Procida e il turismo delle radici
A conclusione dell’articolo precedente, mi chiedevo:
che cosa induce i discendenti di migranti italiani che vivono all’estero e a malapena parlano la nostra lingua, a tornare in Italia alla ricerca delle loro radici?
Illuminante è stato l’intervento di Pascal Scotto di Vettimo al convegno organizzato a Procida dalla sua Associazione La Grande Famille de Procida et Ischia.
L’evento, che si inserisce nell’ambito del turismo delle radici, ha visto la partecipazione della Console francese a Napoli Lise Moutoumalaya, e di altre persone impegnate nel settore.
A fare gli onori di casa il sindaco di Procida Ambrosino e l’Assessore al turismo Costagliola.
Qui il racconto
Dall’Italia all’Algeria alla Francia
Pascal alla ricerca delle sue radici
Ha la voce rotta dall’emozione Pascal Scotto di Vettimo a conclusione del suo intervento che ha condotto gli ascoltatori in un viaggio intenso tra storia e geopolitica.
Pascal è nato in Francia, ma i suoi antenati erano italiani e si erano trasferiti in Algeria. I punti oscuri nella storia della sua famiglia sono tanti e lo inducono a chiedersi: ma chi sono davvero e perché sono qui? Avverte un senso di vuoto che ogni giorno si allarga e che vuole riempire. Così nel 2001, quando ha trent’anni, decide di partire per l’Italia, per approdare a Procida, l’’isola che ha dato i natali ai suoi avi. E qui davanti ai suoi occhi si apre un mondo.
Pascal entra negli uffici anagrafici, scopre nomi e indirizzi, identifica case, strade, viuzze, scopre una storia – la sua storia – che ogni giorno si arricchisce di dettagli. La sua inquietudine comincia a placarsi.
I suoi antenati erano partiti da Procida alla metà dell’800 in cerca di fortuna. Erano pescatori, in particolare di corallo. Le condizioni di vita in Italia non erano delle migliori e così loro si spostano verso le coste dell’Africa per stabilirsi in Algeria, allora colonia francese. Qui si insediano, coltivano la terra, pescano nelle belle acque africane, si creano una nuova vita. E dopo qualche tempo acquisiscono la cittadinanza francese.
Ma con il passare degli anni la situazione in Algeria si fa difficile, la popolazione locale si ribella, finché tra gli anni ’50 e i primi anni ’60 del ‘900 esplode una vera e propria rivolta. Quando nel 1962 l’Algeria è dichiarata indipendente, la Francia richiama in patria i suoi cittadini. Tuttavia, molte di queste persone hanno origini italiane, spagnole o maltesi e neanche conoscono la Francia,. E i francesi non li accolgono bene, anzi. Li definiscono con disprezzo pieds noires, piedi neri, li considerano colonialisti e sfruttatori, anche se molti di loro sono semplici lavoratori che molto poco hanno a che spartire con il colonialismo della madre patria.
Per gli antenati di Pascal e per tanti altri comincia un periodo di grande sofferenza: sono stati cacciati dall’Algeria e non sono accettati in Francia. L’integrazione sarà difficile.
All’inizio della conferenza, la Console francese Lise Moutoumalaya aveva pronunziato parole semplici ed efficaci: “Le culture diverse convivono perfettamente. La cultura non divide”.
Mi permetto di aggiungere: la cultura è dialogo, apertura verso l’altro. Quello che causa tensioni e guerre è la volontà di dominio di alcuni esseri umani su altri, non certo la diversità di tradizioni, di religione o di colore della pelle.
Alla fine Pascal Scotto di Vettimo mi confessa che vorrebbe entrare nelle scuole per parlare con i ragazzi, mostrando le immagini e i risultati delle sue ricerche. Sarebbe cosa ottima. Perché il tema è molto attuale. Le parole di Pascal dimostrano quanta sofferenza possa causare l’emarginazione e l’atteggiamento di chiusura. Sensibilizzare i giovani a queste tematiche sarebbe fondamentale.
Il muro dei migranti
Procida: la Corricella
Dopo il convegno, Pascal conduce tutti i presenti alla Corricella a visitare il muro dei migranti. È stato inaugurato due anni fa, su una sua idea. È un muro che si affaccia sul mare e contiene mattonelle con i nomi di persone che da Procida e da Ischia hanno solcato il mare alla ricerca di un avvenire migliore. Tanti i nomi di persone di Ischia, da ogni angolo dell’isola. La mia emozione è indescrivibile.
E infine tutti a pranzo in una caratteristica cantina in riva al mare. Pascal ha una fame da lupo: “Dopo tante emozioni, ho bisogno di recuperare”. Certo le emozioni sono state tantissime anche per me che sono stata solo un’ospite.
Saluto la gentilissima Console francese e tutte le amiche e gli amici che ho avuto la possibilità di conoscere in questa due giorni fantastica.
Mentre vado al porto per prendere il traghetto, un pensiero mi frulla per la testa. Da Ischia sono partiti tanti migranti, i loro discendenti sono sparsi in tutto il mondo. Perché Ischia non è andata incontro a queste persone? Perché non ha aderito al turismo delle radici?
Per approfondire:
Sui pieds noires le testimonianze in un bel ⇒ documentario
Il sito del ⇒ muro dei migranti


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web








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