Milanesi a Lacco Ameno: Malcovati e Rizzoli
- Inevitabilmente la storia di Malcovati ci porta da Ischia Ponte a Lacco Ameno, il comune più piccolo dell’isola, noto soprattutto per il Fungo. E tuttavia Lacco Ameno, a dispetto delle sue dimensioni, ha una storia immensa da raccontare che abbraccia la cultura, il termalismo, la dolce vita. E di questo piccolo Comune due Milanesi, Piero Malcovati e Angelo Rizzoli, si innamorarono perdutamente.
Tra Casamicciola e Lacco Ameno
Passeggiando sul lungomare
In tempi normali mi piace molto camminare per Ischia. Talvolta in auto o in bus arrivo a Casamicciola. Poi da Piazza Marina intraprendo una bella passeggiata fino a Lacco Ameno. Camminando lungo questa strada, ci si rende subito conto del perché due Milanesi, Piero Malcovati e Angelo Rizzoli, si siano innamorati di questa zona. La bellezza, nella sua semplicità, illumina gli occhi, l’odore del mare inebria i polmoni, la brezza marina ti sospinge. È un percorso pianeggiante che si affronta senza nessuna fatica.
Mentre mi lascio alle spalle Casamicciola Terme penso al ruolo fondamentale che quel Comune ha avuto nella storia dell’isola. Ischia in tempi passati basava la propria economia soprattutto sull’agricoltura. Eppure per un lungo periodo, fino al terremoto del 1883, Casamicciola era riuscita a ritagliarsi uno spazio come stazione termale divenendo nota in tutta Europa.
D’altra parte le sorgenti naturali dell’isola non sono una scoperta recente, anzi, erano note fin da tempi molto antichi. Ma l’evento tellurico mise in ginocchio Casamicciola e calò un velo sulle Terme. Diversi anni dopo un altro evento naturale, l’alluvione del 1910, continuò in un’opera distruttiva che ancora una volta mise in grandi difficoltà la popolazione dell’isola e in particolare la gente di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio. L’isola d’Ischia nella sua storia ha vissuto momenti davvero drammatici.
Intanto, camminando, sono arrivata all’ingresso del Centro storico di Lacco Ameno, nei pressi del Fungo, in una zona che credo qui chiamino il Capitello. La collina di Montevico che sormonta la baia di S. Montano si staglia nitida all’orizzonte. Proprio in questi paraggi esisteva una fontana il “Pisciariello”, una delle poche fonti di acqua a disposizione della popolazione. Tante persone erano sempre in fila per attingere l’acqua per il bucato e per l’igiene personale.
Da Malcovati a Rizzoli
La riscoperta delle acque termali
Fino al secondo dopoguerra Lacco Ameno era davvero povera. Mentre l’attività principale dell’isola era l’agricoltura, qui si viveva soprattutto di pesca, un’attività che all’epoca era poco redditizia. Non che i contadini fossero ricchi, ma almeno disponevano di prodotti da mangiare e riuscivano anche ad allacciare piccoli rapporti commerciali con il continente. Per i pescatori invece la vita era più dura, anche se potevano contare sulla tonnara, un sistema di pesca che qui a Lacco ha resistito fino agli inizi degli anni ‘50, come ci racconta Giuseppe Silvestri nel suo bel libro La tonnara di Lacco Ameno. L’attività agricola lacchese era molto limitata, anche se sulla collina di Crateca si producevano ottimi prodotti. Insomma, gli stenti della popolazione erano evidenti, qui più che in tanti altri luoghi dell’isola.
Ma appena dopo la seconda guerra mondiale, capitò qualcosa che capovolse il destino del Paese. Come vi ho raccontato, Piero Malcovati, luminare della medicina, durante la guerra era spesso a Ischia ed era riuscito a scovare in diverse biblioteche alcuni scritti sulle acque termali dell’isola. Queste letture lo incuriosirono al punto da indurlo, dopo la guerra, a lanciarsi in un’avventura. Il suo intento era quello di valorizzare le fonti dell’isola sulla base di studi scientifici moderni.
A Lacco Ameno esisteva già uno stabilimento termale, Le Terme Regina Isabella-S. Restituta, che tuttavia era malridotto. Malcovati, con l’ausilio di altri 50 medici milanesi, decise di rilevarlo per avviare un discorso nuovo. Il gruppo era formato da medici, non da imprenditori. E così ben presto cominciarono le difficoltà. A questo punto Piero Malcovati dimostrò tutta la sua tenacia da lumbard. Non rinunciò all’impresa, anzi, si diede da fare. Chiamò in soccorso Angelo Rizzoli, un editore importante della Milano dell’epoca. Quando Rizzoli arrivò a Ischia, si guardò intorno e decise di investire il suo denaro. Rilevò le Terme, costruì alberghi, affrontando per questo diverse vicissitudini amministrative. E così Lacco Ameno diventò non solo un centro termale di rilievo internazionale, ma anche il punto di incontro di personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura, della scienza. “Lacco Ameno è il mio biglietto da visita”, era solito dire Rizzoli.
Camminando, sono arrivata nel cuore di Lacco Ameno. Qui ci sono diversi bar storici che negli ’60 erano frequentanti da personaggi come Monica Vitti, Michelangelo Antonioni e tantissimi altri.
Mi fermo per un caffè davanti al mio computer. Ma il racconto andrà avanti. Abbiamo ancora tanto da scoprire. Intanto lasciatemi dire una cosa: questo periodaccio passerà. Ischia ci aspetta. A presto.
Se vuoi approfondire > Il Pisciariello di Giuseppe Silvestri
Ti consiglio anche > Lacco Ameno negli anni ’50 e ’60 a cura di Raffaele Castagna





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