In ospedale con Anna e Gioacchino
Tre anni fa il terremoto di Casamicciola, che molti hanno ormai dimenticato. Ma a Ischia quelli furono giorni convulsi. Eppure proprio in quei giorni nacque un bambino, Gioacchino. Una lieta novella in famiglia. Un episodio che voglio ricordare in occasione del suo compleanno. Con un grazie particolare al personale dell’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno
L’angoscia e la nascita
Pubblicato sul vecchio blog il 25 settembre 2017
È stato l’ospedale di Ischia nei giorni dopo il terremoto a crearmi momenti di angoscia.
Nella notte del 21 agosto, l’ospedale era stato evacuato, i pazienti più gravi trasferiti in terraferma, gli altri sistemati in cortile alla meno peggio, in una sorta di tendopoli. Quella notte stessa, mentre i medici effettuavano un taglio cesareo per far nascere la piccola Anna, arrivarono da Napoli i tecnici che dichiararono la struttura agibile, permettendo così ai pazienti di rientrare nelle camere.
In quella situazione di confusione e di angoscia, una mia parente doveva partorire. Io ero in ansia.
“Come sta”, chiedo alla sorella. “È agitata – mi risponde lei – ma sta abbastanza bene, tutto è sotto controllo. Qualche amica le ha suggerito di andarsene a Napoli in una clinica privata. Ma lei non vuole”.
Sento un brivido lungo la schiena: “Brava”, rispondo. E mi sorprendo a pensare che in quelle circostanze forse al suo posto io sarei scappata.
La mattina del 24 agosto mi arriva una telefonata: “È in ospedale, forse ci siamo”.
Mi metto in macchina e vado anch’io, pur sapendo di non poter essere utile. Attraverso le strade sotto il sole infuocato del mattino, senza notare nulla di particolare. Solo nel centro di Casamicciola, nei pressi di piazza Marina, trovo un po’ di confusione. Il Capricho, una struttura in disuso che una volta era il tempio del divertimento serale, ospita Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine.
Proseguo senza problemi sul lungomare tra Casamicciola e Lacco. Da un’occhiata furtiva mi rendo conto che la spiaggia è ancora malinconica. Ecco, poco prima del centro di Lacco Ameno svolto a sinistra e sono in ospedale.
Salgo le scale con il cuore in gola, le ferite alle mura mi fanno impressione, ma non sono in grado di valutarne l’importanza,
L’ospedale è una palazzina degli anni ’50, l’ha costruito Angelo Rizzoli, un imprenditore milanese che venne a Ischia perché convinto che il turismo potesse essere un ottimo affare. Lo costruì a sue spese, vicino al mare, a poca distanza dal suo regno. L’Albergo e le Terme della Regina Isabella, Villa Arbusto, sua residenza estiva, sono a pochi passi. Rizzoli costruì l’ospedale e lo donò al Comune di Lacco Ameno e a tutta la comunità ischitana, guadagnandosi per questo la fama di uomo magnanimo. In realtà, io credo, Rizzoli aveva capito che non era possibile creare turismo in un’isola sprovvista di un ospedale. Sì, l’imprenditore milanese negli ’50 aveva capito quanto fosse importante una struttura sanitaria in un’isola.
Oggi quella struttura è in continua lotta per la sopravvivenza. Manca il personale, mancano le risorse, alcuni ambulatori e perfino alcuni reparti sono continuamente a rischio di chiusura.
In ogni caso nel 2004 quella palazzina era stata sottoposta a lavori di ristrutturazione. E però il terremoto ha lasciato i suoi segni.
Salgo quelle scale. Sul pianerottolo all’ingresso del reparto di ginecologia e ostetricia, una signora in divisa verde mi sorride: “Siete qui per … ?” È l’ostetrica. “Non vi preoccupate, mamma e bambino stanno bene. Solo ci vuole tempo”. Quel sorriso mi rassicura. “Ma si ipotizza un cesareo?”chiedo ancora. L’ostetrica sorride: “Ma no. Procede tutto per il meglio. Bisogna solo avere pazienza”.
Mi guardo intorno spaesata. Non mi sembra che ci siano molte puerpere. Non so, forse è solo una sensazione. Decido di tornare a casa, tanto lì non posso fare niente.
E l’attesa è ancora lunga. Poco dopo mezzanotte, squilla il cellulare: “È nato Gioacchino. Tutto bene!”. Finalmente. La mattina dopo mi precipito ancora lì. Trovo nella stessa camera il neonato Gioacchino con Anna, la bimba nata proprio la notte del terremoto.
L’assistenza dei medici e del personale paramedico è stata eccellente, mi testimoniano le due mamme. “Sono stati bravi e rassicuranti”, mi dicono. Però la sensazione del giorno prima è confermata. Le puerpere sono poche e non è un dato legato ai giorni del terremoto. Quando è nata mia figlia, poco più di 18 anni fa, quel reparto era strapieno.
“Molte donne vanno a Napoli a partorire”. Perché? Se l’assistenza è buona, perché le donne vanno a Napoli? Nessuno mi sa rispondere


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web



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