La Congrega a Ischia Ponte
Le Chiese contengono storie di vita e di passione. E talvolta sono scrigni di ricordi.
Sono entrata quasi per caso nella Chiesa dell’Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli, una Chiesetta che per tutti a Ischia Ponte è la Congrega. È uno dei simboli del borgo, a dispetto di quella sua posizione un po’ nascosta, proprio a ridosso della più nota Chiesa dello Spirito Santo. Non ci entravo da tempo, forse dall’infanzia.
A darmene motivo è stato un lettore che giorni fa mi ha inviato una foto. Una croce, posta sulla strada di Soronzano, proprio alle spalle della Chiesetta, ha per lui un significato particolare. Serve a proteggere i viandanti dai Munacielli e dagli spiriti.
Nella nostra tradizione i Munacielli in generale sono figure positive e dispettose. Fanno da guida, regalano soldi, a patto però che si serbi il segreto. Secondo le numerose leggende locali li si può incontrare in posti specifici, come nei pressi di ponti o anche vicino ai cimiteri.
In effetti la strada di Soronzano, che da Ischia Ponte conduce a Cartaromana, non è distante dal vecchio cimitero, che era situato nei pressi della Chiesetta di S.Anna e della Torre di Guevara.
Un tempo da Soronzano si poteva raggiungere facilmente quel cimitero, passando per terreni privati che allora non presentavano recinzioni.
Eppure della leggenda non ho trovato traccia, né nei racconti della gente del luogo né nelle testimonianze scritte.
Così sono entrata in Chiesa sperando di avere qualche informazione. Era il martedì dopo la festa del Santo Patrono. La statua della Madonna era ancora ai piedi dell’altare, in attesa di essere ricollocata nella sua nicchia dopo i giorni di festa e di processioni.
Mi sento scuotere dai brividi dei ricordi. La Chiesa, nella sua semplicità, è molto suggestiva. A destra e a sinistra gli scanni tipici di un’Arciconfraternita, in alto e sui lati dipinti sacri, a destra, su uno scanno, il vessillo in attesa di essere riposto. Proprio al centro l’antica statua lignea della Madonna incute – non so perché – una certa soggezione.. Alcuni giovani – uomini e donne – si danno da fare. La svestizione è completata, bisogna solo ricollocare la statua nella nicchia.
A loro chiedo lumi sulla croce collocata sul muro esterno. Mi spiegano che la croce è posta in corrispondenza con la nicchia della Madonna all’interno, ma che non hanno mai sentito di una leggenda sul Munaciello.
Si fa avanti un giovane: “Se vuole sapere qualcosa di più sulla storia della Congrega, può prendere l’ultimo libro dedicato all’argomento. Lo trova nella Chiesa dello Spirito Santo”. Non me lo faccio dire due volte.
Il libro
La Castellana di Ischia
Corro alla Chiesa lì di fianco. Si celebra la Messa. Anche S. Giovan Giuseppe è in attesa di essere ricollocato nella sua nicchia invernale. Ma dopo un po’ vedo un giovane e gli chiedo del libro “Eccolo – mi dice sorridendo – La Castellana d’Ischia. È stato scritto da più persone, con la supervisione di Don Camillo D’Ambra”.
Don Camillo, 98 anni, è la memoria storica di Ischia. Il giovane mi spiega che il libro contiene oltre alle informazioni storiche, anche testimonianze. “Per esempio si parla della vestizione della Madonna. È un’arte antica che si tramanda di generazione in generazione. E noi giovani stiamo provando a trasmetterla”
Rimango colpita dalle parole così sentite del giovane. Ringrazio, prendo il libro e a casa comincio subito a leggerlo. Quello che trovo è semplicemente straordinario. E soprattutto riaccende i ricordi.
Il quadro di Federico Variopinto
Il volto della Madonna
Gli autori sono tanti, giovani e diversamente giovani. Giorgio Migliaccio fornisce un contributo storico notevole. Ci parla del come e del perché il culto di S. Maria di Costantinopoli sia arrivato sull’isola e in particolare a Ischia Ponte. Don Camillo D’Ambra ci accompagna alla scoperta della storia della Chiesetta dagli inizi del ‘600 soffermandosi sulla nascita e l’evoluzione della Confraternita. Inoltre racconta alcuni episodi. Uno in particolare mi ha toccato nel profondo.
Don Camillo ci spiega quanto fosse sentito il culto della Madonna tra gli abitanti di Ischia Ponte e in particolare tra i Confratelli. Questi ultimi quando erano infermi e sentivano avvicinarsi il momento della morte, chiedevano di vedere il volto della Madonna.
Non era semplice portarli in Chiesa. Ed ecco che nel 1947 il rettore, Don Onofrio Buonocore, ebbe un’idea geniale. Chiese a Federico Variopinto, il signore del pennello, di dipingere un quadro che riproducesse il volto di quella Madonna.
Federico Variopinto non era un religioso osservante, tra l’altro la sua arte si dirigeva altrove. Eppure non se lo fece ripetere. In breve tempo dipinse il quadro con piena soddisfazione di Onofrio Buonocore e di tutti i confratelli.
Il quadro fece il giro di molte case a portare conforto. Nel tempo quell’immagine sacra arrivò anche in casa mia al capezzale di mio nonno Paolo, che pure non era un confratello. A portarglielo fu Don Liberato Morelli, altro pilastro della storia della Chiesetta. Don Paolo ne fu talmente contento da riuscire a trovare la forza per alzarsi dal letto e mostrarlo a tutti noi.
Federico Variopinto era un suo fratellastro, come si diceva allora. La commozione in casa fu tanta. Per uno strano scherzo del destino don Liberato e nonno Paolo morirono a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. Nel settembre dell’80 ci lasciò don Liberato, nel gennaio ’81 fu la volta di mio nonno.
Il quadro oggi è conservato gelosamente nella Sagrestia della Chiesa della Madonna di Costantinopoli.
Ma non finisce qui. Nel libro il rito della vestizione della Madonna è descritto in maniera davvero commovente. E anche qui per me scattano i ricordi. Vi racconterò.
A presto per il seguito
Nella foto di copertina: il quadro di Federico Variopinto
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Che storia ricca di avvenimenti, sembra un romanzo
Che bello. Grazie!