Vivara: uno scoglio in mezzo al mare?
Vivara. Dopo quattro anni di chiusura, riapre la Riserva Naturale Statale. Per visitarla, occorre prenotarsi al sito ⇒ Vivarariservanaturale
Sono previsti piccoli gruppi con l’accompagnamento di una guida naturalistica. Prima di prenotare, è consigliabile leggere attentamente le indicazioni elencate sul sito.
Vivara io l’ho scoperta così, in una tavola rotonda che si tenne a Ischia a fine agosto 2021. Qui di seguito il resoconto di quella serata
Come ho scoperto Vivara
Ischia, Torre del Mulino, agosto 2021
Vivara: oasi naturalistica e archeologica. È il titolo della tavola rotonda che si è tenuta il 31 agosto alla Torre del Mulino a Ischia Ponte nell’ambito degli eventi Storiae, archeologia e narrazioni. Vi confesso che per me Vivara era un’isola sconosciuta. E le sorprese sono state tante.
Che cosa sapete di Vivara? chiede Denis Trani al pubblico, mentre presenta il nutrito gruppo di relatori pronti a svelare i segreti di quello scoglio in mezzo al mare.
Io sono rimasta in silenzio. Sapevo poco di Vivara. Ci passo spesso davanti, in aliscafo o in traghetto. Da ragazza c’ero stata qualche volta in barca a fare bagni molto suggestivi. Niente di più. Incuriosita ero andata all’incontro alla Torre del Mulino.
Scendo a piedi da Cartaromana scegliendo bene il tragitto. Lungo il percorso Vivara ogni tanto fa capolino. Di proposito passo per la spiaggia dei Pescatori che a quell’ora – poco prima delle 19:00 – accoglie ancora qualche bagnante che si attarda all’ultimo sole di agosto.
Mi fermo per uno scatto. Il mare è placido e di un azzurro intenso. Eppure, d’inverno per me Vivara è il punto di riferimento per capire il mare. Di mattina mi affaccio alla finestra di casa e guardo diritto davanti a me, in direzione di quello scoglio verde a forma di spicchio di limone.
Se il mare è agitato e le onde sbattono contro la punta alla mia sinistra, quella che si rivolge al porto di Ischia, vuol dire che è libeccio: mare agitato ma solo fino al canale di Procida. Se invece le onde sbattono sulla punta alla mia destra, quella rivolta al Castello, allora sono dolori. Lo scirocco imperversa e accompagna il viaggio da Vivara fino a Napoli. Mare brutto davvero. Se la schiuma sotto la costa è appena appena accennata, vuol dire che ‘si può fare’. Il mare è sopportabile, si può partire.
Non immaginavo che, al di là delle mie angosce marinare, quello scoglio verde avesse tanto da raccontare. E i relatori della serata mi chiariscono un po’ le idee.
Vivara ha una storia molto antica, si stima che sia nata a seguito di un’eruzione tra i 40.000 e i 70.000 anni fa. È stata studiata da un personaggio di prestigio come Giuseppe De Lorenzo, un geologo e geografo lucano che ha vissuto e insegnato a Napoli. De Lorenzo si innamorò dell’isolotto e ne scrisse molto tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.
Siccome geologia e archeologia vanno a braccetto, i suoi studi sollecitarono anche gli archeologi. E così si è scoperto che in epoca molto antica, circa 4.000 anni fa, un gruppo di Micenei si era insediato a Vivara. I primi rilievi in questo senso furono di Giorgio Buchner intorno al 1937, seguirono altri studi a partire dal 1976 ad opera degli archeologi Marazzi e Tusa. Scavi recenti, ancora in corso, hanno portato alla luce reperti che raccontano di un insediamento importante. All’epoca la struttura di Vivara doveva essere diversa. Il livello del mare, più basso rispetto a oggi, consentiva una migliore fruibilità dell’isola. I sentieri, sia pur scoscesi, degradavano più dolcemente verso il mare e permettevano agli abitanti di muoversi, di vivere, di lavorare.
Successivamente però, di Vivara si perdono le tracce. Ritroviamo l’isolotto solo a partire dal ‘600 quando i Re di Napoli e i signori del Golfo cominciarono a considerarla una riserva di caccia.
Nel corso dell’800 furono poi effettuati tentativi di impiantarvi attività agricole, in particolare la viticultura, con conseguente disboscamento di alcune zone. A un certo punto però si notò che coltivare la vite era sempre più difficile: i sentieri impervi rendevano difficile il lavoro e comunque il commercio del vino non rendeva più. Così l’isolotto fu abbandonato alla natura.
Oggi Vivara è di proprietà privata, ma dal 2002 è una riserva naturale protetta e sito di importanza comunitaria. Inoltre rientra nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Non è accessibile, se non con guide abilitate e con permessi specifici. Molti si chiedono perché tanta bellezza debba essere sottratta al visitatore. Altri invece sostengono che proprio la difficoltà di visitarla, ha consentito a Vivara di rimanere nello splendore che tutti ammiriamo da lontano.
Fauna e flora sono incredibilmente ricche e riescono a riprodursi in maniera straordinaria proprio perché la natura opera autonomamente dall’essere umano. Ma siccome noi umani abbiamo sempre voglia di dominare, il paradiso Vivara non si sottrae a tentativi di sfruttamento. Un recente progetto per rendere Vivara isola turistica, con decantata ricaduta economica, è stato sventato grazie all’impegno di alcune persone. Ma forse il motivo è stato anche un altro. Procida, cui Vivara è legata, non fonda la sua economia sul turismo.
E tuttavia una domanda dobbiamo porcela: fino a quando saremo in grado di respingere tentativi simili? Gli interessi in campo turistico sono sempre molto forti e si fanno sentire. Ricordiamo che proprio in nome del turismo, Ischia è stata fortemente penalizzata.
Ora, per sventare tentativi così violenti, non sarebbe il caso di provare a rendere Vivara fruibile, in minima parte utile, in modo da coprire qualche spesa che inevitabilmente insorge per la manutenzione? Certo non sarebbe concepibile una Vivara presa d’assalto dal turismo selvaggio. Ma un punto di equilibrio forse si può trovare. Non credete?
I relatori della serata sono stati: Michele Scotto di Cesare, naturalista e botanico, Davide Zeccolella, naturalista e collaboratore AMP, Costantino D’Antonio, entomologo, delegato LIPU Ischia e Procida, Alice Mirasole, biologa marina, Monica Scotto di Covella, archeologa.
Al moderatore e curatore Denis Trani vada il mio ringraziamento personale aver menzionato, a proposito della flora, la mia traduzione La Pietra Cantante
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Trovare l’equilibrio … non sembrerebbe così difficile, eppure …
Mi sono invaghita di questa cosa di capire le condizioni del mare in base a dove sbattono le onde.
Chi vive in un’isola, in qualche modo deve regolarsi. Mi dicono che da Procida guardano Ischia per capire il mare