Overtourism e sostenibilità
Il Centro studi per il turismo dell’IPS Telese di Ischia è molto attivo.
Lunedì 24 marzo ha ospitato una conferenza del prof. Mauro Sciarelli, coordinatore del corso di economia aziendale dell’Università Federico II. Il tema è molto interessante: il problema dell’overtourism nell’ambito della sostenibilità sociale e ambientale del turismo. Qui di seguito qualche spunto di riflessione.
L’ overtourism è la concentrazione di masse di turisti in determinate località e in determinati giorni. È un fenomeno che ha un impatto negativo sulla qualità della vita dei residenti e sull’esperienza stessa dei visitatori/turisti/viaggiatori. Un fenomeno dunque che fa a pugni con quel turismo sostenibile, di cui si parla tanto e talvolta anche a sproposito.
Ma che cos’è il turismo sostenibile?
È la domanda che il prof. Sciarelli rivolge alla platea dei ragazzi, introducendo la sua conferenza.
Le risposte sono tutte indirizzate all’ambiente: tutela del territorio, misure contro l’inquinamento e l’uso eccessivo della plastica, attenzione allo spreco alimentare. Tutto giusto.
Ma – spiega il prof Sciarelli – la sostenibilità non riguarda solo l’ ambiente, ma anche la sfera sociale ed economica.
Infatti l’overtourism sta creando notevoli problemi di impatto sociale ed economico. In alcune località, in particolare nei centri storici, la vita è diventata insostenibile per il caos e il traffico, gli affitti sono insostenibili per il proliferare di B&B, i residenti scappano e di conseguenza i quartieri perdono di identità. I turisti stessi, imbrigliati nella massa, non sempre sono soddisfatti della loro vacanza, anche perché con la crescita della domanda, i prezzi dei servizi aumentano e la qualità scade.
Come affrontare il problema?
Come si vede dalle foto mostrate dal prof. Sciarelli, l’organizzazione mondiale del turismo ha tracciato alcune linee guida. Spiccano alcuni principi fondamentali come la dispersione nello spazio, indirizzando i turisti in aree poco note, o la dispersione nel tempo, favorendo viaggi in periodi meno affollati.
Bella anche l’idea delle esperienze di viaggio che coinvolgano residenti e turisti. Il recupero della relazione umana in questo senso sembra fondamentale.
Sono sicuramente principi molto validi che tuttavia, a mio giudizio, appaiono teorici e al momento poco applicabili. Per esempio: alcune località che potrebbero essere mete turistiche appetibili, non sono ben collegate e neanche ben organizzate per l’accoglienza. Sull’idea di favorire viaggi e vacanze nei periodi meno affollati, il dibattito è sempre molto vivace.
Molti sostengono che le vacanze scolastiche in Italia siano troppo lunghe. Ma sarebbe possibile ipotizzare oggi in Italia una scuola aperta in luglio, con le strutture scolastiche non attrezzate per questo? Da tempo ormai i calendari scolastici sono stabiliti su base regionale. E tanto dovrebbe bastare. Se il turista italiano si muove nella bella stagione solo tra giugno e settembre, con la punta massima in agosto, evidentemente le ragioni non sono legate solo al calendario scolastico. Perché ad esempio non provare ad abolire il Ferragosto e a smitizzare il mese di agosto?
Immagino che pochi operatori turistici sarebbero d’accordo. Agosto e Ferragosto muovono molto denaro, anche se mettono in crisi tante località.
Il dato confortante che ci rivela il professor Sciarelli è che esistono imprese turistiche che si battono e si impegnano per la sostenibilità, attrezzandosi in maniera virtuosa e formulando proposte per attrarre un certo tipo di turista/viaggiatore. Si tratta di aziende che sono tenute a presentare risultati concreti per poi esibire un apposito bollino.
Ma quanto è ampio il target di turisti/viaggiatori che richiede questo tipo di garanzia? “È in crescita”, risponde il prof. Sciarelli. Il dato conforta.
Però …
Girando per le strade e parlando con gli operatori sembra che la cultura del viaggio sia qualcosa di molto lontano. Una commerciante di Ischia Ponte mi ha detto qualche giorno fa che un turista le ha chiesto: “Ma qui siamo a Procida?”.
Non ho statistiche per le mani, ma il sospetto forte è che la gran massa di persone si muova indifferentemente tra paesi e città senza neanche rendersi conto di dove si trovi. Probabilmente tutto dipende da un certo tipo di narrazione che si basa sulla superficialità. Non è importante quello che fai, l’unica cosa che conta è che spendi.
Si può modificare qualcosa? Da cosa cosa bisogna cominciare?
Dai residenti o dai turisti? Senza dimenticare che il residente quando si muove è un turista.
Come sempre mi interessa molto la vostra opinione.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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