L’ultimo giorno di scuola
“Il sole che sorge dal Castello, al tramonto lo accarezza con i suoi ultimi raggi. Lo spettacolo è magnifico.”
Avete mai ammirato un tramonto a Ischia Ponte? I colori sono di una delicatezza indescrivibile, il mare è quieto, l’animo sembra trovar pace.
Scrissi questo articolo 10 anni fa, ricordando un mio disgraziato ultimo giorno di scuola.
Sono stata alla Mandra in questi giorni proprio al tramonto. Questo spettacolo straordinario mi ha sbloccato un ricordo. Ve lo ripropongo qui. Con una dedica speciale a tutti i ragazzi che soffrono per la scuola. Buona lettura.
Un caffè in compagnia, finalmente. Amalia, Teresa e Anna non ci sono più da tempo al nostro tavolo. Trovo Donatella, mi siedo accanto a lei e ordino il caffè. “È l’ultimo giorno di scuola oggi, eh?” mi dice lei con la sua solita allegria. Non so perché, ma io in attesa del caffè, mi immergo nei ricordi.
Tristezza, dispiacere, frustrazione. È difficile descrivere quello che provai in quell’ultimo giorno di scuola di tanto tempo fa. Era il 1975. Frequentavo il V Ginnasio. Era stato un anno infausto. Sapevo che latino e greco mi avrebbero fatto compagnia per tutta l’estate. Lo sprint finale lanciato con tanta passione, non era bastato. In classe i miei compagni facevano baldoria. Alcuni di loro avrebbero avuto la mia stessa sorte, ma non se ne davano tanta pena. Io me ne stavo in disparte. Quell’allegria mi infastidiva.
Il pomeriggio uscii di casa, avevo bisogno di assaporare un pizzico di libertà dopo lo stress degli ultimi giorni trascorsi a studiare nella vana speranza di farcela.
Mi dirigo verso la piazzetta, ci sono tanti ragazzi allegri. La gioia per la fine della scuola nelle strade si vede, si sente, si respira. Non riesco a sopportare tanta spensieratezza. Abbandono il Corso, mi dirigo verso strade più discrete in quell’ora del tramonto.
Vado verso La Mandra. Il sole che sorge dal Castello, al tramonto lo accarezza con i suoi ultimi raggi. Lo spettacolo è magnifico. Mi fermo alla spiaggia dei pescatori a guardare il mare.
Mi capitava spesso in quegli anni di fermarmi a guardare il mare. Quell’orizzonte sconfinato mi dava l’idea di poter andare oltre. Il mare era il sogno dell’altrove.
Ero sola, come sempre o quasi. Non riuscivo ad avere un gruppo. Le persone che piacevano a me, non piacevano ai miei. Erano scenate continue, anche per strada. “Non è gente per te. Vieni a casa … e mettiti a studiare“. Così, stanca di urla e di litigi, trascorrevo gran parte del tempo nella mia stanza, ascoltando musica ribelle e sognando di andar via. Ogni tanto dovevo sopportare quelle parole che avevano il sapore dello sberleffo: “Ma stai sempre chiusa dentro. Possibile che non esci mai!“.
D’un tratto sento delle voci lì vicino alla spiaggia, mi sento chiamare: “Ehi, Mattera“. Sono compagne di scuola, frequentano un’altra classe, ma ci conosciamo bene. “Come stai?“, mi chiede una di loro con un tono strano. “Sto bene, perché?”. rispondo stupita. “Beh … tre materie!“, mi fa lei.
Mi sento cadere il mondo addosso. “Come tre materie! Ma sono già usciti i quadri? E qual è l’altra materia“. Lei è imbarazzata. “Latino, greco e matematica“, mi dice con voce tremante. “Come matematica? E’ impossibile, ero andata bene“. Cogliendo la mia disperazione, un’altra prova a rattoppare. “Ma dai, forse ti stai confondendo“. “Sì … certo … deve essere così“.
Quel tentativo di consolarmi fu come la puntura di un ago. “Dai, non ti abbattere. Domani mattina vai a controllare. Vedrai che ho sbagliato io“. Sì, era tardi ormai per andare a scuola. Deglutisco a fatica. Loro provano a distrarmi e a consolarmi. Accetto volentieri la loro compagnia. Ma dura poco, dopo un po’ sento il bisogno di andar via.
Sulla strada verso casa mi sento l’intestino attorcigliarsi: ma cosa fanno i prof in quelle loro stanze? Che cosa si dicono nei Consigli? Che ne sanno loro delle nostre rabbie e solitudini?
Il mattino dopo corro a scuola, il cuore in gola. Il verdetto era confermato. “La prof di matematica è giovane – mi disse qualcuno – I supplenti sentono sempre il bisogno di dimostrare che sono severi. E poi, visto che avevi già latino e greco …“. Già, siccome dovevo studiare già latino e greco, la brava prof aveva pensato di aggiungere anche matematica. Sconfitta, sconsolata tornai a casa … Cominciava un’altra estate triste. Un’altra estate da sola
“Ehi, Laura, il caffè si fa freddo!“. E’ la voce di Donatella a scuotermi dai miei ricordi. Già … meno male che c’è il caffè. E meno male che c’è il tavolo
Dal vecchio blog 8 giugno 2013
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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uuuhhh che ricordi. Io ero brava a scuola, ma sono stata punita con due figli poco studiosi, e vivevo sulla loro esperienza la stessa ansia. Morale, come nel tuo caso: non intacca il valore di una persona. Però quell’estate, sì. Un abbraccio
Io ho vissuto un periodo di forte ribellione, con guerra in famiglia.
Per questo a scuola ero distratta. Ho una forte nostalgia oggi di quel periodo e mi sorprendo spesso a pensare che se fossi riuscita a completare la mia ribellione, oggi sarei più contenta
Un abbraccio a te, Paola.