Geppino Cuomo: Il calcio a Ischia
Leggere il libro di Geppino Cuomo, Il Calcio a Ischia, dagli anni ruggenti alla C1, è stato per me come sfogliare l’album dei ricordi.
Al campo Rispoli di Ischia d’inverno si giocava la domenica alle 14:30. Era un dramma per me – bambina, ragazza, adulta – alzarmi da tavola e andare a vedere l’Ischia. Ai maschi è tutto consentito. Alle donne toccava sparecchiare e lavare i piatti. “Cadda’ fa’ na’ femmina ‘ncopp ‘ o’ campo e’ pallone”. Ma io di solito riuscivo a svignarmela. E oggi posso dire: io c’ero.
C’ero ed ero appena bambina, quando l’Ischia dopo un campionato esaltante si vide sfuggire il traguardo della serie C. Vinse la Turris che beffardamente venne a vincere anche al Rispoli all’ultima giornata, togliendoci perfino lo sfizio. Si disse all’epoca che la Società aveva lasciato di proposito la vittoria del campionato alla squadra di Torre del Greco perché convinta di non riuscire a sostenere i costi della serie superiore. Ma Geppino Cuomo smentisce e sostiene che piuttosto erano stati i litigi in società a rendere impossibile il traguardo tanto sognato dai tifosi.
Io c’ero, ed ero ormai grandicella, quando la società versava in brutte acque e si parlò di autogestione. Era una parola in voga all’epoca. Se ne parlava nelle fabbriche, a scuola e perfino nei campi di calcio. Ma erano in pochi a capire il senso profondo di quel termine e la forte responsabilità che comportava.
L’Ischia retrocesse. E io c’ero quando Ischia e Forio si scontrarono in derby infuocatissimi, in campo e sugli spalti. C’ero quando si festeggiò la promozione in IV serie. C’ero quando ci esaltammo in Coppa Italia contro squadre di serie superiore. C’ero, ed ero nella piena giovinezza, quando il Castrovillari a due minuti dalla fine vinceva a 1 a 0 e l’Ischia riuscì a ribaltare il risultato con due rigori. Ricordo che non riuscii neanche a esultare, mi guardai intorno incredula e vidi omaccioni intorno a me omaccioni grandi e grossi piangere dalla gioia.
C’ero quando festeggiamo la C2 e qualche anno dopo la C1. Mi esaltai ancora al Rispoli a vedere il Cagliari, il Foggia, squadre che erano state in serie A.
E come il libro di Geppino, la mia passione per l’Ischia si ferma lì. Anche io sostenevo all’epoca che quel campo era ormai troppo piccolo. Tuttavia, in seguito non sono mai riuscita a frequentare assiduamente lo stadio più grande, quello con il prato verde che tutti sognavamo. Mi sono resa conto solo dopo che le cose “grandi” non sono adatte a Ischia. Noi abbiamo bisogno di cose piccole da coccolare e valorizzare.

Geppino Cuomo è riuscito a farmi rivivere quei momenti di tifo genuino, spiegando anche quei “come e perché” che io non conoscevo. Sapevo poco delle tribolazioni in società, dei litigi, delle persone che, spinte dalla passione o forse anche dalla voglia di avere visibilità sociale e politica, si impegnavano fuori dal campo per l’Ischia calcio. La mia passione era tutta lì, al Rispoli, in quel piccolo campo in terra battuta – allora circondato dal verde dei pini – che era stato inaugurato nel 1949, all’indomani della tragedia di Superga.
Un grazie a Geppino Cuomo per le grandi emozioni che mi ha permesso di rivivere. Solo un appunto mi sento di muovere all’autore. Nel libro non è documentato il ruolo importante che a partire dalla metà degli anni ’70 ebbero le radio private. Quando l’Ischia giocava fuori casa, le radiocronache di Nino Postiglione, Ciriaco Rossetti e dello stesso Geppino Cuomo erano seguitissime, come del resto i dibattiti che si tenevano anche in collegamento con giornalisti di altre città. Ma forse sull’argomento potremo aspettarci un nuovo libro?


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web


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