Il fango? Buttiamolo a mare. O forse no!
Una chiacchierata con Maria Cristina Buia, ricercatrice, esperta di sistemi vegetati marini
Dopo la frana del 26 novembre a Casamicciola, a Ischia si è aperto un dibattito che da tempo occupa i social.
Che fare del fango venuto giù dalla montagna? Buttiamolo in mare! hanno proposto in molti. In mare ci va di tutto, il mare accoglie e purifica. Anche nel 1910 il fango venuto giù dalla montagna finì in mare.
Qualche voce contraria ha suscitato improperi: che pizza questi ambientalisti.
In effetti, versare il fango in mare è la soluzione più semplice ed economica. Ma è quella giusta?
Ho deciso di vederci chiaro. A Ischia ha sede la prestigiosa stazione zoologica Anton Dohrn, nota anche come acquario, un istituto che effettua studi e ricerche sul mare. Troverò qualcuno disponibile a darmi delucidazioni?
La sede storica è chiusa per lavori in corso. Ma nella sede provvisoria, situata nei pressi della spiaggia di S. Pietro, ho trovato una persona che mi ha dedicato un po’ del suo tempo per spiegare quanto sia prezioso e delicato il nostro grande fratello blu.
Maria Cristina Buia, ricercatrice, esperta di sistemi vegetati marini, autrice di numerose pubblicazioni, mi accoglie con un caffè e un sorriso.
La premessa è d’obbligo: niente tecnicismi. Io sono ignorante della materia.
Lei accetta la sfida e comincia a parlare, tradendo un simpatico accento emiliano, a malapena stemperato dai 40 anni di vita a Ischia.
Innanzitutto una semplice constatazione:
Il mare è ricco di vita. Ed è una vita che freme, che si lascia vedere. Noi abbiamo una strana idea della bellezza. Spesso si pensa di attrarre i turisti con foto ritoccate che mostrano un mare con acque limpide come quelle delle piscine. Il fondo risulta sabbioso e spoglio. Ma se il mare fosse davvero così, sarebbe povero di vita.
Che tipo di vita abbiamo nel nostro mare?
Qui a Ischia abbiamo la posidonia, una pianta acquatica che cresce solamente nel Mediterraneo.
Ma è davvero così importante? Che c’importa di una pianta che vive sul fondo del mare e che quando arriva sulla spiaggia è anche fastidiosa?
Chi la considera fastidiosa non conosce gli effetti benefici che ha per noi umani. Tutelarla, significa innanzitutto tutelare il pescato. Ci sono pesci come il dentice o il sarago che proliferano soprattutto dove esiste la posidonia
E il discorso si fa intrigante.
Pensa che la posidonia è una sorta di asilo nido. Alcuni pesci vanno a nidificare solo lì perché sono più protetti dai predatori. E ti posso dire che quando anni fa fu prelevata sabbia dai fondali dei Maronti, con conseguenze distruttive per la posidonia, i primi a protestare furono proprio i pescatori. Il loro lavoro rischiava di andare in fumo.
Sì, ma in effetti molti possono ribattere che il pesce si può comprare surgelato
Magari il risultato a tavola non sarà lo stesso
risponde lei ridendo e aggiunge
I vantaggi della posidonia sono innumerevoli. Proprio come sulla terra, le piante in mare hanno una funzione stabilizzante: le lunghe foglie nastriformi frenano il moto ondoso e intrappolano il sedimento. La crescita della pianta in orizzontale e in verticale favorisce la formazione di un terrazzo.
Mi si accende la lampadina: e questo terrazzo costituisce un freno all’erosione delle coste.
Esatto. Quando è il il moto ondoso a prevalere, avviene l’erosione della costa
Non è un aspetto da poco. L’erosione della costa ha conseguenze molto negative per noi umani. Basti pensare alle inondazioni.
Ma non è finita qui:
In autunno le foglie più vecchie della pianta cadono e si depositano sulla spiaggia, agendo da elemento frenante per l’arenile che così resisterà più facilmente al vento e ai marosi
Dunque noi abbiamo un elemento naturale che protegge noi e le nostre spiagge, ma non ce ne importa più di tanto, anzi lo riteniamo fastidioso, anche brutto da vedere.
È la mancanza di conoscenza a farci credere che sia fastidiosa. Quando passeggiamo in un bosco, non proviamo fastidio a calpestare le foglie secche, anzi!
Ma perché il fango di risulta la farebbe morire?
È una quantità enorme di fango, tra l’altro formato da materiale di diverse caratteristiche e dimensioni. L’argilla è estremamente fine. Bisogna considerare che dal 1910 le cose sono cambiate. È possibile che oggi quel materiale contenga anche elementi tossici.
Ma se anche solo ci fermiamo all’enorme quantità di argilla, le conseguenze sarebbero disastrose perché la pianta non riceverebbe la luce necessaria alla sua crescita. Gli elementi fini riversati in mare rimarrebbero in sospensione a lungo e la pianta, non vedendo più la luce, morirebbe.
Noi però viviamo in un momento di emergenza, abbiamo bisogno di soluzioni rapide. Come possiamo conciliare tutto questo bel discorso con la fretta.
I tempi della natura non sono rapidi. Sai come si crea una spiaggia? Con la rena che viene dal mare e con materiale grossolano che piano piano si sgretola. Ma questo materiale ha bisogno di tempo per sgretolarsi. In determinate condizioni di salute ambientale, la spiaggia aumenta, ma solo di pochi cm all’anno.
Mi congedo da Maria Cristina Buia e la ringrazio per la semplicità con la quale è riuscita a sintetizzare e a rendere comprensibili temi che sono certo molto complessi.
A questo punto mi pongo una serie di domande.
Per il fango di risulta bisogna trovare una soluzione anche rapida, ma non può essere il mare a fornirla.
Nel corso del tempo abbiamo distrutto tanto, a Ischia come in tutta Italia. Qui da noi alla scomparsa delle spiagge, frutto della nostra imperizia, abbiamo risposto con ripascimenti che sono serviti a poco, se non a causare danni all’ambiente marino e allo stesso arenile che ha cambiato consistenza.
Cosa vogliamo fare ora? Possiamo provare a mettere un punto e a ripartire? O vogliamo continuare a distruggere?
In mare finisce di tutto, obiettano in molti. È una buona ragione per continuare sulla stessa strada?
Quello che appare chiaro è che per iniziare a recuperare la situazione ambientale occorre tempo. Ma come diceva un grande Uomo di mare, Pasquale Mazzella: un chilometro comincia da un passo.
Che ne pensi?
Vuoi conoscere meglio Maria Cristina Buia e la Stazione zoologica? Visita il sito Anton Dohrn
Potrai trovarci tante notizie interessanti
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti








Grazie dei chiarimenti. In particolare, conoscevo già gli effetti positivi della posidonia, ma non tutti i dettagli. E poi il pesce surgelato, prima di surgelarlo andrà pescato, o no? Questo per chi obietta ;). Da buona Ligure ho enorme rispetto per il mare, ma questo approfondimento è davvero molto interessante. Ma quanto amore hai per la tua isola!
Grazie a te, Paola, per il costante interesse.
Il mio amore per l’isola? Me lo dicono in molti, non so da cosa possa trasparire. Certo, è un amore molto conflittuale. Un abbraccio
Penso che Pasquale fosse un saggio. E Maria Cristina anche.
Pienamente d’accordo