Ischia: troppi incidenti stradali. Che fare?
- Dopo l’ultimo incidente mortale avvenuto sulle strade di Ischia, nessun processo di piazza. Solo qualche considerazione. E una proposta.
Ne abbiamo parlato tante volte nel corso dei nostri caffè a Ischia Ponte: troppo traffico sulla nostra isola. Non sarebbe necessario adoperare tanto l’auto, se usassimo un po’ di più le gambe e il cervello e se i mezzi pubblici funzionassero in maniera quanto meno dignitosa. Ma il nostro ottuso legame all’auto, le disfunzioni assurde dei mezzi pubblici, la condizione talvolta penosa di strade e marciapiedi non bastano certo a spiegare i troppi incidenti stradali, anche mortali, che avvengono a Ischia.
Le ragioni sono tante, anche perché gli incidenti fatali sono avvenuti ad ogni ora del giorno e della notte. È possibile che tra i motivi ci siano l’alta velocità, la distrazione, l’ignoranza dei segnali stradali, la superficialità. Ed è anche probabile che talvolta le condizioni in cui ci si mette alla guida non siano proprio quelle più idonee. Si parla spesso di giovani che guidano l’auto dopo la notte di divertimento (sic!), con la testa piena di alcool o di sostanze stupefacenti. Molti invocano maggiori controlli, anche all’uscita degli stessi ritrovi dei giovani. Ma è possibile immaginare controlli a ogni angolo di strada? Altri chiedono telecamere e autovelox. Ma si possono installare aggeggi del genere dovunque? Io intanto propongo un’altra domanda: che fine ha fatto il servizio taxi notturno dedicato ai ragazzi che tornano a casa dopo il divertimento? Io non ne ho più sentito parlare.
La campagna di Domenico Di Meglio
Non ci casco, uso il casco. Lo slogan, accompagnato da una campagna informativa, ebbe un effetto straordinario
I motivi degli incidenti – vi dicevo – sono tanti e non coinvolgono solo quelli della notte. Anche in pieno giorno si vedono auto sfrecciare, motorini fare slalom, segnali di stop non rispettati. Vogliamo parlare della freccia, della precedenza o dell’autobus sistematicamente sorpassato, mentre è in sosta e fa scendere i passeggeri? O vogliamo occuparci di chi parla al cellulare mentre guida? E che dire delle strisce pedonali quasi mai rispettate?
Anni fa sul vecchio blog avevo lanciato una proposta in >La strada, chiedendo alle scuole di dedicare una settimana all’anno all’educazione stradale con lezioni aperte a tutti. Il post ebbe un numero elevatissimo di lettori, ma nessun riscontro concreto.
Anni prima Domenico Di Meglio, giornalista e fondatore de Il Golfo, purtroppo prematuramente scomparso, lanciò sul suo giornale una campagna di straordinaria efficacia: Non ci casco, uso il casco. Erano i primi tempi del casco obbligatorio. Gli scooteristi erano restii ad accettarlo. Ma quella campagna, insistita, tenace, quotidiana, accompagnata da tante informazioni, ebbe un effetto straordinario. Fui testimone di un episodio soprendente. Una mattina incontrai per strada un gruppo di giovani forestieri, presumibilmente una scolaresca in gita. A un certo punto uno dei ragazzi, guardandosi intorno e vedendo tante persone che in sella ai loro scooter indossavano il casco, sbottò: “Marooooo, tutt’ co’ ‘o casco!”. Era incredibile. Ischia evidentemente era un’eccezione, almeno per quei giovani forestieri.
Ma Domenico Di Meglio non si fermò qui. Quando a Ischia arrivarono le “rotonde”, lui cominciò a pubblicare quotidianamente sul giornale un grafico su “come si affronta la rotonda”….
Proposta
Una campagna di sensibilizzazione
Ed ecco la mia proposta. Non è possibile seguire l’esempio di Domenico Di Meglio? Una campagna radicale per sensibilizzare tutti noi. Si possono creare slogan contro l’alta velocità o contro il cellulare alla guida o per spiegare che le strisce pedonali non sono la maglia della Juventus. Oppure qualcosa che induca i ragazzi a non mettersi alla guida dopo il divertimento.
Tutti potrebbero dare il loro contributo, pubblicando ogni giorno uno slogan sul social preferito. Che ne pensate?





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