Casamicciola: un laboratorio per la difesa dai terremoti
Per tutto il mese di marzo le Antiche Terme Comunali di Ischia hanno accolto Casamicciola con una serie di eventi magistralmente organizzati dal giornalista Giuseppe Mazzella.
Il I primo aprile, come degna conclusione, si è tenuta la presentazione del libro di Luongo. Cubellis, Delizia, Casamicciola un laboratorio per la difesa dai terremoti , edito da Bibliopolis.
A parlarne con il folto pubblico è stato uno degli autori, il prof. Luongo, sismologo di chiara fama che da tempo studia i fenomeni sismici di Ischia.
La conferenza
“Forse sono troppo rompiscatole”. Si presenta così il prof. Luongo alla folta platea che l’ascolta. In piedi davanti al microfono parla con la grinta di un giovane e la sapienza dell’esperto. Le sue parole sono forti: “Casamicciola è un esempio di inefficienza politica e scientifica”. Sotto osservazione da un lato gli amministratori che non hanno saputo o voluto prendere decisioni, dall’altro la comunità scientifica che talvolta sembra impantanarsi.
Gli appelli, già in precedenza lanciati , erano caduti nel vuoto. L’isola, data la quiete sismica del ‘900, aveva dimenticato i problemi. Il risveglio del 2017 aveva seguito una serie di grida di dolore che il territorio aveva lanciato. Frane e smottamenti che avevano investito tutta l’isola, non solo Casamicciola, erano stati un messaggio chiaro e non recepito.
Se frane e terremoti possono essere in correlazione, è materia di studio. Ma che il territorio avesse bisogno di cura e attenzione scientifica, era evidente. Eppure molto poco è stato fatto.
All’indomani del terremoto del 21 agosto 2017, risultò chiaro quanto fosse necessario cambiare rotta. “O si rinasce o si affoga”, aveva dichiarato Luongo. Proprio in quella circostanza le tecnologie più sofisticate resero evidente un dato: il movimento tellurico era stato determinato dallo scivolamento del Monte Epomeo dal lato nord verso il mare. La faglia interessata è sempre quella che già nell’800 aveva ripetutamente causato dolore e morte.
E così il prof Luongo formulò una proposta destinata a far discutere: “Bisogna delocalizzare”. In quella zona, tra il Majo e La Rita, nella parte alta di Casamicciola, non è possibile ricostruire insediamenti abitativi, neanche con tecniche costruttive avanzate, come molti ipotizzano ricordando quanto avviene in Giappone. Le situazioni del suolo di Ischia sono diverse, inoltre le scosse sono sempre molto superficiali e hanno un effetto esplosivo nelle immediate vicinanze.
“È una zona di circa 1 kmq”, spiega ancora il professore.
Di qui la proposta di creare in quell’area un Parco Scientifico Naturalistico delle Acque e della Memoria che consenta agli studiosi di monitorare la zona e al contempo diventi un polo di attrazione.
Proviamo solo a immaginarlo: un parco scientifico che consenta di tenere sotto osservazione il territorio dell’isola e che richiami a Ischia studiosi di tutto il mondo. L’idea è eccellente. Ma come realizzarla? Come convincere una comunità ad abbandonare la propria terra, le proprie abitudini, la propria identità?
Se leggiamo il libro, forse troviamo qualche risposta
Il libro
È un viaggio nella memoria storica dell’isola attraverso immagini d’epoca, documenti e testimonianze scovati in biblioteche e archivi.
1796, 1828, 1881, 1883, 2017 sono le date che si snocciolano come i granelli di un rosario.
Mi hanno emozionato le pagine dedicate al sisma del 1828. Leggendo, mi sono comparse davanti agli occhi le immagini della case crollate, dei corpi ritrovati, delle persone sloggiate. La vulnerabilità della zona del Majo era chiara già agli esperti dell’epoca.
Si ipotizzò di ricostruire più in basso. La Chiesa Parrocchiale, fortemente danneggiata, doveva essere riedificata e costituire il punto di aggregazione del nuovo insediamento. Il tentativo fallì. Ad opporsi fu la gente del luogo che con il passare del tempo sentì attenuarsi la paura delle scosse. E quella zona è stata colpita ancora e ancora e ancora.
Delocalizzare, si dice oggi. Un termine brutto che sa tanto di deportazione. Forse sarebbe meglio dire: ricostruire la comunità con i suoi punti di riferimento.
Se un tempo un punto forte di identità e aggregazione era la Chiesa, oggi forse è un bar, un negozio, un supermercato. In ogni caso è fondamentale ricreare un ambiente nel quale la comunità possa identificarsi per vivere al meglio la relazione umana di cui ha forte bisogno.
Spetta alla politica individuare tecnici idonei per un compito simile.
Che cos’è Casamicciola?
All’inizio della conferenza, Giuseppe Mazzella aveva pronunziato parole forti, sostenendo che Casamicciola non è solo storia di terremoti, ma anche di inefficienza amministrativa. Sono parole dettate dalla rabbia e dal dolore di una persona che ha Casamicciola nel cuore.
Da Ischitana mi permetto di dissentire. Casamicciola è anche e soprattutto la culla delle nostre terme. Prima del terremoto del 1883 era una stazione termale famosa in Europa, frequentata da personaggi illustri che ne hanno raccontato e illustrato la bellezza. Nel secondo dopoguerra è stata la meta di un turismo forse più povero, ma di grande qualità. Le sue fonti erano considerate miracolose.
Tutto questo supportava un’economia importante. Negli anni ’60 è successo qualcosa. Il Dio denaro deve aver rotto qualche meccanismo. Forse ora è il momento di riallacciare le fila. Non credete?
E possibile ordinare il libro presso la Librerie du Vesuve di Casamicciola e la Libreria Imagaenaria di Ischia Ponte
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Dissento dal suo dissentire riguardo alla cattiva gestione amministrativa che, dal dopoguerra in poi ha creato tutte le condizioni per devastare il territorio e amministrare in modo feudale. E poi questi politici e tecnici non hanno cuore, sono avidi, detestano i poveri e gli emarginati, non hanno una visione del futuro, non coltivano la crescita culturale e umana della loro popolazione. Sono chiusi nei confronti di qualsiasi proposta alternativa che apporti diverse competenze e conoscenze. Qui un laureato è costretto a fare il cameriere perchè il sistema locale questo impone. Direi che è ora di finirla.
Grazie per la sua testimonianza, Stefano.
Ma il mio dissenso non si riferisce al discorso sui fallimenti amministrativi che a Casamicciola e dovunque a Ischia, sono purtroppo evidenti.
Io credo piuttosto che per progettare il futuro bisogna necessariamente guardarsi indietro. Negli ultimi sessanta/settanta anni sono stati commessi errori enormi. Eppure Casamicciola ha una storia importante, basti ricordare che in passato ha avuto un ruolo di primo piano anche sulla scena internazionale. Ora occorre chiedersi: come e perché abbiamo sbagliato? È possibile riallacciare le fila del discorso?
In questo senso credo che non si possa ridurre la storia di Casamicciola a storia di terremoti e di fallimenti amministrativi
Una lettura interessantissima per me, che non conosco Ischia, ma che leggo nelle righe situazioni che si ritrovano ovunque, in Italia, per incuria, disattenzione, e non dico di peggio. Perchè non dirottare alla sicurezza del territorio i fondi del PNRR? Non abbiamo certo bisogno di stadi, peraltro bocciati, ma comunque sedi di attività ludiche. Grazie per queste cronache dettagliate che fanno emergere come volontà e competenza esistano, vanno applicate
Paola, grazie per l’apprezzamento e il commento lucido e puntuale.
La situazione in molte zone d’Italia è precaria, ma qui da noi esiste anche un altro problema. Come utilizzare i fondi?
Molte delle persone che abitano in quelle zone più volte colpite, non vogliono saperne di abbandonare quei luoghi. La politica non riesce a prendere posizioni precise e a formulare proposte accettabili. il rischio e che si continui a ripetere gli stessi errori.
Di qui il problema