Voci da Milano
Per anni, prima del covid ho frequentato spesso Milano, anche se solo per rapidi soggiorni. Ogni volta che torno, trovo qualcosa di diverso da racontare. Qui la mia ultima escursione
Sono arrivata a Milano in un tardo pomeriggio di novembre, il sole ormai si spegneva sul Pirellone e sul mitico Hotel Gallia. La fitta nebbia conferiva all’atmosfera un ché di magico.
Chiedo indicazioni per l’albergo che deve essere proprio nei pressi della stazione. Una signora non ricorda bene dove sia la strada, ma si ferma volentieri a raccontare che lì abitava una sua parente. Sembra che abbia proprio voglia di parlare.
Arrivo a destinazione, l’albergo è un tre stelle di qualità, pulito e accogliente. Vecchia maniera, insomma. Con i miei compagni di viaggio esco per la cena. Ci dirigiamo verso il centro, troviamo paninoteche, stuzzicherie, kebab, ma niente che assomigli a una trattoria. A Porta Nuova in un locale che conosco, è tutto pieno. Bisogna prenotare, ci dicono gentilmente i camerieri.
Alla fine, presi dalla fame, ci fermiamo in un posto che sembra decente. Mangiamo qualcosa, il servizio è discutibile, per usare un eufemismo.
Milano è diventata una meta turistica, mi dicono. Così alle vecchie trattorie si sono sostituiti locali che offrono aperitivi o cibo da consumare in fretta, per chi lavora o per il turista di giornata. Se si vuol mangiare bene, bisognerà spendere e soprattutto conoscere i locali.
La mattina dopo, la nebbia si è diradata, la temperatura è primaverile. Così scegliamo di andare a piedi verso il Duomo. La distanza enorme non ci spaventa. Camminando, scopri cose che altrimenti neanche vedresti.
Intorno alla stazione tanti cantieri. A Milano il cemento non si ferma. Procediamo a passo lento, in mezzo al traffico strombazzante Poco prima di piazza S. Babila, mi colpisce una Chiesa.
La facciata è solenne, sulla porta un cartello ci indica che è una Chiesa di rito copto ortodosso egiziano ed è dedicata a S. Marco. Entriamo. Si celebra la Messa in una lingua sconosciuta. L’intenso odore di incenso fa da corollario al raccoglimento dei presenti. Colpisce un luogo di culto così sentito nel bel mezzo della baraonda del centro cittadino.
All’uscita tra i miei compagni di viaggio sento quasi un gemito: “Guarda lì” Cos’è? “Guarda in alto”. Oddio, ma sono impazziti? Sul tetto di un palazzo in una sorta di giardino spicca un pino marittimo, sì di quelli che un tempo da noi riempivano strade e pinete, prima di morire per una brutta malattia. Com’è possibile? Con le radici che ha, il pino distruggerà il tetto. Ma qui a Milano sperimentano. “C’era bisogno di sperimentare? Avessero chiesto a noi a Ischia, avrebbero risparmiato tempo e soldi”.
Proseguiamo la passeggiata e io, sfidando la cervicale, tengo la testa costantemente all’insù. I giardini sul tetto sono tanti. “Pare che servano a dare copertura termica” . Ma davvero? In mezzo a tutto questo cemento? Non varrebbe invece la pena creare angoli verdi e parchi in basso?
Arriviamo al Duomo. La folla è tanta, anche in un giorno feriale. Diverse persone indossano maglie e sciarpe dell’Inter in attesa della sfida serale con l’Arsenal. Fanno foto ricordo davanti al Duomo prima di andare allo stadio.
Torniamo indietro e a piazza S. Babila entriamo in Chiesa. Bellissima e ben tenuta. Ci chiediamo come mai non si paghi il biglietto in orari non liturgici per visitare monumenti del genere. Sarebbe giusto per finanziare la nostra cultura.
Mi squilla il cellulare. La mia amica Germana mi dice che si trova in zona e ci invita a un caffè. Dopo pochi minuti siamo là. Ci sediamo per le nostre chiacchiere, poso la borsa su una sedia vuota. Il cameriere – gentilissimo – mi avverte: “Prenda la borsa che gliela portano via”. Oddio, non ci avevo pensato. Chissà perché noi del Sud abbassiamo la guardia quando veniamo al Nord, come se gli scippi fossero cose di casa nostra.
E così fugge via una mattinata intensa. Per pranzo ci infiliamo in una boulangerie. Focacce, pizze, pane fresco emanano uno straordinario profumo casereccio. Ne prendiamo anche per cena.
La signora dietro al bancone ha voglia di fare due chiacchiere. “Siete di Ischia? Ah .. venite dal mare. Io sono di Genova”. E ci racconta un pezzo della sua storia. È venuta a Milano per lavorare, perché a Milano un tempo si lavorava. Il marito è campano e per due anni sono stati a Capri, dove hanno insegnato ad alcune persone l’arte del fornaio. Poi sono tornati su. E il marito, dal fondo del negozio, mi urla che quando De Laurentiis ha comprato Osimhen, ha offerto a tutti le focacce del suo forno. In effetti le focacce sono davvero speciali.
Il giorno dopo, di nuovo a piedi, andiamo nella zona dei grattacieli. I miei compagni di viaggio hanno voglia di ammirare da vicino Sua Maestà il Bosco verticale. A me gira la testa, perché quel posto proprio non mi scende.
Andiamo comunque. Ed eccolo, il bosco. Mamma mia! Ma quanto costa la manutenzione? E sarà davvero così efficace? Qualche dubbio è più che lecito. I grattacieli tutt’intorno mi soffocano. Ma la cosa più straordinaria è che al centro del quartiere è in allestimento un parco verde. Oleandri e sadici piangenti fanno a pugni con il cemento. Intanto una vasca d’acqua ostenta un cartello che sottolinea la biodiversità delle piante presenti. Sarò irriverente, ma a me quel verde sembra solo un modo per apparare, come diciamo a Napoli. Tra tanti armadi di cemento, bisognava pur sventolare la bandiera della sostenibilità ambientale.
Intanto si è fatta ora di pranzo. Ci aspetta Caterina, una Milanese d’azione. E qui comincia un’altra storia. A presto.
Altre foto della passeggiata sulle pagine social
Se vuoi approfondire il tema, ecco un articolo interessante ⇒ Alberi su grattaceli.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Cara Laura, molto puntuale la tua descrizione di una città, Milano, che sembra abbandonata a se stessa. Oltre alle tue osservazioni, molto interessanti proprio per l’occhio attento e curioso che hai dimostrato, aggiungo gli ultimi dati, abbastanza avvilenti: la città è talmente cara che aumenta la povertà, soprattutto tra le coppie giovani con figli piccoli. Milano è sempre la città dove trovi lavoro, ma gli stipendi sono troppo bassi rispetto ai costi per vivere. Gli alberi sui tetti e sui terrazzi, mi dicevano, proteggono dal rumore, chissà se è vero. Non hai forse notato che, sul tetto del Bosco verticale, c’è un aggeggio necessario proprio per la manutenzione del verde. Manutenzione o sostituzione? Chissà i tempi di sopravvivenza di quelle piante, anche alberi, praticamente senza radici.
Ti aspetto la prossima volta con l’impegno di farti conoscere una zona un po’ diversa. E spero di trovare la boulangerie che ti è piaciuta, piacerebbe anche a me.
A Milano c’è tutto, ma non c’è il mare 😉
Grazie per il bel commento, Paola.Anche io aspetto di incontrarti. Magari facciamo prima a Ischia?
Che BELLO leggere che hai trovato un pizzico di magia nella nebbia!
Mi fa invece molto rabbia leggere che avete dovuto riscontrare un servizio pessimo.
E la tua critica riguardo a giardini verticali e sui tetti non fa una piega.
Una nebbia così fitta per noi è proprio una novità. Per questo ci ha incuriosito. Il servizio pessimo? Purtroppo con questo tipo di turismo ormai capita ovunque. Sono contenta che tu condivida sui giardini e tetti. Un abbraccio