore delle nostre buone intenzioni. Se non ci riuscivamo, se ci rendevamo conto che il traduttore non aveva voglia di mettersi in discussione, la rottura era inevitabile. Capitava così che ci si mandasse reciprocamente al paese di Pulcinella.
Ho cominciato dalla fine, ma ora devo spiegarvi: come avveniva la scelta?
Ve lo dico chiaro e tondo: solo raramente tramite CV
Ce ne arrivavano a quintali. E anche in questo devo essere brutale: nella maggior parte dei casi non erano per niente attinenti al nostro lavoro oppure erano incompleti o non ci fornivano quelle notizie che ci potevano dare garanzie.
Molti CV si riferivano a traduttori che non operavano nei nostri ambiti e talvolta neanche nelle nostre lingue di lavoro. Erano CV evidentemente inviati a manetta, del tutto inutili e irritanti.
Quali CV prendevamo in considerazione?
Erano quelli di traduttori che dimostravano di conoscere la nostra piccola azienda, le nostre lingue di lavoro e i nostri ambiti di specializzazione. Inoltre il CV doveva essere ben documentato e delineato. Io, che ero addetta alla prima scrematura, eliminavo subito i CV dei tuttologi, quelli che “traduco di tutto, da e verso“.
Da traduttrice so bene che specializzarsi costa tempo e fatica. Mi risulta difficile credere che ci si possa specializzare in tanti settori e tanto diversi tra loro. Inoltre, fatta qualche eccezione, non credo che si possa tradurre da e verso una lingua.
E se con i CV non riuscivamo a trovare la persona giusta?
Di solito la selezione avveniva tramite il passa parola o la conoscenza diretta. Chiedevamo a collaboratori consolidati se conoscessero qualcuno che facesse al caso nostro. Capita che traduttori freelance collaborino per un progetto e instaurino un rapporto di fiducia. Noi stesse poi nel corso di eventi o manifestazioni professionali avevamo modo di conoscere traduttori, di avere possibilità di testarne l’esperienza e la capacità professionale.
Solo in qualche caso, ci affidavamo alla ricerca sulle varie piattaforme professionali. Non sempre questo tipo di ricerca ha dato i suoi frutti.
A questo punto dorò parlarvi di un altro aspetto importante. A fronte di tanto lavoro, qual era il nostro margine di guadagno? Nota dolente. Ve ne parlerò presto. Vi anticipo solo una cosa: è stato uno dei motivi per cui abbiamo dovuto rinunciare a questa attività. Sì, perché il lavoro svolto in prima persona, ci dava qualche soddisfazione anche economica. Ma il lavoro affidato ad altri, ci costava solo fatica.
Oggi lavoro da sola e senza collaboratori.
Tu hai un’attività? Riesci ad avere un buon margine di guadagno?
Ti aspetto nei commenti
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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