Cultura a Ischia: il ciclo di conferenze Chorìa
- Recupero e valorizzazione dei Beni artistici e culturali sono il tema di Chorìa, una serie di incontri alla Biblioteca Antoniana di Ischia coordinati da Mariangela Catuogno. La prima conferenza si è tenuta il 25 gennaio con gli interventi del prof. Pagano e del prof. Consiglio. Qui di seguito un resoconto con qualche interrogativo finale. Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 febbraio
La Biblioteca Antoniana di Ischia festeggia i suoi 80 anni di vita. Chorìa, il ciclo di conferenze organizzato dalla nostra amica Mariangela Catuogno, esperta in Beni culturali, rientra in quella serie di regali di compleanno per una struttura che diventa ogni giorno più importante nel panorama culturale di Ischia.
Il 25 gennaio si è tenuto il primo incontro dal titolo “Storie di uomini e del loro territorio: la molteplice identità del paesaggio”. Sala piena, come è ormai consuetudine per questo genere di appuntamenti. Grazie all’opera divulgativa degli esperti, le tematiche legate all’archeologia e ai Beni culturali riscontrano un interesse crescente nel pubblico ischitano.
I paradossi del Sud
Il primo a prendere la parola è il prof. Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, che ci illustra “Il rapporto pubblico-privato nella strategia del Parco Archeologico dei Campi Flegrei”. Un particolare mi colpisce. Il prof. Pagano ci riferisce tra l’altro un dettaglio che ha del paradossale. Raggiungere il parco archeologico di Cuma con i mezzi pubblici è impresa assai ardua. Bisogna adoperare l’auto, con tutte le conseguenze insostenibili del caso. Esiste per la verità un treno, il Cuma Express, che parte dalla stazione metropolitana di Montesanto, nel cuore di Napoli, e che tuttavia pochi conoscono. Probabilmente le corse che il treno effettua sono poche, eppure la linea c’è. Domanda: non dovrebbe essere compito delle istituzioni rendere accessibili al meglio i siti di interesse culturale? Ne trarrebbero beneficio turisti, viaggiatori, cittadini interessati e di conseguenza l’economia locale. Il treno c’è, ma non si vede.
I giovani al Sud
È poi la volta del prof. Consiglio, docente presso l’Università Federico II di Napoli, che ci intrattiene su un tema altrettanto scottante:“ Riscoprire e valorizzare il Patrimonio culturale: l’impatto economico e sociale”. Ci racconta il prof. Consiglio di come sia andato alla scoperta di iniziative presenti in Campania e in tutto il Sud Italia grazie alle quali i protagonisti, sfidando i luoghi comuni, sono riusciti a recuperare e valorizzare siti di forte interesse culturale.
Si tratta nella maggior parte dei casi di giovani che hanno tramutato in lavoro l’amore e la passione per la loro terra. Sono giovani che hanno messo da parte lamentazione e pigrizia, sfidando anche l’ostilità ambientale, quella che si esprime nella manfrina di amici e parenti: “Ma chi te lo fa fare?”. E sono riusciti a farcela, a guadagnare. Perché come lo stesso prof. Consiglio sottolinea, queste iniziative devono uscire dal mero volontariato, che pure è importante. La gestione del territorio, il recupero e la valorizzazione di siti trascurati o abbandonati richiedono una capacità imprenditoriale e manageriale che abbia cura di costi e ricavi.
I giovani in questione si sono riuniti in gruppo e – si faccia bene attenzione – non sono andati alla ricerca di finanziamenti. Hanno fatto tutto da soli, dimostrando che il territorio, se ben gestito, può dare frutti economici di rilievo.
Il prof. Consiglio ha raccolto i suoi studi nel libro “Sud Innovation” scritto con Agostino Riitano e edito da Franco Angeli. Esiste anche un sito internet > Sudinnovation che tuttavia è ancora in fase di perfezionamento.
Il mio auspicio è che i protagonisti di tali iniziative possano presto raccontare e divulgare in prima persona le loro esperienze, spiegando come sono riusciti a farcela. Io credo che la battaglia più terribile da vincere non sia quella contro la mentalità diffusa, contro la passività e la pigrizia. Sono invece convinta che lo scontro maggiore avvenga con la burocrazia.
Non possiamo nascondere che l’apparato burocratico italiano, soprattutto qui al Sud, sia capace di porre ostacoli tali da far perdere la pazienza a un Santo. Ed è questo quello che spegne spirito di iniziativa ed entusiasmo anche dei giovani più motivati.
Sarebbe importante far conoscere in dettaglio queste esperienze per dar coraggio ad altri giovani, anche qui a Ischia, una realtà nella quale ci sarebbe tanto da recuperare e valorizzare. Pensiamo per esempio ai Musei, ai boschi, ai borghi… D’altra parte, come gli stessi relatori hanno sottolineato, il turismo ormai non può basarsi solo su mare, sole e terme. O – mi permetto di aggiungere – sulle feste di piazza.
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