Gruppo lettura: fare impresa al Sud
Ci siamo incontrate in un bar nel borgo di Ischia Ponte, in una bella mattina di pioggia.
Ci eravamo lasciate con Alba De Cespedes e le sue tematiche molto complesse. Ma in questo periodo i nostri discorsi hanno preso anche altre strade. Guardandoci intorno ci siamo poste una domanda: fare impresa al Sud è più difficile che al Nord?
Una classe imprenditoriale a Napoli
“In America tutto è considerato possibile. E se ci sono ostacoli, li si affronta. Questa è la filosofia di vita americana. È anche per questo che sono qui”.
Le parole di Giovanna, la nostra amica italo-americana che tempo fa ha ottenuto la tanto sospirata cittadinanza Italiana, si inseriscono bene nel dibattito che si è accesso nel nostro gruppo lettura a seguito degli ultimi articoli comparsi sul blog a proposito di Napoli.
L’allegria per lo scudetto, la totale trasformazione di alcuni quartieri un tempo malfamati, l’esplosione del turismo hanno fatto scattare una serie di domande.
Napoli sarà capace di gestire il cambiamento? Esiste nel capoluogo campano una classe imprenditoriale che riesca a trasformare il boom attuale in valorizzazione stabile della città, della sua cultura e anche dei suoi abitanti?
Noi al Sud abbiamo fama di essere passivi, di non prendere iniziative, di sederci sul divano e aspettare il posto di lavoro o la ciorta.
Ma se un giovane qui al Sud prende l’iniziativa e vuole mettersi in proprio, riuscirà ad affrontare e superare gli ostacoli?
A differenza degli Stati Uniti, in Italia la burocrazia è farraginosa, al Sud più che al Nord. Un giovane che voglia mettere a frutto la propria genialità, si imbatterà in mille carte da compilare e dopo averle scrupolosamente compilate, si sentirà rispondere allo sportello di turno che qualcosa non va. E dovrà ricominciare da capo.
Tutto questo, beninteso, non ha niente a che vedere con la doverosa attività di controllo che spetta alle autorità. Mancano in Italia regole chiare, precise e applicabili. E se esistono, spesso sono i funzionari, in particolare al Sud, a non esserne sufficientemente edotti.
A questo punto molti si scoraggiano, soprattutto se hanno l’urgenza di mettere il piatto a tavola.
Io stessa ho potuto toccare con mano questa situazione. Quando alla fine degli anni ’80 ho fondato il Centro Traduzioni Le Copain mi sono imbattuta in una serie di difficoltà burocratiche incredibili che tra l’altro sottraevano tempo e risorse al mio lavoro. Dall’altra parte ho spesso avvertito nella mia esperienza, che pure è stata lunghissima e ricca di soddisfazioni, la mancanza iniziale di una bottega,, di un luogo nel quale potermi formare come imprenditrice.
È opportuno sottolineare una cosa: avere un’idea geniale e metterla in pratica, non sempre significa riuscire a commercializzarla nella maniera corretta. Per fare impresa la genialità non basta.
In linea generale, burocrazia e mancanza di bottega hanno impedito la formazione qui al Sud di una classe imprenditoriale che fosse davvero capace. E il problema si pone soprattutto ora, a Napoli, in un momento di profondo cambiamento che per certi aspetti assomiglia a quello avvenuto a Ischia negli anni ’60. La trasformazione troppo rapida rischia ancora una volta di cogliere di sorpresa. A Ischia stiamo ancora pagando le conseguenze di tutto questo.
A Napoli sarà diverso? Una lettrice mi ha fatto notare in un commento privato che a Napoli già da tempo si stanno affermando imprese giovani. Staremo a vedere.
Nel nostro gruppo c’è anche chi sottolinea che almeno finora l’imprenditoria del Mezzogiorno è stata soffocata da una politica che ha messo al centro il Nord Italia lasciando le briciole al Sud. Napoli – si sostiene – aveva tantissimo prima dell’Unità e poi è rimasta a mani vuote.
Sul tema è ancora vivace il dibattito tra storici. Secondo molti, tuttavia, la situazione sociale al Sud prima dell’Unità era troppo complicata per favorire uno sviluppo sano.
A questo proposito propongo la lettura del libro di Francesco Barbagallo, Napoli Belle Époque, edito da Laterza qualche anno fa.
L’autore fornisce un quadro abbastanza chiaro delle grandi contraddizioni che segnavano la Napoli dell’epoca e a un certo punto cita un episodio significativo, mettendo a confronto due grandi attività: la Rinascente a Milano e i Grandi Magazzini italiani a Napoli.
L’esperienza della famiglia napoletana dei Mele, per quanto straordinaria, durerà relativamente poco, mentre per la milanese Rinascente sarà un crescendo fino a i giorni nostri. Perché?
E qui entra in gioco la capacità imprenditoriale che a Milano ha tradizione e qui al Sud no, o almeno non ancora. La Rinascente era nata per espandersi oltre i confini di Milano e della Lombardia, i Grandi Magazzini per scelta rimasero confinati a Napoli e in Campania.
La borghesia napoletana era legata alle proprietà e sapeva gestire poco il denaro.
La situazione oggi è diversa? Non so.
Certo non possiamo immaginare di copiare l’esempio americano, di cui ci parla Giovanna.
Se un giovane americano pensa che tutto sia possibile, è perché le condizioni intorno a lui sono diverse. Se da noi ti improvvisi imprenditore, rischi di perderci tutto.
E tu hai fatto esperienze imprenditoriali, anche piccole? Ti è capitato, per esempio di aprire una piccola attività e non avere successo? O al contrario di avere un successo al di sopra di ogni aspettativa? Raccontami la tua storia, nei commenti o in privato
Il libro da leggere
Vi ho segnalato il libro di Barbagallo. Il tema di cui abbiamo parlato è molto vasto e pensiamo di approfondire, analizzando anche altri argomenti.
Tuttavia non abbandoniamo le letture che hanno per protagoniste le donne. Dopo Alba De Cespedes, di cui ci siamo occupate a lungo, ecco il titolo di un’altra autrice
Tracy Chevalier, Strane creature
Si tratta di un’autrice americana che vive a Londra e ambienta i suoi racconti in precise epoche storiche.
Ne parleremo al nostro prossimo incontro.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono












Grazie per i consigli di lettura, sempre graditi. Quanto all’imprenditoria nel meridione, io lo conosco troppo poco, anzi nulla, per poter dare un’opinione. Devo starmene di quanto ascolto, leggo, mi viene riportato. Detto questo, ho tanti amici napoletani, pugliesi, siciliani che vivono nel settentrione e trovo che a loro non manchi nulla quanto a spirito imprenditoriale, capacità e competenze. Il problema della burocrazia è forte, ma dovrebbe esserlo ovunque.
Grazie, Paola per i tuoi commenti sempre così puntuali.
Mi induci a continuare a scrivere sull’argomento, perché metti il dito sulla piaga.
Innanzitutto, i giovani del Sud che arrivano al Nord in qualche modo si trasformano. Perché? Proviamo a darci qualche risposta.
Il tema burocrazia è abbastanza complesso e devo dirti che ho la quasi certezza che al Nord funzioni meglio che al Sud. In un prossimo articolo ti farò esempi pratici in questo. Perché succede? Anche questo un tema da approfondire
Ciao Laura!
Prima di tutto voglio elogiarti perché é davvero un piacere leggere i tuoi articoli.
Una cosa simpatica é che nei tuoi articoli non poni solo domande ma anche risposte o ancora meglio soluzioni.
Hai scritto due parole che a mio parere racchiudono il punto centrale di questo articolo.
…………la totale trasformazione di alcuni quartieri…………………Napoli sarà capace di gestire il cambiamento?
Trasformazione. Cambiamento.
Volendo essere piú Kafkiano potremmo dire una metamorfosi.
Tutti noi figli di Partenope abbiamo un dilemma che affligge la nostra propria identitá. Conosciamo bene la nostra storia millenaria con tanto di grandi eventi e di personaggi illustri di disastri vulcanici di terremoti e dei nostri paesaggi meravigliosi. Esattamente come dice la canzone Napule é mille culure.
Peró cara Laura mille colori hanno anche mille sfumature.
Ok! Conosciamo Napoli.
Ma noi stessi conosciamo chi siamo noi?
Cosa significa essere napoletani?
l nostro vero dilemma é che noi napoletani non abbiamo mai posseduto la nostra cittá. Napoli non é mai stata napoletana.
Sempre governata da forze straniere. Tutti i nostri primati o le nostre grandi opere che noi tutti amiamo elencare con orgoglio per darci un pizzico di grandiositá sono state fatte sotto influenza straniera. É bello ricordare che la prima ferrovia della penisola fú costruita a Napoli ma é anche vero che fú costruita in primis per portare gli aristocratici al mare non i napoletani al lavoro. Oppure che a Napoli esistevano oltre cento famosi Salotti Napoletani ma si dimentica spesso che in quei salotti si parlava il francese. Adesso anche da italiani non ci sentiamo al 100% cittadini ma sudditi.
Non sono pessimista o non orgoglioso delle mie origini. Só solo che bisogna darsi da fare.
Trasformazione e cambiamento sono davvero le parole chiavi in questo momento di transazione nella nostra cittá. Dobbiamo a tutti i costi approfittarne dei riflettori su di noi.
Noi non abbiamo bisogno di reinventarci la ruota o dividere l´atomo. Abbiamo solo bisogno di trasformare noi stessi prima di trasformare i quartieri. ll cambiamento deve iniziare prima di tutto con noi stessi e se non riusciamo a capire cosa significa essere napoletani allora creiamoci da nuovi napoletani perché Reputazione é solo quello che dicono di noi ma Carattere é quello che siamo.
Peró qualcosa stá cambiando in una direzione molto positiva.
Napoli ha bisogno di (nuovi) eroi che esultano in noi fiducia e forza.
Totó. Pino Daniele. Maradona. Eduardo De Filippo. Massimo Troisi sono i nostri nuovi Masanielli che hanno iniziato una nuova rivoluzione. Quella culturale e sportiva.
Se questi grandi personaggi ci hanno creduto allora possiamo crederlo anche noi.
Allora si che la nostra classe imprenditoriale potrá investire sui napoletani e non solo sulla cittá ottenendo profitti a lungo termine.
Caro Toni,
Ti ringrazio per le belle parole. Tuttavia io non propongo soluzioni, non ne sono capace. A corredo di qualche domanda, faccio discorsi propositivi.
Tu dici che in un momento di cambiamento e trasformazione, devono cambiare le persone prima che i Quartieri. Ma vedi, se i Quartieri Spagnoli e altri rioni sono cambiati è perché sono cambiate le persone. Altrimenti una trasformazione del genere non sarebbe stata possibile.
Io sono convinta, come del resto anche tanti esperti, che il calcio con la sua grande forza prorompente sulla città, stia facendo da traino, anche se per la verità i cambiamenti sono cominciati gradualmente a partire da 30 anni fa. Questa è la grande differenza che si nota rispetto al Napoli di Achille Lauro che negli anni ’50 lanciò lo slogan “Un grande Napoli in una grande Napoli”. La trasformazione allora ci fu, ma piombò dall’alto, si concretizzò con il “sacco di Napoli” ed ebbe effetti negativi se non addirittura distruttivi.
Oggi è diverso perché il cambiamento è graduale ed ha visto la partecipazione di più componenti. Ora tu parli negativamente dei tanti popoli che hanno dominato Napoli e il Sud e che hanno creato tutto quello che c’è. In effetti il popolo è stato spesso dominato nel corso della storia, ma quello che fino ieri poteva essere considerata una penalizzazione, oggi possiamo vederlo, grazie all’autoconsapevolezza della gente, come un arricchimento in termini di cultura. Tanti popoli stranieri hanno dato spinte culturali non indifferenti. Oggi disponiamo a Napoli e nel Sud di un patrimonio artistico e culturale enorme che dobbiamo imparare a tutelare e a gestire.
Sulla classe imprenditoriale il discorso è un pochino diverso. Io sono convinta che la capacità imprenditoriale non si possa improvvisare, ma che abbia bisogno di una tradizione che si forma piano piano. Anche qui i segnali sono molto positivi. In seguito affronterò ancora l’argomento.
Grazie ancora per l’interesse e per la passione