L’esame? Un calcio di rigore
Tanti anni fa. Tanto tempo è trascorso da quando mia figlia ha affrontato l’esame di scuola media. In tutti questi anni sono cambiate tante cose
E tuttavia una cosa sembra essere rimasta uguale: il coinvolgimento dei genitori.
Nell’articolo che segue, comparso tanti anni fa sul Golfo cartaceo per la rubrica Al tavolo di Amalia, racconto la mia esperienza di mamma.
Il titolo dice già tanto: L’esame? Un calcio di rigore
Naturalmente anche oggi non posso fare a meno di formulare i miei auguri ai ragazzi. Vento in poppa!
Al tavolo di Amalia
Il Golfo 9 giugno 2012
Il caffè a Napoli si prende con le tre “c “, ovvero “comme ca… coce”. E in effetti il caffè serve bollente anche d’estate perché deve darti quella sferzata giusta, specie di buon mattino.
Lo sanno bene Amalia e Teresa che pure negli ultimi giorni mi stanno lasciando da sola. Non sono io ad arrivare in ritardo. È che la scuola sta finendo, i ragazzi sono quasi in vacanza e per noi l’incontro mattutino è più complicato. Di conseguenza tra un po’ anche l’appuntamento settimanale con voi lettori terminerà. Ma al tavolo, almeno per ora, non è ancora tempo di malinconici arrivederci.
Una signora che sprizza tanta energia, si avvicina e mi urla: “Uè… ma anche tua figlia deve fare l’esame di III Media?”
Senza attendere la mia risposta, aggiunge: “Mio figlio mi sta facendo impazzire, tra tesine, percorsi, affanno per le ultime cose da preparare e poi la paura per le prove scritte! Ma quanti sono gli scritti in terza Media? Italiano, inglese, tedesco, matematica, e poi … come si chiama quell’altra cosa là … gli INVALSI … mamma mia, neanche alla Maturità fanno tutte queste cose … Io sto impazzendo… E tu te ne stai così tranquilla?”.
Spontanea la mia risposta: “È mia figlia che deve fare l’esame, mica io”. La signora non si da pace: “Eh, fai pure la spiritosa … ma come fai a non star dietro a un figlio che deve fare la sua prima prova d’esame? I ragazzi in questi casi hanno bisogno di aiuto. Non riescono a organizzarsi, si innervosiscono, non mangiano, fanno la faccia pallida … “. Devo averla combinata grossa. Ho fatto la figura della mamma insensibile alle esigenze della figlia. Provo a riparare: “Se mia figlia mi chiede aiuto, io sono a disposizione, altrimenti preferisco non interferire”. Non credo di essere riuscita a ottenere l’effetto sperato. E infatti la signora quasi stizzita, mi saluta e se ne va.
Beh… sì lo so… non è facile tranquillizzare chi è in ansia per un figlio che deve affrontare il primo esame scolastico della sua vita. Però Il sospetto è che siamo noi genitori a costruire le tragedie, magari per sentirci un po’ protagonisti. E invece dovremmo pur tentare di farci da parte
La scuola, con le sue prove e anche le sue ingiustizie, è un terreno di battaglia dei ragazzi, non nostro. Se ci intromettiamo, come purtroppo è nostra consuetudine, impediamo ai ragazzi di crescere. E’ un discorso duro da accettare, anche per me. E infatti nell’imminenza dell’esame, voglio provare anche io a dare qualche consiglio ai ragazzi che sono tanto in apprensione. In fondo queste prove assomigliano un po’ al calcio di rigore per un calciatore.
In un attimo, mentre stai per calciare quella palla che è lì, a pochi metri dalla linea di porta, ti vengono in mente tutte le cose fatte e soprattutto quelle non fatte. Magari pensi che avresti dovuto impegnarti o allenarti di più. E allora ti assale la paura di sbagliare una cosa che sembra facile. Invece quello è il momento in cui bisogna scacciare ogni pensiero cattivo, pensare solo a tirar fuori il meglio di se stessi, rimanere concentrati fino all’ultimo, provando anche a giocare d’astuzia per ingannare il portiere.
Ma alla fine, se pure la palla non finisce nel “sette”, non può essere un dramma. “Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore – cantava de Gregori – non è da questi particolari che si giudica un calciatore. Un calciatore si vede dal coraggio… “.
Il coraggio … ecco quello che ci vuole. Per affrontare il tema d’italiano, ad esempio, è fondamentale avere il coraggio di esprimere quello che realmente si pensa, senza di timore di sbagliare o di non piacere ai prof. Scrivere con il cuore, adoperando la testa solo per mettere in relazione le parole. Ed è necessario avere coraggio anche di fronte alle prove di lingua straniera o di matematica o ai quiz degli INVALSI: il coraggio di non farsi prendere dal panico se qualcosa non torna. Perché se si rimane calmi, si può riuscire a sbrogliare la situazione, magari anche con l’aiuto di qualche suggerimento da prendere “al volo”.
E anche all’orale, è importante avere il coraggio di guardare negli occhi i prof, dimostrando che la paura c’è, ma non è troppa. In fondo anche loro da studenti hanno avuto fifa.
E, vi prego ragazzi, non pensate troppo al “voto” finale. Non è poi così importante. Non lasciatevi ingannare da chi dice che bisogna premiare i migliori e pensa perfino di organizzare delle gare scolastiche. La scuola non è una competizione. E chi è stato il primo della classe, non sempre ha avuto successo nella vita. Anzi… E ricordate che in fondo per fare un buon esame, così come per mettere a segno un calcio di rigore, è sempre importante una buona dose di fortuna. In bocca al lupo!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Sappi che leggendo la premessa sulle tre c ti ho fatto una standing ovation!
Che poi si è trasformata nei famosi novantadue minuti di applausi per tutto il resto.
GRANDE.
Se l’esame è un calcio di rigore, tu qui hai segnato!! RETE!
Grazie Claudia,
sempre molto gentile e attenta. Sì, considerando che l’articolo è stato scritto 10 anni fa, è incredibile. Non ci siamo trovate proprio su quel caffè bollente di Napoli.
Per il resto, ho scritto spesso che la mia carriera scolastica e universitaria è stata costellata da patemi e ansie. Per questo oggi mi sento di incoraggiare i ragazzi. Sempre
<3
Eccomi anch’io, che aggiungere? Non per nulla si chiama (non quello di terza media, ma quello di cui si parla oggi) esame di maturità. Forse questi studenti che non rispondono perchè “il professore non li ha saputi capire” faranno così anche nei colloqui di lavoro? In fondo, sono contenta di essere fuori dal problema, alle volte essere vecchi è un vantaggio 😉 Concludo con il caffè a Genova, che deve essere “cadu, caregu e commodo”: caldo, carico e comodo. Buon caffè
Caldo, carico e comodo, bellissima anche questa.
Io credo che un problema scuola esista, ma non credo che sia questo il modo giusto di protestare! Un abbraccio