Ischia: l’opinione di un commerciante
La lettera di Camillo Iacono, Direttore di un noto albergo di Ischia, ha suscitato diverse reazioni avviando un piccolo dibattito. Le sue riflessioni sul futuro del turismo a Ischia offrono spunti che inevitabilmente coinvolgono anche il commercio isolano.
A questo proposito ho invitato al nostro tavolo Giovan Giuseppe Lanfreschi, titolare della storica gioielleria Lanfreschi di Ischia Ponte e figura di spicco del settore. Giovan Giuseppe, con la consueta gentilezza, ha accettato l’invito.
Prima di addentrarci nelle nostre chiacchiere, è opportuno riassumere i punti salienti del discorso di Iacono, peraltro molto articolato.
Quest’anno – scrive il Direttore – Il turismo ha registrato numeri importanti grazie al movimento interno. Ma è un filone che presumibilmente terminerà dopo la crisi- Covid.
Tuttavia studiando i dati, emerge che il viaggiatore del Nord Europa è disponibile a muoversi 365 giorni all’anno, dunque al di là delle stagioni.
Sarebbe importante per Ischia intercettare questo tipo di viaggiatore che è molto interessato ai luoghi, alla cultura, alle tradizioni. Ischia, da questo punto da vista ha tante carte da giocare.
È un viaggiatore non molto spendente e tuttavia si rivela prezioso perché si fa ambasciatore del luogo che visita. La sua testimonianza e il suo racconto sarebbero il miglior messaggio promozionale
Proprio su quest’ultimo punto mi è sembrato opportuno chiedere un’ opinione a Giovan Giuseppe Lanfreschi. Così mentre ci sediamo in un bar di Ischia Ponte, al cospetto del Castello Aragonese, gli propongo la mia prima domanda:
Se Ischia riuscisse a intercettare il viaggiatore di cui parla Iacono, gli albergatori ne trarrebbero sicuro vantaggio. E i commercianti? Spesso la categoria lamenta la mancanza di introiti legati al turismo povero.
Lanfreschi parla con molta tranquillità della situazione:
“Questo tipo di turismo porterebbe vantaggi a tutti. Il viaggiatore ama il luogo, vuole conoscerlo a fondo, va alla ricerca dei prodotti genuini e originali, anche per quanto riguarda il piccolo souvenir. Quindi spende, non tantissimo, ma spende”.
Il commerciante dovrà essere preparato: niente paccottiglia, ma prodotti originali e genuini al prezzo giusto. Ci sarebbe posto anche per le tradizionali botteghe, quelle vere.
Ma c’è ancora un aspetto da considerare:
“Questo turista – prosegue Lanfreschi – ci garantisce continuità: avremmo ospiti tutto l’anno e quindi una ricaduta positiva sull’economia interna. Se la stagione turistica si allunga, i lavoratori alberghieri e le guide turistiche lavorano di più, dunque avranno più soldi per le loro spese”.
Il discorso non fa una grinza, ma mi permetto di sottoporre al mio interlocutore una serie di riflessioni. Per accogliere il viaggiatore sarebbe necessario preparare il territorio: rivalutare i borghi storici, preparare itinerari culturali e naturali, valorizzare e magari mettere in rete i Musei, di cui spesso non si conosce l’esistenza, mettere ordine nel caotico cartellone degli eventi.
La realtà attuale purtroppo è ben diversa: siamo a metà novembre e non è ancora chiaro quali saranno gli eventi di Natale e neanche sappiamo se bar e ristoranti riusciranno a rimanere aperti sotto i colpi delle bollette. In questo contesto è chiaro che si può attirare i gruppi del nord Europa solo con offerte talmente basse da suscitare imitazione e ironia nell’opinione pubblica.
Bisogna cambiare rotta e qualcosa dovrà muoversi anche nell’ambito del commercio.
Se negli anni ’70 il commercio ha cominciato a decollare, negli anni ’80 il turismo spendaccione ha portato soldi e creato illusioni. Molti hanno pensato che bastasse aprire un negozio per avere successo economico. Ma le crisi degli anni’90 e ‘2000 hanno spazzato via queste idee.
E allora domando:
Cambia lo scenario, ma i commercianti sono riusciti ad adeguarsi?
La sensazione è che giovani e anziani abbiano bisogno di formazione e di aggiornamento. Esistono possibilità da questo punto di vista a Ischia?
Lanfreschi comincia da lontano:
“I primi tentativi di formazione da parte di Confcommercio sono stati effettuati alla fine degli anni ’90 nell’ambito dell’orientamento delle Scuole Medie. Nell’ottica della diversificazione, proponemmo l’agricoltura. Ci trovammo di fronte a tante difficoltà. Molti ragazzi erano convinti che l’agricoltura non servisse più a niente. “
Lo incalzo: ma non vi siete fermati…
Lanfreschi: “No, certo. È andata meglio negli anni 2000 quando all’alberghiero abbiamo proposto ancora modelli di imprenditorialità territoriale in chiave moderna…. I tempi stavano cambiando e si avvertiva un interesse maggiore. E i risultati sono visibili!“
Continuo a incalzarlo.
Certo, la diversificazione è importante anche per il commercio. Però insisto: oggi a chi può rivolgersi un giovane per imparare il mestiere o un anziano per aggiornarsi?
La risposta di Lanfreschi è molto articolata:
“Spingiamo su una costante e continua formazione, ci sono fondi e possibilità, La confcommercio, associazione di cui faccio storicamente parte, si occupa di tutto ciò, sfruttando fondi e finanziamenti anche pubblici destinati esclusivamente per questo, ma che sistematicamente vengono persi. Ad Ischia, purtroppo, vige troppo personalismo e poco spirito di collaborazione. A tal proposito, stiamo lavorando con le amministrazioni affinché possa essere l’Ente capofila, coordinatore e promotore delle linee di sviluppo.”
Ribatto:
Oggi in genere sono le associazioni di categoria a organizzare corsi di formazione e di aggiornamento. Sembra che su questo a Ischia siamo carenti.
Pronta la risposta:
“Anche per questo a Ischia Ponte abbiamo costituito un consorzio, sfruttando leggi europee, che non si occupi di feste o di momenti ludici, quanto piuttosto di consulenza sulle varie problematiche legate al mondo del commercio. Ma non è facile“
Per il garbo che lo caratterizza, Lanfreschi ne fa un vago accenno, ma io mi sento di sottolineare una aspetto: a Ischia tradizionalmente l’associazionismo ha vita difficile. Anche per questo diverse iniziative muoiono sul nascere. Non riusciamo a capire che se NOI camminiamo insieme, facciamo più strada dell’IO che va da solo.
A questo punto voglio io stessa sottolineare un argomento fondamentale.
Chi apre un negozio senza conoscere i meccanismi del commercio, inquina il mercato creando problemi a se stesso e agli altri. Comincerà a darsi alla concorrenza sleale, abbassando i prezzi o copiando le iniziative del competitor.
Per avviare un’attività è necessario invece conoscere il territorio, fare indagini di mercato, capire come promuovere il prodotto che si vuole trattare. E per questo è necessaria la formazione.
Lanfreschi per tutta risposta mi sottopone un esempio virtuoso. “Ho conosciuto persone che hanno impiantato un’attività simile a quella di un vicino. Molti li davano per perdenti e prefiguravano una chiusura in pochi mesi. Loro invece hanno cercato una fetta di mercato specifica e non si sono mai messi in concorrenza con il vicino con il quale hanno instaurato un ottimo rapporto. Quando possibile concordano perfino il periodi di chiusura per la manutenzione. Se chiude l’uno, rimane aperto l’altro, per la gioia di tutti“
Sono eccezioni, ma per fortuna esistono ed è giusto sottolinearle.
L’ultima annotazione di Lanfreschi è significativa:“Nel nostro Paese le leggi che regolano lo sviluppo del territorio spesso sono obsolete. Andrebbero riformulate o quanto meno modificate”.
Se ne parla da tanto e qui si aprirebbe un altro capitolo. Ma se la situazione è questa, bisognerà pure difendersi e affrontare la situazione.
Saluto e ringrazio Giovan Giuseppe Lanfreschi e mi avvio a piedi verso casa. Sono circa le 20:00 di una tiepida serata di novembre e per strada non c’è nessuno. La meravigliosa Ischia Ponte è sola soletta. Un vero peccato.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono









Complimenti Laura!
Un dibattito stimolante e molto interessante.
Grazie Claudia.
Il dibattito in effetti si prospettava bene. Purtroppo la tragedia ha spostato l’attenzione, come era doveroso, su problemi più immediati