I fagioli zampognari
I fagioli zampognari sono una particolarità dell’agricoltura di Ischia. Si coltivano soprattutto sulla collina di Campagnano e danno vita a un piatto molto prelibato che si gusta nei mesi freddi. Io ho avuto modi apprezzarlo in un’occasione speciale.
Nell’ottobre del 2016 mi capitò per un caso fortunato di intrufolarmi nella delegazione di Ischia al Salone del Gusto di Torino, guidata dal compianto Riccardo D’Ambra e dallo Slow Food di Ischia e Procida. Fu una bellissima esperienza che raccontai ampiamente sul vecchio blog. In quella circostanza Ischia presentò proprio i fagioli zampognari, abilmente preparati dallo chef Nello Patalano. Oggi vi ripropongo un post che contiene qualche chiacchiera sull’origine di quel nome tanto strambo e una ricetta davvero gustosa.
I fagioli di Ischia a Torino
Pubblicato sul vecchio blog il 28 novembre 2016
È una bella mattina di sole. Ci diamo un appuntamento in un locale insolito, vogliamo evitare la folla chiassosa del sabato a Ischia Ponte.
Arriva Teresa, poi Anna. Prendiamo posto in un angolo, abbiamo proprio voglia di fare due chiacchiere. Anna mi sorprende: “Uè, ho visto che stai parlando dei fagioli zampognari. Ma lo sai perché si chiamano così?“. Provo a rispondere: “Perché sono neri“. Interviene Teresa: “Ma no, che dici”. L’interpretazione deve essere diversa. È Anna a spiegarmi: “Me l’ha detto un vecchio di Campagnano. Si chiamano così perché la pianta ha un filo molto lungo e bisogna poggiarlo a una canna. E allora la canna con il filo assomiglia alla calzatura di uno zampognaro”. Uhm … gli zampognari di una volta, quelli che andavano girando casa per casa, indossavano una mantella nera e una calzatura allacciata fino ai polpacci.
“Sì, anche a me è stato detto così”, interviene Teresa. L’argomento coinvolge, tanto che una signora di un tavolo accanto interviene a dire la sua: “I fagioli zampognari? No no. Si chiamano così perché te fanno a trippa come na’ zampogna (ti gonfiano la pancia come una zampogna)“.
Evidentemente le interpretazioni sono diverse. Però è bello notare che su un argomento simile si acceda una discussione. E’ ancora Teresa a dire la sua: “Certo sono pesanti. Però dipende molto da come li cucini“. Ci credo. Se li lessi e poi li fai soffriggere, comunque sono pesanti. Io credo che il piatto presentato a Torino sia stato comunque molto delicato.
“Ma conoscete qualcuno che coltivi la pianta? E’ possibile fotografarla?“, chiedo alle mie amiche che sembrano molto informate. Teresa mi risponde quasi inorridita: “Di questi tempi? Ma che dici? I fagioli zampognari si piantano in aprile-maggio, poi si raccolgono in luglio, si mettono ad essiccare e sono pronti per la tavola in settembre“. Uh, ho fatto una figuraccia. Però quello che vi posso promettere è che nella prossima primavera andremo a far visita a qualche contadino di Campagnano che coltiva i fagioli zampognari. Immagino che molti dei lettori non Ischitani si chiederanno dov’è Campagnano. Beh, le info turistiche raccontano in generale che “Campagnano è una ridente collina del Comune di Ischia“. Ad essere sincera, io da Ischitana non ho mai capito cosa significhi ridente. Quello che vi posso garantire è che si tratta di un posto che vale la pena visitare. Teresa, Anna e io vi ci porteremo presto.
Intanto. grazie allo Chef Nello Patalano e allo Slow Food di Ischia e Procida, ecco qui la ricetta dei fagioli zampognari presentati al Salone del Gusto di Torino:
Crema di fagioli zampognari
Ingredienti:
Cipolla bianca, olio extravergine, sedano, fagioli zampognari, basilico fresco, acqua, pipernia, sale e pepe q.b.
Procedimento:
Mettere a bagno i fagioli zampognari 24 ore in acqua frizzante
Preparare un fondo di olio extravergine, sedano e cipolla
Far rosolare e aggiungere una parte di fagioli.
Aggiungere acqua e cuocere per circa 1 ora.
Poi frullare il tutto fino ad ottenere una crema.
Lessare a parte l’altra metà di fagioli per 40 minuti
Condire con olio extravergine, basilico, timo e sale.
Lasciar riposare per circa 30 minuti
E il piatto è servito.
Ah, un’ultima cosa. La foto, direttamente dal Salone del Gusto di Torino, è di Roberta Mattera. La pubblico nel blog per gentile concessione dell’autrice.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web.






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