Parlando con mio padre a proposito di giovani
Scrivere di mio padre è molto difficile. Come molti della sua generazione, ha avuto una storia complicata. Ma devo provarci, devo farlo per Lui, affinché il suo messaggio non vada perso. Devo farlo per i giovani, cui Lui teneva tanto. Sto raccogliendo storie, testimonianze, documenti. Soprattutto devo trovare la forza giusta.
L’argomento giovani gli stava molto a cuore. Qui un post che scrissi nel 2018, a otto anni dalla sua scomparsa.
Post pubblicato sul vecchio blog il 22 settembre 2018
Stanotte l’ho sognato. Eravamo davanti alla TV aspettando che cominciasse la partita come l’ultimo giorno insieme.
“I figli devono contestare i genitori”, gli dico.
“Sai quante volte te lo dirà tua figlia”, mi risponde lui ridendo.
“Ma io non la rincorro per strada, non le impedisco di vivere. E provo ad ascoltarla”, gli ribatto con rabbia. E l’ho troncata lì, perché ho creduto di riconoscere in quel suo sguardo smarrito un certo imbarazzo. Sa di aver esagerato quando io ero giovane. Non ho voluto infierire.
È lui a riprendere: “Ma i giovani di oggi non hanno tutta questa voglia di contestare. Lo si vede da come accettano passivamente tante cose. I test universitari, per esempio. Mamma mia , che vergogna! Perché non protestano? Perché non si fanno sentire?”
L’argomento gli sta a cuore. Ne avevamo parlato fino all’ultimo.
“Questi test per l’accesso all’Università assorbono inutilmente le energie dei ragazzi e le risorse dei genitori. La selezione deve essere naturale. Scuola e famiglia devono dare la possibilità ai ragazzi di scoprire la loro attitudine e di seguirla. Se un giovane scopre di essere portato per fare il falegname, deve fare il falegname, non andare all’Università per fare contenti i genitori. Ecco se i genitori fanno pressione perché vogliono il figlio dottore, in quel caso sì, un giovane ha tutto il diritto di protestare”.
Gli ribatto: “Selezione naturale, dici? Le proposte ci sono. Sai come la intendono? Niente test, ma selezione severa al primo anno di Università. Riuscirebbero a sopravvivere solo i più tosti psicologicamente, quelli più fragili, mollerebbero tutto”.
“Hai ragione su questo – mi dice – Ma la selezione deve avvenire non tanto o non solo con la severità, ma sulla base dell’attitudine. Bisogna aiutare un giovane a scoprire la sua strada”. E batte il pugno sul palmo dell’altra mano.
“Aiutare un giovane? – gli rispondo ironica – e come? La scuola è allo sfascio, della famiglia è meglio non parlare. E i giovani, i ragazzi, si chiudono in se stessi, chini sui cellulari. Poi magari scelgono autonomamente la loro strada, senza che nessuno gli dica niente, senza la minima pressione e poi? Alla prima difficoltà si arrendono. Sono fragili. FRAGILI! “
E lui si arrabbia: “E tu te ne stai così senza far niente? Scrivi, racconta. Racconta di me, dillo ai ragazzi che se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque. Racconta anche di te, dei tuoi mal di pancia prima degli esami. Te ne sarai mica dimenticata? Racconta di quanto è stata dura anche per te. Raccogli testimonianze di persone che hanno lottato per farcela. Fai capire ai ragazzi che chi ha davvero passione per una materia o per un lavoro, non si abbatte. MAI. Chi ha passione, si rimbocca le maniche, chi ha voglia, non si lascia smontare dal primo professore saccente o dal primo cliente insolente. Racconta. Scrivi, SVEGLIATI!”
E così mi sono svegliata. Di soprassalto.
Ho tanto da scrivere, tanto da raccontare.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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