Il terremoto, 40 anni dopo
Mi corre un brivido lungo la schiena mentre prendo il mio caffè da sola. È il 23 novembre. 40 anni fa ero una studentessa come tante, in mezzo a tanti. Studiavo a L’Orientale di Napoli. In settimana vivevo in città, in un appartamentino in via Marina. Quella domenica sera ero a Ischia. E allora cominciarono le paure.
Ho trovato questo pezzo tra le mie cose. Era parte di una storia che non ho mai portato a termine. Ve lo ripropongo oggi: un omaggio alle vittime della tragedia e a quel modo di essere studenti.
Il Terremoto e noi studenti
“Il 23 novembre del 1980 il terremoto dell’Irpinia sconvolse l’Italia. Frequentavamo il secondo anno all’Università. Era domenica. Molti studenti fuori sede erano a casa. Ci conoscevamo tutti all’Orientale. Nei giorni successivi fu tutto un rincorrersi, un cercarsi, un susseguirsi frenetico e disperato di telefonate.
La domande erano sempre le stesse: “Come stai? Hai notizie di…?“. I miei amici più cari risposero tutti all’appello, per fortuna. Seppi però che diversi ragazzi dell’Orientale avevano perso la vita. Ma non finì qui. Per tanto tempo la paura fu la compagna delle nostre giornate. Le scosse si susseguivano.
All’Università sembravamo tutti velocisti ai blocchi di partenza. Un po’ di vento che scuoteva le finestre o un movimento inconsulto che faceva traballare il tavolino della mensa o ancora un rumore strano … e tutti scattavamo. Avevamo paura. Tutti, senza eccezione… insegnanti, bidelli, studenti.
C’era però chi riusciva a dominarsi e a mantenere la calma. Irene era tra questi. “È la solita sciocchezza“, diceva sempre con quel suo fare che me la rendeva ancora antipatica. Si andò avanti così ancora per un bel po’. Anche perché dopo il terremoto dell’Irpinia, cominciò il bradisismo di Pozzuoli. A Ischia quelle scosse si avvertivano poco o niente. A Napoli le sentivamo tutte…
Io intanto ero rimasta da sola in quell’appartamentino di via Marina. Tante studentesse erano passate di là… poi d’un tratto… “Arrivederci e grazie“. E qui però, pur nella tragedia, mi capitò il classico colpo di fortuna.
Irene aveva dovuto lasciare l’appartamento che aveva preso in fitto insieme ad altre studentesse proprio nei pressi dell’Università. Il palazzo era stato dichiarato inagibile. Stessa sorte era capitata a tanti altri palazzi del centro di Napoli. E così una mattina a lezione, Irene mi si avvicinò e mi chiese con quella sua faccia d’angelo: “C’è posto da te?“. “Certo“, le risposi tra il sorpreso e l’infastidito. Avevo ancora tante perplessità su d lei. Quello fu l’inizio di un’amicizia conflittuale e difficile, bella e profonda! “


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Vuoi saperne di più? Basta un click


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