Lacco Ameno negli anni ’60
Qualche foto, il Fungo e un personaggio di Lacco Ameno: tanto è bastato a far partire il treno dei ricordi.
Nei giorni scorsi avevo pubblicato sui social le foto di un personaggio di Lacco Ameno che spero di aver presto ospite al nostro tavolo. Si tratta di Domenico Schiano, da molti conosciuto come Domingolindo, un pescatore professionista che, innamorato del mare e della natura, trascorre molto del suo tempo libero a raccontare storie di mare. È molto attivo sui social ma anche nella vita reale.
Così in un pomeriggio di giugno, con il supporto della ProLoco Lacco Ameno, Domingolindo avrebbe dovuto condurre residenti e turisti alla scoperta del Fungo in un giro di circa 15 minuti. Con la sua barchetta a remi Domingolindo avrebbe circumnavigato il famoso simbolo di Lacco illustrandone tutta la bellezza naturale. Purtroppo, date le condizioni meteo, solo in pochi si sono avventurati. Io stessa, accorsa a Lacco Ameno, ho preferito rinunciare.
La circostanza tuttavia mi ha permesso di conoscere il personaggio e di scattargli qualche foto che ho poi pubblicato sui social.
La reazione di Raffaele Zocchi, vecchio amico del tavolo, è stata immediata. “Da giovane – ha scritto – andavo a nuoto intorno al Fungo”. Altrettanto pronta e amara è stata la risposta di una lettrice. “Oggi purtroppo non è più possibile. Il Fungo è circondato da troppe barche a motore”. E le conseguenze sono ben immaginabili.
Raffaele Zocchi ha colto l’occasione per raccontare la sua esperienza da giovane in vacanza a Lacco Ameno negli anni ’60. Ve la riporto qui di seguito. Non vi nascondo che in molti di questi giochi mi riconosco anche io che sono un pochino più giovane. E voi? Come giocavate sulla spiaggia?
Giochi da spiaggia
di Raffaele Zocchi*
Come si giocava sulla spiaggia del Fungo della mitica Lacco Ameno nei mitici anni ’60? Come si svagavano gli aitanti giovanotti e le graziose signorine che trascorrevano la villeggiatura nell’ameno borgo quando affollavano la spiaggia? Diciamo che si svagano con tutti i giochi e gli sport di moda in quell’epoca, forse con alcune peculiarità. Proviamo ad elencarne i principali.
Il pallone. Si tratta di un’evidente sineddoche per indicare i giochi con il pallone, di cui i principali erano due: quello pomeridiano, consistente in partite di calcio sulla spiaggia ormai deserta, che speso si concludevano con l’intervento intimidatorio del vigile urbano (era l’unico) e la conseguente fuga strategica dei giocatori. Invece nella mattinata, ci divertivamo a giocare a passaggi e tiri in porta, con i giocatori disposti a semicerchio sulla battigia e il portiere in acqua a difendere una porta immaginaria. Il tutto spesso provocava le proteste delle signore allocate nella prima fila di ombrelloni, che poi venivano placate dai loro figli o congiunti che erano tra i giocatori, compresi alcuni signori non più giovanissimi. Più difficile era placare le proteste di qualche malcapitato che, accingendosi a scendere in acqua o a risalirne, veniva colto da violenta pallonata nelle parti alte o in quelle basse.
La pallavolo acquatica. Si trattava semplicemente, disposti a cerchio, di passarsi la palla a volo senza farla cadere in acqua, C’era sempre uno, il leader, diremmo oggi, che contava i palleggi ed era pronto a redarguire chi sbagliava, sempre che non si fosse trattato di una rappresentante del gentil sesso.
Il disarcionamento. A proposito del gentil sesso, erano le nostre graziose compagne che si prestavano a interpretare la parte del cavaliere, mentre a noi maschietti era lasciato il ruolo, peraltro gradito, di cavallo. Il gioco, come dice la parola, consisteva nell’ingaggiare una singolar tenzone con un’altra coppia cavallo/ cavaliere per disarcionare il cavaliere avverso. Le lotte erano veramente epiche, Ariosto non avrebbe disdegnato raccontarle.
Le gare di nuoto. All’epoca il Fungo si ergeva in tutta la sua maestosità isolato in mezzo al mare e allora serviva da boa naturale per le nostre competizioni, Vi erano le gare brevi, consistenti nella sola traversata dalla spiaggia al Fungo, o quelle lunghe (per inciso erano quelle dove spesso trionfavo), che ne prevedevano il periplo, per poi tornare a riva. Vi erano poi le staffette, a solo stile libero o miste, per cui il percorso veniva diviso in quattro frazioni. I premi consistevano in una birra o una Pepsi che gli sconfitti offrivano ai vincitori. Avevamo spesso cercato di convincere, senza riuscirci, le ragazze a dare il bacio della miss al vincitore: ma erano altri tempi.
La pallanuoto a mare. Organizzavamo dei veri e propri tornei nello specchio d’acqua adiacente, sulla sinistra, alla punta del pontile, dove gli spettatori si ammassavano per supportare i loro amici e ogni tanto qualcuno si esibiva in un volo d’angelo o in un “cofaniello”, o, come un mio caro amico, in un salto mortale carpiato.
Vi erano poi i giochi classici, come il tamburello, il rubabandiera e lo schiaffo del soldato, che non sto a descrivere. Un juke box disposto con un piccolo bar su una piattaforma di legno addossata al roccione dove sorgeva il faro, ci allietava con Paoli, Endrigo e Paul Anka.
Ecco, in questo modo semplice e naturale noi passavamo il tempo in riva al mare, senza tecnologia, senza telefonini: eravamo sicuramente più ingenui e sempliciotti dei giovani d’oggi, ma, forse, più ruspanti.
Chi è *Raffaele Zocchi
Napoletano, 77 anni, ingegnere meccanico oggi in pensione. Prima dirigente d’azienda all’Olivetti di Ivrea, Napoli, Caserta e Taranto, poi decide di mettersi in proprio come consulente aziendale. Oggi si impegna molto nel sociale con i Lions Club ed altre associazioni e si diletta a scrivere versi e racconti. Tra le sue pubblicazioni Versi Diversi e Pinzellacchere.
Raffaele Zocchi è su FB e sul social gestisce gruppi e pagine. Ha amato Lacco Ameno come oggi ama Ponza, l’isola natia di sua moglie Angela, recentemente scomparsa. Ha due figli: Gabriele, ingegnere, e Marco, imprenditore
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono












Ringrazio Laura, che non ho la fortuna di conoscere di persona, ma con la quale spesso interloquiamo su facebook, per aver ospitato, come già in passato, questo mio trafiletto sul suo blog.Poi la ringrazio per avermi regalato ben 3 anni di vita, essendo la mia attuale età di 77 anni:gli anni passano e gli uomini e i blog non se ne avvedono.Io non sono un laudator temporis acti, ma i ricordi del tipo “come eravamo”servono anche a mettere in luce le differenze tra le varie epoche, senza necessariamente emettere un giudizio di merito che non ha senso. Naturalmente, per noi che ricordiamo, la visione di quei tempi viene nobilitata da un bene prezioso che allora avevamo:la giovinezza, che se n’è fuggita tuttavia.
Hai ragione Raffaele, non mi ero accorta che dal tuo precedente intervento sul vecchio blog fossero trascorsi ben tre anni. Corrego subito. E hai ragione anche sulla ricchezza di queste “voci” dal passato. È giusto testimoniare “come eravamo”, senza per questo lasciarsi andare alla nostalgia. Proprio ieri mattina, ho parlato con una ragazza di 15 anni e lei mi diceva: “il passato è importante. Oggi siamo quello che siamo grazie al nostro passato”. Anche questa è una storia che racconterò presto.
Comunque Raffale, noi tutti ti aspettiamo a Ischia per chiacchiere e caffè.
Che bello leggere di questi giochi!
Purtroppo non sono mai stata nel vostro bel mare, ma ho avuto la fortuna di divertirmi allo stesso modo e conserverò per sempre il ricordo di quei momenti di spensierata allegria.
Da noi il mare oggi è completamente diverso. Ma rimane un pochino di bellezza.
Ti aspetto!