Ischia Ponte: pesce fresco e u’ cala cala
Sono scesa tardi ieri mattina, giovedì, a Ischia Ponte. L’unico bar aperto era chiuso per i riposo settimanale. Ho provato a chiamare Teresa che tuttavia, data l’ora, era impegnata ai fornelli. La giornata è splendida e così decido di fare due passi in solitaria sotto al Castello.
Sul pontile una barchetta sta per mollare gli ormeggi. Mi fermo un attimo ad assaporare il profumo di mare e mi torna in mente il periodo in cui Amalia, Anna, Teresa e io ci incontravamo qui di mattina presto, dopo aver accompagnato i bambini a scuola. C’era sempre tanta gente ad affollare i bar e ad attendere i pescherecci per acquistare il buon pesce fresco.
Il mercato del pesce a Ischia Ponte è una tradizione che prosegue nel tempo. In ogni stagione, se la giornata è buona, la ressa è garantita e anche i gabbiani pretendono la loro parte.
La pesca ha una sua stagionalità. Tra giugno e settembre e tra marzo e novembre è il totano a dominare la scena.
Il totano è un pesce squisito, ma ha la fama di non essere particolarmente furbo. Pare che abbocchi all’esca attirato dalla luce delle lampare. E così nel linguaggio popolare essere un totano, significa essere stupido. Anche i nomi di altri pesci assumono significati non proprio lusinghieri.
Lo scorfano, ad esempio, è saporito ma brutto. Dare dello scorfano a qualcuno non è proprio gentile.
Il sarago invece è un pesce che sul fondale arraffa tutto quello che è alla sua portata. Un sarago di fondale sarà quindi una persona avida.
Pesca e agricoltura a Ischia si abbracciano e si appiccicano. Un vecchio mi ha raccontato che tanti anni fa pescatori e contadini nei periodi di bella stagione si davano appuntamento sui tratti di costa tra Cartaromana e Punta S. Pancrazio, a poca distanza da Ischia Ponte, per celebrare un rito particolare: ‘u’ cala-cala.
I pescatori offrivano ai contadini il pesce appena pescato in cambio dei prodotti agricoli. I pescatori erano in mare sulle loro barche, i contadini in alto, sul punto di costa più strategico. Lo scambio avveniva mediante ceste che i contadini calavano dall’alto con le funi. I pescatori guardavano i prodotti offerti, svuotavano la cesta e la riempivano di pesce. Le trattative, scandite da urla, talvolta erano molto difficili.
È ora di pranzo, devo tornare a casa. Domani spero di trovare Teresa per un buon caffè.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Anche in Liguria si dice a qualcuno brutto Sei uno scorfano. Pensare che è un pesce squisito! Che bello avere sempre il mare negli occhi
Ottimo al sugo! Però è bruttino