Don Pasquale Sferratore e i gioielli di Forio
Ho avuto modo di conoscere di persona Don Pasquale Sferratore quattro anni fa, quando per un puro caso ho scoperto la Chiesina Regina delle Rose, un’antica cantina riconvertita in luogo di culto grazie alla caparbietà, all’inventiva, alla gioia di vivere del noto Parroco di Forio. Quella Chiesa è un vero gioiello.
Don Pasquale ci ha lasciato ieri all’età di 88 anni. In suo onore vi ripropongo l’articolo che scrissi allora per il vecchio blog. Era l’estate del 2016.
La Chiesina Regina delle Rose
Che facciamo a Ferragosto? Con le gambe ancora intorpidite dalla lunga e bella passeggiata alla Falanga di qualche giorno prima, non era il caso di avventurarci in montagna. Ecco un’idea: “Ti porto a visitare una cosa molto particolare, una Chiesetta a Forio“, mi dice il mio esperto. Una Chiesa? Oddio, non è proprio il massimo per me: “E’ molto particolare, fidati!”
Pur con qualche perplessità decido di accettare la proposta. E le sorprese non mancheranno.
Nel traffico del Ferragosto ischitano, impieghiamo una buona mezz’ora per arrivare a Forio. Parcheggiamo l’auto all’incrocio con il quartiere di Monterone. E proprio lì vicino, un cartello ci indica una stradina che sembra quasi un viale privato. Ci addentriamo e dopo pochi passi rimango senza parole.
Siamo in un giardino curatissimo , sovrastato da un Torrione, non il più celebre, solo uno dei tanti che vegliano su Forio. Nulla lascerebbe intendere che quel giardino pieno di verde, di piante e di pietre scolpite, sia un luogo di culto. E’ la voce forte e chiara di un prete che celebra la Messa a farci capire dove siamo. Sedie sparse qui e lì ospitano qualche fedele che , assiste alla Messa al fresco del verde Un po’ più avanti, gli scanni più tradizionali, ben riparati dal sole, accolgono una nutrita assemblea dei fedeli
Sulla mia sinistra, un locale che conserva antichi strumenti contadini. Di fronte a me, l’altare in pietra. Il prete scandisce le parole della liturgia con accento foriano; di tanto in tanto un giovane concelebrante interviene con un accento tipicamente brasiliano. Il connubio linguistico e culturale è perfetto: sono parole e accenti che sanno tanto di ospitalità, accoglienza, apertura. “Astienne sti manelle” (stendi le manine) , dice d’un tratto il Sacerdote, riferendosi alla necessità di aprirsi alla comprensione e alla solidarietà, in famiglia e nel mondo…
Alla fine della Messa, non posso fare a meno di avvicinare il Sacerdote. “Scusate – gli dico timidamente – non vorrei disturbare“. “Nessun disturbo signora – mi risponde lui – sto bene con lo stomaco“. In queste condizioni la conversazione si avvia facilmente. E il sacerdote comincia il suo racconto: “Questa che vedete – e mi indica il locale adibito a Sagrestia – è una cantina del ‘400. Una trentina di anni fa era utilizzata come discoteca, il terreno attiguo era abbandonato. La Chiesa ha comprato tutto nel 1998. Avevamo necessità di spazio perché la nostra parrocchia, S. Michele Arcangelo, è troppo piccola. All’inizio abbiamo adoperato solo la cantina, poi piano piano abbiamo ripulito e sistemato il terreno intorno. Abbiamo rispettato lo spazio verde, adornandolo di sculture e composizioni“.
Mentre io scatto qualche foto, il mio esperto comincia a discutere animatamente con il Sacerdote sui nomi dei diversi attrezzi contadini e sulle procedure di vinificazione. E a questo punto le lingue si imbrogliano. Sentir parlare nei rispettivi dialetti una persona di Forio e una di Barano, vi assicuro, è un vero spettacolo.
Antonella Palomba, di recente ospite al nostro tavolo, mi ha dato poi qualche spiegazione in più sulla Chiesetta e sul contorno. Le sculture sono opera di un tale Ambrogio, un signore di Panza che ha scolpito anche una pietra alla Falanga. In queste sue realizzazioni per la Chiesina della Regina delle Rose il signor Ambrogio del consiglio e dell’aiuto pratico del Sacerdote, don Pasquale Sferratore, parroco molto attivo e pieno di idee. Inoltre, mi ha spiegato Antonella Palomba, quella che sovrasta la Chiesetta e il giardino è la Torre di Nacera, che, data la sua forma rettangolare e non tondeggiante, presumibilmente non rientra nei 12 Torrioni di Forio, di cui ci parlano le cronache.
“Venite a Forio – aveva detto Antonella a me e a Teresa al nostro ultimo incontro – vi porterò in giro e vi racconterò tante cose del mio Comune”. Teresa e io speriamo di andarci presto. Andare alla scoperta di Forio, dei suoi vicoli, delle sue storie, con una guida di eccezione come Antonella, deve essere davvero interessante.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Vuoi saperne di più? Basta un click








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