Campagnano e il Presepe vivente
Dopo anni di assenza il 27 dicembre il Presepe vivente è tornato a Campagnano, la collina verde del Comune di Ischia. La manifestazione, che ben si adatta alle caratteristiche del luogo, è stata l’occasione per riscoprire antiche tradizioni.
Qui di seguito il racconto
Teresa non è potuta venire. Un vero peccato, perché Teresa che vive a Ischia Ponte ed è l’anima del caffè al nostro tavolo, è nata proprio a Campagnano, su quella collina ancora verde che è stata – e in parte è tuttora – la culla dell’agricoltura, del buon vino e della cucina di Ischia. Il pomeriggio del 27 dicembre purtroppo era impegnata, ma ci ha dato dei buoni consigli per giungere alla meta in tempi rapidi evitando anche il traffico. Il Presepe vivente ha da sempre attirato tanta gente. E siccome per anni non si è potuto svolgere, ora avrebbe richiamato anche i curiosi.
Siamo comunque in tanti e all’unanimità decidiamo di andare a Campagnano a piedi. L’appuntamento è alle 17:00 a Cartaromana, all’incrocio con via G.B.Vico. Ci incamminiamo verso l’alto affrontando la prima salita, quella che costeggia la Chiesa della Madonna del Carmine, che per tutti in zona è la Cappella.
Il percorso a piedi non è semplice: i marciapiedi sono invasi da pali elettrici o segnaletici, le auto in sosta restringono la carreggiata e le auto in movimento sono tantissime. Non ci lasciamo scoraggiare e proseguiamo imperterriti. Quando la salita si fa più docile, arriviamo a S. Michele. Di qui prendiamo sulla sinistra una stradina interna “via vecchia Campagnano”. La chiamano ‘mbrecciata perché costruita con il sistema antico delle pietre di breccia.
La strada è sufficientemente illuminata, il primo tratto, in salita dolce, non presenta difficoltà. Tra ville e case, si intravede ancora l’opera sapiente della mano umana, quella che costruiva parracine e curava i terreni. I gas di scarico delle poche auto non riescono a coprire i profumi della terra.
Quando siamo in prossimità della meta e la salita si fa più ardua, mi viene in mente quello che ho sentito spesso raccontare. Fino agli anni ’60 la gente di Campagnano che scendeva a valle per vendere i prodotti della terra, percorreva questa strada a piedi nudi, portando le scarpe a tracolla, in modo da non sciuparle.
Arriviamo in cima. Il panorama sul mare e sul Castello, scandito da luci e colori del Natale, è spettacolare. In piazza la Chiesa illuminata rende tutto molto suggestivo. All’interno ci accoglie il quadro vivente della grotta con il bambino.
Ad attirare la gente sono soprattutto i portoni aperti che immettono nei caratteristici giardini. Qui sono esposti attrezzi di antichi mestieri e si propongono cose buone da mangiare..
Noi preferiamo addentrarci in quel budello che conduce alla zona più antica. Appena all’inizio ci fermiamo. In una grotta si lavorano i cestini. Riconosco Salvatore, un signore che da tempo trasmette ai giovani la passione per l’intreccio. Accanto a lui, un giovane è in piena battaglia. “Lui è un laureato, fa un altro lavoro, ma ha la passione per l’intreccio. E così mi aiuta”.
Salvatore è attorniato da tante persone che gli chiedono informazioni sui suoi corsi. Ogni tanto riesco ad afferrarlo. E lui risponde volentieri: “Sono in tanti a chiedermi di imparare l’arte e io dò volentieri lezioni. Qualcuno mi fa notare che se diffondiamo l’arte, poi nessuno comprerà i nostri cestini. Ma io non credo proprio che ci possa essere questo tipo di concorrenza”.
No, certo. La diffusione dell’arte dell’intreccio non potrà mai essere così capillare. Evidentemente però alcuni maestri sono un po’ gelosi.
Intanto il giovane seduto in un angolo ci spiega che per questo lavoro di intreccio è necessario disporre di ramoscelli di olmo. “Si trovano facilmente a Ischia. Io non sempre ho il tempo di andare a cercarli e a volte li compro”. Mi fermo ad ammirare le sue mani che lavorano freneticamente. Vorrei chiedere a Salvatore il numero di telefono, ma alcune persone lo portano via.
Mi dicono però che non è difficile rintracciarlo e che spesso tiene corsi nei locali di un noto bar di Ischia Porto. Lo troverò.
Salvatore e il suo aiutante confezionano ceste, cestini e spaselle utilizzabili soprattutto per i prodotti della terra. Hanno molte richieste per i loro corsi. Evidentemente la voglia di manualità è tanta.
Mi torna anche in mente ‘ U Tarantino, quel signore che spesso lavora sulla spiaggia confezionando nasse o altri oggetti per il mare. Chissà se anche lui insegna l’arte.
Intanto torniamo indietro per la stessa strada. Se all’andata abbiamo impiegato circa 20 minuti, in discesa siamo più veloci.
Camminare fa bene e permette di scoprire tante cose.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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