L’ultima partita
Il 23 settembre 2010, ci lasciava mio padre, Agostino Mattera Iacono. Questo l’articolo che scrissi per il Golfo pochi giorni dopo la sua scomparsa.
Il dr. Agostino, Pagliuchella, semplicemente mio padre
Il Golfo – I ottobre 2010
Vorrei abbracciarvi tutti! Vorrei parlare a quelle persone che hanno pianto e che ho dovuto confortare, e a quelli che hanno scritto “Grazie, dottore, per averci curato” o ancora a quelli che hanno detto “è come se avessi perso mio padre”. Vorrei rivolgermi a quelli che mi hanno raccontato aneddoti legati al “dottore Agostino”. Sarei stata per ore ad ascoltarli. E vorrei abbracciare quella signora che in Chiesa mi ha regalato un fiore per asciugare le mie lacrime. Non mi basta dirvi grazie. Proverò a raccontarvi mio padre, come l’ho vissuto, come lo ricorderò. Non sono lucida, perdonatemi!
La sera di mercoledì 22 settembre siamo passate in redazione mia figlia ed io. Avevamo fretta. “Il nonno ci aspetta per la partita”, ho spiegato ad Annarita. Per noi in casa era il nonno, per altri era il dottore Agostino e per tantissimi ancora semplicemente Pagliuchella.
Abbiamo fatto una corsa per arrivare in tempo per il fischio d’inizio. Lui, seduto sulla sua poltrona, sembrava stanco. D’improvviso un bagliore: “Gioca il Napoli? Andiamo allora”. Era un appassionato di sport e di calcio, un grande tifoso del Napoli. Lui, così compassato e abituato a tenersi sempre tutto dentro, di tanto in tanto si lasciava andare a qualche piccola emozione. Ci siamo seduti, dunque, davanti allo schermo. Sono stati gli ultimi momenti di vita insieme. Si è arrabbiato di brutto perché il Napoli, dopo un gol arrivato troppo presto, si è seduto, chiudendosi in difesa. “Ma cosa fanno? – diceva – trotterellano davanti all’area di rigore! Così prenderanno gol”. Amava il gioco all’attacco, semplice e concreto, senza proclami, senza urla, senza smanie. In fondo la sua vita, sia pur silenziosa, è stata sempre all’attacco.
Si era dovuto abituare ben presto a reagire alle ostilità. Quel doppio cognome è il segno di una sofferenza infinita. Il cambio di famiglia, dopo la perdita della madre, lo aveva segnato. Forse la sua storia è tutta qui: un grande bisogno di amore. Negli ultimi anni ho potuto viverlo come mai mi era capitato prima. Potevo sedermi accanto a lui per ascoltare i suoi racconti. Da ragazzo lavorava per strappare la possibilità di studiare. Mi raccontava di quei suoi insegnanti, giovani ed entusiasti, che hanno creato la scuola di Ischia in un’epoca difficile. E proprio Lui che si era appassionato alle “belle lettere” aveva scelto di fare il medico … “perché ho visto morire mia madre”, mi ha confidato tra le lacrime negli ultimi giorni.
Ma non erano improntati alla nostalgia i suoi racconti. Anzi, proprio nell’ultimo periodo aveva rivolto la sua attenzione a Ischia e ai giovani. “I giovani medici, quelli che soffrono perché non hanno lavoro, potrebbero riprendere in mano le sorti delle terme di Ischia, provare a rilanciarle” diceva con tono arrabbiato e appassionato. E ancora: “Ischia è bella, ha una natura meravigliosa, è facilmente raggiungibile … dobbiamo esserne convinti”.
Ma era alle famiglie che a volte rivolgeva i suoi rimproveri maggiori. “Molti genitori sperano di realizzare i loro sogni attraverso i figli e questo rovina i ragazzi. Molti giovani vanno all’Università solo per non deludere il padre o la madre. Questo causa nei ragazzi ansia da prestazione che poi si traduce in depressione”. E scriveva, scriveva, scriveva. Un lungo articolo su Rizzoli e le terme è stato pubblicato dal “Golfo” come speciale. Era un grande estimatore di Rizzoli … e questo ci ha portato spesso a discutere animatamente. Non ho mai condiviso la sua considerazione per l’imprenditore milanese… Ma quei suoi appunti scritti a mano in maniera quasi incomprensibile, spesso contenevano i preziosi suggerimenti di un “vecchio medico” ai giovani. Più di una volta ne ho tratto spunto per l’appuntamento settimanale Al tavolo di Amalia. Era un appassionato lettore di questa rubrica.
Con il “Golfo” si arrabbiò qualche tempo fa. Fu quando il buon Geppino Cuomo scrisse che Lui lasciava i soldi sotto il cuscino dei pazienti poveri affinché comprassero le medicine. “Non sono Moscati – tuonò – non ho mai lasciato soldi. Scrivilo!” E così mandai al “Golfo” una piccola replica a sua firma. “Io con la povera gente sono solo stato giusto – mi diceva – non ho mai chiesto soldi … e sono sempre stato ripagato. Dai ricchi invece…” e quella pausa, quei punti di sospensione dicevano tutto!
Negli ultimi tempi mi è capitato di accompagnarlo in quelle sue passeggiate. Aveva un passo tremolante e incerto. Eppure dovevo mantenermi a debita distanza. Non voleva accompagnatori. “Ce la faccio da solo”, mi diceva con orgoglio. Ve lo confesso. Sin da bambina, quel suo coraggio, quella sua forza di volontà straordinaria, mi hanno sempre messo in crisi. E ancora oggi di fronte a Lui, a quella sua forza, mi sento piccola piccola.
Il Dottore Agostino, Pagliuchella, semplicemente mio padre ora non c’è più. Per ironia della sorte ci ha lasciato giusto quarant’anni dopo la morte di Rizzoli. Non ci sarà mai un altro Agostino Mattera Iacono. Lui è stato unico e irripetibile. A noi familiari rimane l’orgoglio di essere figli o nipoti di una persona straordinaria come Lui. Forse possiamo solo portare avanti il suo insegnamento. Possiamo sperare di trasmettere in noi e soprattutto nei giovani, in tutti i giovani, il suo coraggio e la sua forza di volontà. “Se ce l’ho fatta io – mi diceva – può farcela chiunque”. E non si riferiva alla sua posizione di medico. Si riferiva piuttosto alla sua capacità di combattere contro le avversità, senza mai abbattersi o darsi per vinto. Forza ragazzi! In nome Suo, non abbattetevi mai! Mi mancherai nonno… Grazie!
Articolo aggiornato il 23 settembre 2025


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web








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