Agostino e Federico: vite a confronto
Agostino Mattera Iacono (1922- 2010) e Federico Variopinto (1905-1949) sono due personaggi in apparenza del tutto diversi. Entrambi si sono formati a Ischia in un’epoca molto difficile.
Il primo aveva reagito alle disavventure della vita con una straordinaria volontà. Scuola, Università, lavoro erano stati i suoi elementi di riscatto grazie ai quali divenne il Dottore della povera gente. La sua vita è stata tutta improntata sui canoni della tradizione.
Il secondo era uno spirito libero, insofferente alle regole. Fin da bambino aveva dimostrato un talento artistico che gli permise poi di diventare un “signore del pennello”con una discreta fama internazionale. Nella sua breve vita, girò il mondo.
Vite diverse dunque, che tuttavia hanno qualche tratto in comune.
Era stato il caso a farli incontrare. Per caso erano capitati nella stessa famiglia.
Agostino, come vi racconto in Storia del doppio cognome, era stato adottato dagli zii dopo la scomparsa della madre. Federico, figlio di genitori ignoti era stato abbandonato all’Annunziata di Napoli e adottato dalla famiglia di Antonio e Vincenza Iacono di Casalauro. Pietro Paolo Iacono, fratello acquisito di Federico, diventerà il padre adottivo di Agostino. Formalmente Federico sarà uno zio di Agostino.
Ecco dunque un primo tratto in comune. Anche se in circostanze diverse, Agostino e Federico sono stati entrambi adottati e per tutta la vita manifesteranno in modi diversi la sofferenza legata all’abbandono. Federico diventerà il pittore del “grigio”, Agostino anche nei suoi gesti quotidiani rivelerà sempre una profonda tristezza.
Tra le carte di casa ho scovato un’intervista che Agostino concesse a Tonino della Vecchia, personaggio fondamentale della cultura isolana, prematuramente scomparso. L’intervista uscì nell’ottobre del 1992 sul n. 163 di Ischiamondo. Questa volta il Dottore non parla di giovani o di Terme, i temi che più lo appassionavano. L’argomento dell’intervista è proprio il pittore Federico Variopinto
L’intervista ripercorre le tappe fondamentali della vita dell’artista, ma dalle parole di Agostino emerge un quadro molto chiaro dell’Uomo Federico Variopinto, delle sua aspirazioni, del suo modo di vivere.
Dalle parole, ma anche dagli sguardi di Agostino, che Tonino della Vecchia magistralmente ci descrive, emerge forte e chiaro un aspetto: l’ammirazione per la libertà di vivere che Federico Variopinto era riuscito a conquistarsi, in circostanze difficili.
Entriamo nel vivo dell’intervista
“In famiglia fu ribattezzato Giovan Giuseppe e quando alle elementari scoprì il suo vero nome ne fu dispiaciuto, contrariato quasi”.
Federico frequentò dunque la scuola, scoprendo ben presto l’attitudine al pennello
Sentite ancora Agostino:
“Diversamente dagli altri figli di Antonio, mio zio conquistò subito la propria autonomia, aliena dallo spirito di disciplina e di rigida obbedienza che soprattutto in quegli anni caratterizzava la società ischitana, essenzialmente patriarcale. Fu una cosa che avvenne anche con una certa naturalezza e che destava in noialtri – che avremmo voluto essere come lui – un’ammirazione che gli anni non hanno mai cancellato”.
Parole che non hanno bisogno di commenti.
Federico da giovanissimo entrò in contatto con altri pittori e ben presto cominciarono le mostre in giro per l’Italia e per il mondo.
“Ancora oggi – scrive Tonino della Vecchia – il dottore non sa quando e come l’irrequieto zio abbia studiato le lingue tra le quali prediligeva il francese che conosceva molto bene.”
Altro piccolo tratto in comune. Anche Agostino aveva appreso le lingue straniere con mezzi di fortuna. Lavorava a stretto contatto con i turisti alla Terme della Regina Isabella. Si esprimeva bene in inglese e francese e si faceva capire in tedesco.
Federico invece doveva aver imparato all’estero. Proprio in francese si esprimeva con la moglie, sposata tra il 1930-31 che probabilmente aveva conosciuto a Parigi. Ma il matrimonio durò poco.
Federico non riusciva a sopportare i legami.
Ma c’è un altro episodio che Agostino racconta e che è di fondamentale importanza.
Siamo in piena epoca fascista. Nel 1933 Galeazzo Ciano diventa sottosegretario per la stampa e la cultura e chiama il suo amico Federico Variopinto a ricoprire un incarico di prestigio: direttore del settore di stampa e propaganda per l’arte italiana nel Mondo.
Il commento di Agostino:
“Fu un’esperienza di breve durata perché mio zio non era certo il tipo del burocrate e nemmeno un impiego di tale prestigio valse a tenerlo inchiodato dietro a una scrivania. Fu un colpo duro per la famiglia che da quella nomina aveva intravisto per il giovane Federico/Giovan Giuseppe l’inizio di una brillante carriera”.
Vi confesso una cosa: quando ho letto dell’episodio sono scoppiata in una fragorosa risata. Ho immaginato la faccia di Pietro Paolo, quando apprese la notizia. Pietro Paolo, che io ho conosciuto come mio nonno, era persona attenta al denaro e si lamentava molto delle tasche sempre vuote di Federico. Un impiego del genere avrebbe salvato le finanze di famiglia. Inoltre, Pietro Paolo amava il prestigio personale e un fratello in una posizione del genere l’avrebbe reso felice. E invece, Federico si ribellò.
Il commento di Tonino della Vecchia è significativo
Negli occhi di Agostino “scorgo un lampo di soddisfazione nel raccontare quest’episodio, quasi che lui, ragazzo, non poteva che aspettarsi che questo da uno zio che ammirava proprio per il suo carattere indipendente e aperto”.
Mi sembra di vederlo quello sguardo di mio padre, in quei rari momenti di entusiasmo.
Federico Variopinto ha rappresentato per Agostino quello che lui avrebbe voluto essere. Federico era riuscito a ribellarsi, mentre Agostino era sempre stato succube del padre adottivo.
Un ultimo episodio voglio raccontarvi al di fuori dell’intervista. Federico Variopinto morì d’infarto il 1 gennaio 1949. Agostino si era laureato in Medicina nel 1946.
“Il mio primo certificato di morte fu proprio per il mio migliore amico”, mi disse una volta con gli occhi lucidi.
Ho voluto ricordare mio padre così, con quel suo silenzioso amore per la libertà
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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