Maradona, Napoli e noi
Ho scritto questo articolo all’indomani della scomparsa di Diego Armando Maradona, mentre Napoli salutava il suo campione e il resto d’Italia non capiva.
Voglio riproporlo oggi, mentre il Napoli, scaramanzia parte, si appresta a vincere il suo terzo scudetto.
La città da tempo è colorata d’azzurro ed è sul punto di esplodere per la gioia … però …
Nel 1987, in una Napoli ancora triste e buia, la festa fu spontanea.
Oggi si prevedono feste organizzate dall’alto, a numero chiuso.
No, Signori! Che sia una festa di popolo!
Napoli, fine maggio 1987. Era una sera di primavera inoltrata. Si preannunciava un’estate calda e intensa. Eravamo nel nostro appartamentino in via Marina, ormai tutte laureate dopo gli anni di studio insieme all’Orientale. Eravamo ancora lì perché speravamo di crearci un lavoro. Il Centro Traduzioni Le Copain stava muovendo i suoi primi passi. Quell’esperienza poi naufragherà, lasciando dentro di me rammarico e rimpianto.
In quell’appartamentino in via Marina avevamo trascorso il nostro periodo universitario proprio in quei terribili anni ’80, funestati dal terremoto dell’Irpinia, dal bradisismo di Pozzuoli, dalle sparatorie. Si viveva male. In quella primavera Napoli era ancora invasa dai tubi innocenti, segno di un terremoto che aveva lasciato il suo messaggio. La città era triste, tutto sembrava impossibile. Uscire di sera per noi era impresa ardua. Quella zona ben presto diventava buia e solitaria. I mercati del Carmine e di Porta Nolana chiudevano i battenti all’imbrunire. Noi trascorrevamo le nostre serate lì, tra chiacchiere e risate.
Ma quella sera di fine maggio del 1987, tutto era diverso. Strade e vicoli erano illuminati. Il “Processo del lunedì” di Biscardi si collegava con Piazza Plebiscito, per far sentire all’Italia la voce di Napoli. Una voce diversa. D’improvviso una di noi urla: “Andiamo!” Ci guardiamo tutte perplesse. Ma lei insiste: “È tutto illuminato, c’è tanta gente per strada”. Andiamo. Piazza Plebiscito è lontana. Ma noi camminiamo senza paura per quelle vie, quei vicoli finalmente vestiti a festa. Drappi azzurri e tricolori ovunque. Il Napoli ha appena vinto il suo primo scudetto. Quello che sembrava impossibile, era stato realizzato.
Arriviamo in piazza. Tantissima gente. Il maxischermo al centro letteralmente assediato. Ma a noi interessa poco. Cominciamo a cantare “Ho visto Maradona, eh … mammà innamorata so’” e subito tante persone sconosciute si fanno intorno, cantano con noi. Ballando e cantando, entriamo in un bar in via Toledo e i camerieri, vestiti d’azzurro, ci accolgono cantando e ballando. È un’esplosione di gioia, di allegria che non avevo mai visto. La gente si abbraccia. Tutto è spontaneo, autogestito. Non esistevano pacchetti preconfezionati o pullman infiocchettati con i calciatori. Le manifestazioni di gioia erano gestite direttamente dalla gente.
In quei momenti Napoli, da città triste, è diventata protagonista con la sua gioia prorompente. L’importanza di Maradona per noi è stata proprio questa: aver reso allegra e protagonista una città buia, incerta, una città nella quale tutto sembrava impossibile.
Gli anni ’90 saranno diversi. I Monumenti Porte Aperte e l’amministrazione Bassolino daranno nuova linfa alla città. Io alla fine di quell’anno 1987 tornai definitivamente a Ischia, continuando qui nella mia isola quello che avevo iniziato a Napoli. Ma Napoli mi è rimasta nel cuore.
Stasera sarò sul mio terrazzo alle 20:45. Mi metterò seduta davanti al Castello Aragonese e guarderò il Vesuvio. Non potrò fare a meno di intonare quel coro: “Ho visto Maradona … eh … mammà … innamorata so”. E spero che anche da qui, da Ischia, parta un lungo applauso per salutare Diego, per dirgli grazie per averci donato un sogno.
Ischia, 26 novembre 2020


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco, scrivo in italiano per il web. Per saperne di più, basta un click








Quando si dice essre dentro la storia …
Nel senso che ho vissuto quei momenti? Beh, sì. L’unico rimpianto è quello di essere stata troppo ai margini