Pe’ terre assaje luntane
Pe’ terre assaje luntane è un tradizionale appuntamento di settembre a Ischia, curato dall’associazione Ischitani nel Mondo. È l’evento che ci ricorda che noi emigravamo. In questa tre giorni le storie dell’emigrazione ischitana verso le Americhe, e non solo, si intrecciano, si accavallano, smuovono i ricordi ed emozioni.
Stavolta però la manifestazione, che quest’anno si è tenuta dal 16 al 18 settembre, ha raccontato anche qualcosa di diverso.
Sabato sera mi sono immersa nelle salette della Torre del Molino a La Mandra per ammirare le foto e i documenti antichi. Immagini che raccontano di persone e di intere famiglie emigrate lontano da Ischia. Eppure in sala erano esposte anche foto, disegni, ritagli di giornali che ci parlavano di altro.
Grandi piroscafi di epoche abbastanza recenti colpivano immediatamente l’occhio del visitatore. In bella mostra la Michelangelo e la Raffaello, due transatlantici costruiti negli anni ’60 con il compito, tra l’altro, di restituire immagine alla marineria italiana dopo il disastro dell’Andrea Doria avvenuto nel 1956. Molti ancora le ricordano quando erano attraccate nel porto di Napoli o mentre sfilavano al largo di Ischia.
Il design moderno ed efficace le rendeva uniche per l’epoca. La piscina, i campi da gioco, i punti di ritrovo e d’intrattenimento, la cucina ricca di ogni ben di Dio davano il massimo comfort ai viaggiatori. La traversata dall’America all’Italia durava 14 giorni, era lunga e difficile per le asperità del mare.
Non erano navi da crociera, il loro scopo non era il divertimento, ma il viaggio, in un’epoca in cui l’aereo non era ancora così popolare.
Su questi magnifici esempi di modernità, resisteva tuttavia una caratteristica poi rivelatasi anacronistica: la divisione in classi.
Cosa c’entra tutto questo con l’emigrazione?
Ce l’hanno spiegato bene nel corso di un documentario 4 personaggi ischitani che quelle navi le hanno conosciute bene. Tre di loro hanno lavorato a lungo a bordo, un quarto ne ha avuto solo esperienza indiretta tramite il padre che gli ha lasciato in eredità tante storie da raccontare.
Il primo a comparire sulla scena è Enzo Pilato. È nato e ha vissuto l’infanzia proprio a La Mandra, a pochi passi dalla Torre del Molino. Fin da ragazzo desiderava fare il maître di sala e ben presto riuscì a coronare il suo sogno lavorando al Regina Isabella dei tempi d’oro. A un certo punto però, decise di arricchire la sua esperienza imbarcandosi d’inverno su uno di questi transatlantici.
Il confronto con un mondo diverso si rivelerà prezioso. Una frase mi ha particolarmente colpito. “Dovevamo imparare l’inglese – dice Pilato – non solo per comunicare, ma anche per capire i gusti degli anglosassoni, per anticiparne le richieste”.
L’apprendimento di una lingua è conoscenza di una cultura.
Francesco Mattera è uno chef, a lungo presidente dell’associazione cuochi dell’isola d’Ischia. A bordo delle navi imparò a preparare piatti raffinati per una clientela danarosa ed esigente.
Diversa, ma non meno significativa, l’esperienza di Giovanni Mazza che ha conosciuto quelle navi in maniera indiretta. L’entusiasmo del padre per la raffinatezza della clientela di bordo era straordinaria. La sua famiglia gestiva a Casamicciola un piccolo albergo, frequentato dal turista medio. Sorridendo Giovanni ci racconta di come il padre sperasse di portare nell’albergo di famiglia alcune abitudini in uso a bordo. Le portate di pesce ad esempio erano accompagnate da una piccola ampolla per sciacquare le dita, la cosiddetta finger bowl. Nell’albergo di famiglia questo tipo di raffinatezza non poteva avere successo. Molti clienti neanche capivano di cosa si trattasse
Giovanni Maltese ha commosso il pubblico raccontandoci l’episodio che ha segnato la fine dei due transatlantici gemelli. Nel 1975 la società Italia Navigazione, che li gestiva, date le grosse perdite decise di metterli in vendita.
Nel 1978, dopo lunghe trattative, sarà lo Scià di Persia ad acquisirle per utilizzarle come alberghi galleggianti. Ad accompagnare le navi nel porto iraniano, sarà l’equipaggio italiano che prima di scendere, ammaina il tricolore e issa la bandiera iraniana. Alla fine però l’equipaggio italiano non vuol saperne di ripiegare la bandiera. Il tricolore viene tagliato a strisce e ogni membro dell’equipaggio che ha partecipato all’operazione ne porta via un pezzettino. Con orgoglio e commozione Giovanni Maltese mostra il suo pezzettino di stoffa che serba gelosamente.
Per ironia della sorte, lo Scià di Persia non potrà realizzare il suo progetto. Poco tempo dopo sarà deposto e costretto a lasciare il Paese.
Nel corso della loro breve vita i transatlantici hanno collegato e legato due mondi. Non trasportavano solo persone. I nostri personaggi hanno raccontato anche di come fungessero da corrieri. Gli Italiani d’America inviavano pacchi ai loro parenti lontani mediante l’equipaggio che ben volentieri si prestava all’opera e veniva poi ben ricompensato con doni.
I transatlantici sono stati un punto di riferimento e un simbolo per quell’isola che si muoveva e che voleva apprendere, confrontarsi e andare incontro alla gente. Sono navi che hanno permesso a tanti Ischitani di lavorare e conoscere il mondo, in un’epoca in cui muoversi e fare esperienze altre non era così facile.
Tutti e quattro i nostri personaggi hanno messo a frutto la loro esperienza a bordo. Enzo Pilato è vissuto in California per un lungo periodo e racconta con orgoglio di come sia stata la sua generazione a far conoscere agli Americani la cucina italiana. Giovanni Maltese e Francesco Mattera hanno portato sull’isola il loro bagaglio di conoscenza. Giovanni Mazza, grazie agli insegnamenti di suo padre, ha aperto un albergo di grande qualità.
Il mio auspicio è che questo tipo di esperienze non vada perduto e che l’Associazione Ischitani nel Mondo possa proseguire su questa strada della raccolta di testimonianze che costituiscono un vero e proprio patrimonio. Un grande grazie a the Mother Factory che ha curato il documentario.
Spero vivamente che il documentario possa essere messo in rete e reso disponibile alla visione.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono













GRAZIE per aver offerto questa visione molto interessante che non avevo mai considerato.
Grazie, Claudia
Ciao Laura, non scusarti del ritardo, lo sono anch’io sempre. Ma questo articolo mi era proprio sfuggito, persino nel titolo (io che amo i dialetti) e mi ha riportato alla mente il ricordo di quando, con mio papà, ero andata al porto di Genova ad assistere al varo (ma sarà stato il varo, o una semplice partenza?) di una delle due navi di cui tu parli, Michelangelo e Raffaello. Che impressione, che sensazione! Ero troppo piccola per capirne il senso, ne subivo il fascino possente. E poi, non sapevo nulla della loro “fine”, con il commovente omaggio alla bandiera, conservata da tutti seppure in strisce. Grazie di questo ricordo. E sai che anche i genovesi sono un popolo di emigranti ….
Anche questa una bella testimonianza!