Napoli: Palazzo Giusso e Cappella Pappacoda
“Napoli? Troppa bellezza disseminata sul territorio. Troppe cose da curare, tutelare, ristrutturare. Le Chiese, i palazzi storici, i monumenti sono tantissimi. Quanti soldi occorrerebbero per curarli tutti?”

Palazzo Giusso esterno
Un’amica mi conforta così quando le parlo della mia escursione a Napoli in una mattina di fine gennaio. La partenza da Ischia in anticipo forzato mi aveva dato modo di fare una passeggiata per la zona universitaria. Ero stata in vico De Marinis e in Largo S. Giovanni Maggiore. Davanti a Palazzo Giusso, un tempo le sede centrale de L’Orientale, avevo avvertito un formicolio allo stomaco. E nella Cappella Pappacoda, non credevo ai mei occhi.
Cosa fare a Napoli
Sbarchiamo al Beverello intorno alle 11:30 e dopo il caffè di rito al baretto del porto, ci poniamo la domanda: cosa facciamo? Le opzioni sono tante. Shopping? Ma no, per gli acquisti provvediamo a Ischia. La zona di via Chiaia e via dei Mille? Ecco, sì.
Ma uscendo dal Molo le mie gambe prendono una direzione diversa. Davanti a piazza Municipio, attraverso e vado a destra, nella direzione opposta a quella prevista. La mia amica mi segue. Ho cambiato idea, le dico. Andiamo verso il centro storico, passiamo per piazzetta Nilo e andiamo a S. Gregorio. Va bene. Così dal lungomare, passiamo per i vicoli e arriviamo in via De Pretis, proseguiamo fino a Piazza Borsa, dove ci accoglie l’imponente Palazzo della Camera di Commercio. Un po’ più avanti lungo il Corso Umberto si intravedono i Leoni dell’Università Federico II, la Centrale, come la si chiamava ai miei tempi.
Saliamo lungo via Mezzocannone, la strada dell’Università, che di solito pullula di giovani, ma che oggi è spettrale. Brutta cosa la pandemia. I Dipartimenti universitari sono semichiusi. Qualche anima sperduta corre qui e lì. A metà salita mi fermo. Guardo a sinistra. “Là in fondo c’ è L’Orientale. Andiamo un attimo?”. Ma certo
Chiese e Palazzi
Sapevo che la sede centrale della mia Università non era più lì. Eppure quel Palazzo per me rimane L’Orientale. Ai lati della strada, bar e copisterie sembrano voler resistere. Ma quando arrivo in largo S. Giovanni Maggiore rimango allibita. Non è solo per il senso di vuoto. Il Palazzo sembra abbandonato, le bandiere sul finestrone sono ammainate. Sul portone d’ingresso fanno bella mostra di sé opere da street art. Deglutisco a fatica.

Cappella Pappacoda esterno
Per noi, giovani degli anni ‘80, Palazzo Giusso era un luogo sacro, sia pure in una Napoli mortificata dal terremoto e inchiodata dai tubi innocenti. Per un attimo rivedo la piazza animarsi di gente, studenti che entrano o escono dal Palazzo. I ricordi si affollano in testa.
Andiamo a lezione. Saliamo su per le scale con l’energia dei vent’anni, dribblando la folla in perenne attesa dell’ascensore. Corriamo su per il primo piano, dove c’è Africanistica, poi al secondo gli Studi Orientali e via al terzo con l’aula di Francese e infine al quarto dove arrivo al Seminario di Tedesco, salutando i colleghi che si fermano a far lezione nell’enorme aula d’inglese. E se devo seguire il corso di Filologia Germanica o di Storia Contemporena, giù per le scale, di corsa, per raggiungere le sedi distaccate in via Medina e in Vico Donnalbina, scansando nei vicoli l’armamentario dei tubi che inchioda le case.
Negli anni ’80 Napoli era triste, ma per noi L’Orientale era la vita, la speranza del futuro, ma anche il momento delle risate, dell’incontro, della conoscenza di altre persone che venivano da lontano. In quel largo S. Giovanni ho conosciuto e amato gente di ogni razza, di ogni religione, persone che parlavano lingue diverse e lontane. L’Orientale, in un mondo separato da muri e da cortine, era davvero la finestra sul mondo.
Riemergo dai ricordi. Di fronte a Palazzo Giusso si trova la Cappella Pappacoda. Negli anni ’80 era chiusa. Le emergenze erano altre allora. Eppure era stata restaurata e riaperta nei mitici anni ’90, quando Napoli si era mostrata al mondo in tutta la sua bellezza. E ora?

Cappella Pappacoda interno
La Cappella è aperta. Andiamo a vedere.
Sì, è aperta. Ma sembra una sorta di deposito. Deve essere bella, ma la bellezza è nascosta da oggetti depositati lì a caso. Come mai? Chiedo a un passante. “Da quanto ne so, la Cappella è in comodato d’uso a L’Orientale”. Non so se sia vero, ma se così fosse, L’Orientale dovrebbe dare qualche spiegazione.
La manutenzione costa, è vero. Però sarebbe lecito attendersi un minimo di attenzione e di rispetto.

Basilica S. Giovanni interno
Uscendo dalla Cappella, vediamo alla nostra sinistra un’altra Chiesa. È la Basilica di S. Giovanni Maggiore. Anche questa ai miei tempi universitari era chiusa. Entriamo, prendiamo qualche foglietto informativo.
Si avvicina una giovane donna che con molta gentilezza ci fornisce qualche dettaglio. È una persona della parrocchia. Ci spiega che la Chiesa è stata chiusa per tanti anni, poi era stata gestita dall’Ordine degli Ingegneri e utilizzata per eventi. Ora i lavori di restauro promettono bene. Speriamo che siano conclusi presto e che poi la Basilica sia curata. Pare che sia una Basilica antichissima.
D’accordo, occorrono soldi. Ma anche buonsenso.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo testi per il web. Per le info basta un click








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