Quella casa al mare
Il 6 settembre, Salvatore Ronga e i suoi ragazzi ci hanno accompagnato in un viaggio nel passato recente di Ischia. La commedia in atto unico La casa al mare è lo specchio fedele di quanto accadeva sull’isola tra gli anni ’70 e ’80, quando per la lunga villeggiatura venivano i signori. Tra i protagonisti principali una magnolia, al centro del giardino di casa. Perfetta la cornice del Castello Aragonese.
La casa al mare
Atto unico di Salvatore Ronga
I lavori teatrali di Salvatore Ronga hanno un unico, grande difetto: non appena si sparge la voce che il lavoro andrà in scena, i posti disponibili terminano subito. Il tutto esaurito è garantito. Chissà perché.
Il tema de La casa al mare è allettante: l’estate a Ischia qualche anno fa.
Un giovane napoletano torna sull’isola in quella che per lungo tempo è stata la casa al mare della sua famiglia. Da dieci anni la casa è ormai disabitata: i tempi sono cambiati, le estati non sono più così lunghe. In quella casa tuttavia dieci anni prima si è consumato un dramma nel quale lo spettatore si immerge piano piano, per poi rimanere con il fiato sospeso fino alla fine.
Ma il dramma è solo il pretesto per raccontare quel pezzo di vita. Il giovane napoletano che dopo anni torna a Ischia, incontra gli amici di un tempo, ischitani e forestieri, con i quali ha vissuto serate allegre, i primi amori, le crisi adolescenziali.
Ma come vivevamo noi Ischitani quell’epoca? Un contrasto tra locali e forestieri esisteva ed è ben rappresentato in scena.
I signori più ricchi – ed erano pochi – compravano casa a Ischia, gli altri – ed erano in larga maggioranza- prendevano in fitto un appartamento per luglio e agosto. Gli Ischitani all’epoca solevano dare in fitto la loro casa buona e pur di mettere qualche soldino da parte per il magro inverno, si riducevano a vivere i caldi mesi estivi in veri e propri tuguri. “Ora avviene il contrario”, dirà uno dei protagonisti.
All’epoca i signori erano considerati di un’altra specie, gente superiore. E se sbocciava un amore estivo, subito la mamma ischitana rimproverava la figlia: “Questa è altra gente, non fa per te, lascia perdere”.
In tutto questo le famiglie dei signori si disgregavano: le mogli al mare con i figli, i mariti al lavoro in città, magari in compagnia di un’amante. Il ricongiungimento avveniva solo nelle due settimane del sacro Ferragosto. Per il resto della villeggiatura, l’unica possibilità di unione era il buon vecchio telefono a gettoni.
Vi confesso che a veder rappresentata quella stagione, mi sono quasi commossa.
E la magnolia? Ah già! È una protagonista, vi dicevo.
È nel giardino della casa. Era stata piantata proprio quando i signori avevano acquistato la loro villa al mare. Era diventata alta, bella, robusta. Del giardino e della magnolia si prendeva cura un anziano ischitano, vicino di casa, che per tutto l’inverno, quando la casa era abbandonata, si impegnava affinché giardino e magnolia non soffrissero e, anzi, continuassero a crescere e a dipingere di verde lo spazio esterno. La magnolia custodirà per sempre il segreto di quella casa.
La magnolia è un simbolo, come ci dirà alla fine lo stesso Salvatore Ronga.
A Ischia, in questa estate incerta e traballante, si è aperto un dibattito: che facciamo ora? I turisti sono pochi e non hanno soldi. E allora? Ripartiamo da noi, aveva scritto spesso sui social Salvatore Ronga. Ripartiamo dalla nostra cultura, dalle nostre tradizioni, dal nostro verde. Ripartiamo dai nostri alberi, belli e solidi. Curiamoli e lasciamoli crescere. Ripartiamo dalla magnolia.
A Salvatore Ronga e ai suoi ragazzi, un grazie di cuore
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Bella la storia, più bello l’epilogo per un divenire che non si arrende al cambiamento. Forse si potrà stare bene e nella bellezza anche senza le disponibilità economiche di un tempo, pur relegate a pochi privilegiati? Un percorso che dovrebbe applicare anche la Liguria: trovo somiglianze. Evidentemente, dove c’è il mare c’è afinità
Cara Paola, sicuramente il mare accomuna.
Sul cambiamento, stiamo rischiando grosso. Dobbiamo sperare e operare affinché il cambiamento prenda a Ischia e in Italia la piega auspicata. I segnali al momento non sono positivi, da quello che leggo e che vedo. Un abbraccio