Gruppo lettura: Andrej Longo
Ci siamo riuscite, finalmente.
Dopo tanto tempo ci siamo ritrovate in una serata tiepida di ottobre in un bar di Ischia Ponte. Non tutte hanno risposto all’appello, ma il gruppo è numeroso.
A darci l’impulso è stato lo scrittore ischitano Andrej Longo che, con la presentazione del suo ultimo lavoro Mille giorni che non vieni alla Biblioteca Antoniana, aveva suscitato curiosità.
Longo è un autore letto e amato qui a Ischia. Diversi anni fa il suo Dieci edito da Adelphi riscosse un discreto successo nazionale. Si tratta di 10 racconti (da cui il nome) tutti ambientati a Napoli. E, secondo diverse testimonianze, le descrizioni e le stesse parole dell’autore colpiscono duro sopratutto chi è abituato a una immagine di Napoli troppo edulcorata.
Parole, espressioni, scelte linguistiche in Longo sono molto importanti. Ce ne ha parlato soprattutto Isabella che dell’autore ha letto diverse opere. Dialoghi e battute tra i protagonisti hanno un ruolo determinante, anche perché l’autore sceglie spesso di italianizzare il dialetto.
I racconti, che talvolta assumono i contorni del giallo, accompagnano il lettore a spasso per Napoli, ora tra i vicoli, ora nei quartieri alti, in un incontro tra le diverse facce della città.
Ci siamo divise i compiti. Alcune di noi leggeranno Dieci, altre Mille giorni che non vieni altre ancora il lavoro forse più riuscito Chi ha ucciso Sarah.
Ci rivedremo presto per parlarne.
L’editoria
Ma ora concedetemi qualche riflessione su un aspetto che mi ha molto colpito quando ho ascoltato l’autore alla presentazione del libro Mille giorni che non vieni.
Longo racconta di aver pubblicato il suo primo lavoro per Adelphi, poi di aver ricevuto una secca bocciatura da parte di un’altra casa editrice per poi approdare a Sellerio che ha pubblicato diversi suoi lavori.
Mi ha affascinato sentir parlare di Sellerio, una casa editrice che nonostante i tempi, resiste nel suo modo di lavorare. Antonio Sellerio – ha spiegato Longo – vuole mantenere saldo un principio antico: pubblicare poco, ma bene. È un editore dunque che intende salvaguardare la qualità a discapito della quantità.
Ogni lavoro edito dalla casa editrice siciliana viene seguito passo passo, in totale contrasto con le tendenze attuali che impongono fretta e quantità.
È confortante per noi lettori sapere che qualche casa editrice ancora resiste e non cade in tentazione. Da diversi anni ormai, in tanti scrivono e pubblicano, anche in modalità discutibili. La conseguenza è che i testi spesso sono poco curati e la qualità del prodotto va a farsi benedire.
La perdita di qualità si avverte ovunque, sia tra le case editrici tradizionali che in quelle che editano a pagamento. Per non parlare poi delle autopubblicazioni.
E qui tocco un punto dolente che vorrei lanciare come spunto di discussione nel gruppo lettura e tra voi che leggete.
Più di una volta ho espresso perplessità in merito.
Non credo possibile che si pubblichi perché si paga. Una selezione è necessaria, così come è necessario un lavoro di editing, quindi di cura del testo.
Mi si ribatte che, fatta qualche eccezione, questo tipo di cura non esiste più neanche nelle case editrici tradizionali. Ma io temo che questo accada perché ci si rincorre verso il basso, nel disperato tentativo di conquistare fette di mercato.
Se la produzione di libri è eccessiva, la qualità inevitabilmente scade. Qualcuno sui social mi ha ribattuto che questa è la democratizzazione dell’editoria e che è giusto che sia il lettore a scegliere.
Io credo invece che qualunque utente, quando si abitua a una qualità scadente, non saprà più apprezzare la bellezza e la bontà. Chi ha sempre mangiato pasta scotta, non riuscirà a gustare lo spaghetto al dente.
È chiaro tuttavia che ci siano alcune eccezioni. A Ischia ad esempio abbiamo apprezzato nel corso degli anni opere di storia locale che hanno potuto vedere la luce solo perché pubblicate a pagamento o in autopubblicazione. E sono opere preziose per la nostra memoria.
In questi casi tuttavia è auspicabile che l’autore sappia scrivere, sia abituato a scrivere e, soprattutto, sappia mettersi in discussione. Perché un aiuto o, meglio, una revisione professionale, sarà certamente utile, se non indispensabile. Ed è importante che l’autore ne sia consapevole.
Oltre all’entusiasmo per la scrittura pare che stia prendendo piede anche la passione per la storia. È un dato sicuramente positivo.
Ma cosa significa essere uno storico?
Molti ritengono che significhi studiare un argomento, entrare in possesso di qualche fonte et voilà … il gioco è fatto.
Io non credo che sia così. Uno storico deve aver compiuto un percorso di studi e aver appreso il metodo scientifico dell’indagine storica.
Di tutto questo e di altro parleremo certo al prossimo incontro del gruppo lettura. Intanto, mi fai sapere cosa ne pensi?
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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