Alla scoperta di Vivara
Visitare Vivara oggi è di nuovo possibile. L’isolotto è una riserva naturale e per troppo tempo è stata chiusa al pubblico. Da fine maggio è di nuovo possibile visitarla grazie all’impegno delle guide ambientali.
In questi giorni il nostro gruppo è stato lì, per un’immersione nella natura.
Qui di seguito il racconto
Quando anni fa ascoltai una conferenza su Vivara, mi venne subito la grande curiosità di conoscere quel luogo incontaminato.
Vivara è l’isola nostra dirimpettaia. È quel punto verde che si specchia nel mare azzurro e che posso ammirare quando gusto un caffè da casa mia o da Ischia Ponte. Ogni mattina al risveglio la saluto cordialmente e la interrogo sulle condizioni del mare: se le punte sono imbiancate dalle onde, il mare non promette niente di buono.
Da un punto di vista amministrativo, rientra nel Comune di Procida. È privata, ma data la ricchezza di fauna e flora è stata dichiarata riserva naturale statale. Non è abitata: l’essere umano non è riuscita a dominarla. Ameno per ora.
Per anni è stata chiusa al pubblico e non appena a fine maggio è stata resa accessibile, ho subito pensato di andare. Organizzare un gruppetto di amiche e amici non è stato difficile.
Così una mattina, dopo aver prenotato sul sito vivarariservanaturale, partiamo da Ischia con l’aliscafo delle 7:25. Dopo 15 minuti siamo al Porto di Procida e di qui prendiamo l’autobus che ci condurrà alla meta.
Durante il percorso tra i caratteristici vicoli, ci guardiamo intorno. Qualche villa ha il portone aperto e lascia intravvedere giardini meravigliosi. Un signore molto gentile ci spiega che in questa zona sono molte le ville con giardini curatissimi a picco sul mare. Proprio qui sorge la famosa casa di Elsa Morante.
Speriamo di poter visitare questi luoghi in una prossima edizione di Portoni aperti, l’evento appositamente ideato per permettere a tutti di conoscere le belle residenze storiche dell’Isola di Arturo.
Per le 8:30 siamo già al ponte che collega Procida e Vivara. Ad attenderci Giuseppe, la guida ambientale che ci condurrà alla scoperta dell’isolotto. Giuseppe è un procidano, come la sua collega che ci raggiunge di lì a poco, e tiene a sottolineare il suo amore per questo luogo. Anni fa – ci spiega – Vivara era completamente abbandonata e accessibile a tutti, tanto da essere la meta di ragazzi che marinavano la scuola. Poi l’accessibilità è stata per qualche tempo vigilata. Infine per diversi anni e fino a poco tempo fa, è stata del tutto chiusa al pubblico. La riapertura ha registrato subito un grande consenso.
La nostra escursione comincerà alle 9:00 e nell’attesa degli altri componenti del gruppo, io mi fermo a guardare il ponte e l’isolotto. Un pizzico di preoccupazione mi assale. Avevo avuto ampie rassicurazioni che i percorsi fossero alla portata di chiunque abbia una certa abitudine a camminare. Ma pensando a Vivara, così come la vedo io da Ischia, ho il timore di ritrovarmi a soffrire di vertigini, con visioni magari bellissime, ma a picco sul mare.
Quando l’attesa finisce e cominciamo a camminare, la tensione mano a mano si attenua.
Il ponte – ci spiega la guida – è stato concepito per far passare le condutture per l’approvvigionamento idrico dell’isolotto.
Saliamo su per l’ampio scalone realizzato negli anni ’30 del secolo scorso per dar modo alla Regina Maria Josè di Savoia accedere comodamente al bosco, giungiamo alla Casetta del caporale costruita nel ‘600 quando l’isolotto era riserva di caccia e ci immettiamo in una vegetazione fitta e variegata che a malapena permette al sole di fare capolino. L’abbraccio della natura fa scomparire ogni tensione.
Sentiamo lo sciabordio del mare sotto di noi, ma gli alberi con il loro verde ci proteggono da ogni visione da capogiro.
Fa da piacevole sottofondo alla nostra passeggiata il verso del gabbiano corso, una specie protetta tipica di questa zona. Suscita curiosità la torre di avvistamento e le case rupestri che conservano tracce del lavoro agricolo. Nell’800 erano stati effettuati tentativi di impiantare le viticoltura, con conseguente disboscamento di alcune aree. Il tentativo fu presto abbandonato per il mancato riscontro economico e anche per i sentieri troppo scoscesi per lavorare la vite. Nelle case rupestri sono ancora visibili gli attrezzi per la lavorazione del vino.
Tra la vegetazione spicca il carrubo, tanto comune in molte zone di Ischia e una quercia che vanta ben 250 anni di età.
Dopo poco arriviamo alla vetta, a 109 m. sul livello del mare. Sebbene un solido terrazzo ci protegga dalle vertigini, l’emozione è tanta. Da un lato Ischia, appena coperta da una lieve foschia che le dona un senso di riservatezza, dall’altro Procida con la sua fitta schiera di case dai mille colori e quelle zone verdi che si specchiano in mare. In mezzo il porto con il suo andirivieni.
Scendiamo piano piano a valle, intorno alle 11:30 siamo di nuovo al ponte con il sole che picchia forte.
Al porto facciamo in tempo a fermarci in un bar per acquistare le gustose lingue, i dolci tipici del luogo.
Torniamo a casa con quel senso di allegria che può donarti una giornata in compagnia in mezzo alla natura.
Info utili
Per visitare Vivara, è obbligatorio prenotarsi al sito
Leggere attentamente tutte le istruzioni.
Per raggiungere il ponte di Vivara
Dal porto di Procida
Linee autobus
L1 per Chiaiolella (capolinea)
Biglietti autobus: tabaccaio di fianco alle biglietterie aliscafi/traghetti
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!