Ischia: parliamo di Reggio Calabria
Metà settembre: il gruppo lettura si riunisce a Fontana, uno dei punti più alti e più belli di Ischia, ai piedi dell’Epomeo. Continua da qui il nostro viaggio in Italia attraverso la letteratura.
Ci sediamo in piazza, al belvedere. Sotto i nostri occhi le terre di Casapane, poco più in là il mare con tutti i suoi riflessi. Mentre gustiamo la famosa granita del Bar e ci godiamo il panorama, parliamo di Calabria e soprattutto di Reggio. Siamo in poche, purtroppo, ma la presenza di due amiche di Reggio in vacanza a Ischia è un’occasione troppo ghiotta. Maria e Caterina si sono mostrate molto interessate alle nostre letture e sembrano davvero contente di essere qui. La testimonianza di Maria che tuttora vive a Reggio sarà preziosa. Caterina, che è nata a Reggio ma vive a Milano fin da giovanissima, testimonia invece la lontananza, quell’amore per la propria terra che si consolida nell’animo di chi ha dovuto scegliere l’altrove.
La rivolta di Reggio Calabria
la calda estate del 1970 con tutti i i suoi lati oscuri
Parliamo di Calabria e del suo capoluogo mancato, Reggio, attraverso le storie che abbiamo letto. Il libro di Turano, Salutiamo amico, Giunti editore, è un romanzo ambientato nella Reggio della rivolta del 1970.
Un racconto voluminoso e pesante, una scelta narrativa difficile con più voci narranti. Certi meccanismi tuttavia si comprendono. Ma io credo che sia soprattutto la ricostruzione storica, in appendice al libro, a chiarire un po’ le idee.
Mentre Maria comincia a parlare, mi ritorna in mente l’unica volta in cui sono stata a Reggio, molti anni fa. Avevo trascorso una serata meravigliosa in un locale sul mare. Messina sembrava stringere la mano a Reggio in uno scintillio di luci. Poi la mattina dopo un tuffo in un mare cristallino. E durante un giro in auto, una delle amiche calabresi mi indica un mare di cemento. “L’hanno costruito tanti anni fa e non è mai andato in funzione”. È quello che doveva essere il V polo siderurgico, una possibilità di lavoro per tanti calabresi. Un fallimento, un monumento allo spreco. E un pugno nell’occhio.
Ma andiamo per ordine. Nel 1970 con l’istituzione delle Regioni, in Calabria a sorpresa viene nominata città capoluogo, non Reggio, come in molti si aspettavano, ma Catanzaro. È la scintilla che fa scoppiare una rivolta che per molto tempo è rimasta quasi del tutto ignorata. I media nazionali dell’epoca non se ne occupavano, i giornalisti italiani che arrivarono a Reggio con molto ritardo, non sempre capirono. La città era stata messa a ferro e fuoco. Barricate, morti, feriti. Le scuole in ottobre non riaprirono. Molti pensavano che i Reggini fossero impazziti. Una rivolta per avere il capoluogo? Per una questione di campanile si mette a ferro e fuoco una città?
“Avere il capoluogo – ci spiega Maria – significava posti di lavoro, possibilità di sviluppo”. E aggiunge con orgoglio:” Reggio è sempre stata la città simbolo della Calabria”. Al di là dell’orgoglio reggino, la questione non era di campanile, ma ben più sostanziale: il lavoro. E se la scelta cadde su Catanzaro fu probabilmente perché all’epoca diversi politici di spicco erano di Catanzaro. “Ma non sembra una guerra tra poveri?” chiedo a Maria. E lei ammette: “ Beh, sì”. Capita spesso.
Una guerra tra poveri, nella quale si mischiarono anche interessi di altra natura. Le strade di Reggio erano frequentate da personaggi oscuri, come Pippo Franco, Junio Valerio Borghese che poi fu il protagonista di un colpo di stato mancato. Segno evidente che la posta in gioco era alta e la partita si giocava anche altrove. Naturalmente si affermavano anche gli interessi della malavita organizzata che proprio in quella occasione fece sentire forte la sua voce. Arrivarono soldi e appalti. Il pacchetto Colombo che prevedeva la costruzione del V polo siderurgico era un’occasione ghiotta. “Ma perché – chiedo ancora a Maria – si pensò di puntare sull’industria e non sull’agricoltura?”. La risposta purtroppo è semplice: “L’agricoltura all’epoca non tirava”. Da qualche lettura che ho fatto successivamente all’incontro, mi sono resa conto che la Sinistra italiana sperava che con il V polo siderurgico si costituisse in Calabria e al Sud una classe operaia e che così si arginasse l’ondata di emigrazione verso il Nord. Il turismo di massa non esisteva ancora, l’agricoltura non tirava. Reggio, la Calabria, il Sud scommisero sull’industrializzazione che pure avrebbe sacrificato un po’ di bellezza. Ma il progetto si è rivelato un fallimento. E oggi? Maria risponde dispiaciuta: “Oggi i Reggini sembrano rassegnati. Dopo la rivolta del ’70, dopo il fallimento della politica industriale, la gente sembra non avere più fiducia nel futuro. “
Eppure Reggio è una città straordinaria: bella, ricca di storia e di cultura.
Il signorino
Il Marchesato di Crotone, le terre, la riforma agraria
Intanto arriva un nuovo spunto di lettura da un’amica. “Ho trovato un libro molto bello e significativo sul Marchesato di Crotone Il Signorino di Federico Montesanti. Me lo ha consigliato un’esperta. Qui troveremo spunti interessanti sull’agricoltura nella zona nord della Calabria”. Eh, sì. Perché sembra che tra Nord e Sud della Calabria vi siano differenza profonde. Ho letto il libro e ve ne parlerò. E ho approfondito anche un altro tema di cui sarà giusto parlare in uno dei prossimi incontri: la riforma agraria del 1950. I legislatori pensarono di espropriare le terre ai latifondisti per darle finalmente ai contadini. Ma anche questo progetto fallì. Perché? Risponderemo presto. E intanto leggiamo anche Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro.
Maria e Caterina sono ritornate nelle loro città. Le salutiamo con un grosso GRAZIE e con la sicurezza di rivederci presto a Ischia.
L’incontro si è tenuto a metà settembre, quando in Campania non sussisteva ancora obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Per info








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