Ischia Ponte: aspettando Coco’
- Le piccole attività commerciali di Ischia riusciranno a riaprire?
Tutto è molto difficile e confuso. Cosa si può fare?
All’inizio ci incontravamo sempre da Cocò, uno dei bar più noti di Ischia Ponte.
Avevamo scelto lì il nostro tavolo per chiacchiere e caffè. Si faceva fatica a trovar posto. E anche al bancone la fila di mattina presto era sempre tanta. Il caffè lì è davvero squisito.
Poi con il tempo abbiamo cominciato a muoverci, a frequentare altri locali, a scoprire Ischia sotto altri punti di vista. Il nostro punto d’incontro comunque, in ogni stagione e in ogni luogo di Ischia, è sempre stato un tavolo con un caffè.
Da qualche tempo non possiamo più incontrarci. Ci sentiamo, ci vediamo grazie alle diavolerie tecnologiche. Ma certo quel caffè e quel momento d’incontro ci mancano tanto. È un sacrificio che, come tutti gli Italiani, dobbiamo fare. Sappiamo che questa notte passerà.
Siamo anche consapevoli che il nostro sacrificio è roba da poco di fronte a tutto quello che è successo in Lombardia, in Piemonte, in Veneto, in tutta Italia e in tutto il mondo. Abbiamo visto immagini terribili, sappiamo che ci sono ancora tante persone che soffrono e altre che lavorano sodo per salvare vite. A loro vada tutta la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento.
Ora però dobbiamo anche affrontare quello che verrà. Cosa succederà ora? Riapriranno i nostri bar, le nostre botteghe, gli alberghi, i ristoranti, i lidi? Che ne sarà dei lavoratori stagionali? E quante piccole imprese familiari rischiano di non riaprire?
Nessuno di noi, meno che mai chi vi scrive, è un economista o uno specialista igienico-sanitario. Non è possibile qui formulare proposte concrete. E tuttavia qualche domanda dobbiamo porcela. In TV e sui giornali si sentono spesso tuonare i rappresentanti di Confindustria o di Associazioni che portano avanti le istanze delle grandi aziende, soprattutto quelle del Nord Italia, quelle che – nonostante tutto – hanno ancora possibilità di investimento. Ma chi pensa ai piccoli, alle imprese familiari, agli artigiani, ai lavoratori stagionali?
Tutelare la salute è fondamentale. La salute è un bene imprescindibile, è un diritto che va salvaguardato prima di ogni altra cosa. Attenzione, però. Anche il lavoro è un diritto. Il lavoro è dignità, è creatività, è un mezzo di sostentamento indispensabile, senza il quale la salute non può essere tutelata. E non dimentichiamo che, soprattutto in una località come Ischia, il lavoro è accoglienza.
Mi è capitato in questo periodo di sentir parlare persone di Ischia con la voce rotta dalle lacrime. La mancanza di prospettive, il terrore di non poter lavorare per la stagione intera, genera una disperazione che a sua volta può creare disagio sociale. Non dobbiamo arrivare a questo. La gente qui ha bisogno di riprendere l’attività. Ma come?
Cosa si può fare?
La Regione Campania ha concesso a bar e ristoranti dal 27 aprile al 3 maggio la possibilità di riaprire per alcune ore al giorno per la sola consegna a domicilio. Molti rimarranno chiusi. “Il gioco non vale la candela”, mi hanno detto. Le spese sarebbero troppe, gli introiti davvero esigui.
E in seguito come si farà nei “piccoli spazi” a mantenere le distanze sociali? Penso ai bar e ai ristoranti, ma anche ai nostri lidi che non sono enormi come quelli di Riccione o di Rimini.
Cosa si può fare?
Io credo che i piccoli abbiano bisogno di regole chiare, precise, semplici e soprattutto attuabili e sostenibili. Non si può chiedere a una piccola azienda o a un artigiano di investire in misure di prevenzione allo stesso modo di una grande azienda. Non ne avrebbe la possibilità e sarebbe costretto a chiudere.
Vale la pena ricordare che il numero di botteghe costrette a chiudere in quest’ultimo periodo, già prima della crisi corona-virus è stato elevatissimo. Eppure le botteghe sono la nostra anima, la nostra storia, la nostra vita.
Si studi qualcosa e si faccia in fretta. Si progetti ad esempio un sistema di incentivi o di agevolazioni fiscali per consentire ai “piccoli” di adeguarsi alle norme sanitarie.
E proprio ai “piccoli” mi permetto di chiedere una cosa: coalizzatevi, fate sentire la vostra voce, formulate proposte. Altrimenti nessuno vi darà una mano.
È invece importante che le vostre attività riaprano. Per noi, per voi, per tutti





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