Casamicciola: parliamone ancora
Mercoledì 27 settembre, nella sala della Biblioteca Comunale Antoniana, si è tenuta la presentazione del Libro di Luongo, Delizia, Cubellis, Casamicciola: un laboratorio per la difesa dai terremoti, edito da Bibliopolis
Il libro fu presentato per la prima volta a Ischia in aprile. In questa occasione la presenza di importanti personaggi della politica locale ha favorito un costruttivo confronto.
Se ti interessa il resoconto della prima presentazione, clicca sull’icona
È la seconda volta che Luongo, Delizia e Cubellis presentano il loro ultimo lavoro su Casamicciola.
A differenza di quanto avvenne in aprile nel Salone delle Antiche Terme Comunali, stavolta l’organizzazione del Circolo Sadoul è riuscita a portare in sala anche importanti esponenti della politica. Era infatti presente oltre al Sindaco di Ischia, dr. Enzo Ferrandino, anche il dr. Legnini, Commissario Straordinario per la ricostruzione. Ha coordinato gli interventi il prof. Agostino Mazzella, Consigliere del Comune di Ischia e membro del Circolo Sadoul.
Sala piccola a fronte del gran numero di persone presenti. Il Circolo Sadoul è riuscito a coinvolgere le scuole che hanno inviato un nutrito gruppo di studenti e studentesse. Forse l’evento avrebbe meritato una sala più grande. Ma non sempre è possibile.
Veniamo al sodo, dunque.
Il prof. Luongo mostra subito con l’ausilio di una serie di dati e tabelle quanto la scienza abbia fatto passi avanti. Il terremoto di Casamicciola del 2017 – sottolinea il professore – è stato il primo ad essere registrato con le nuove tecnologie che hanno permesso una lettura dei dati molto migliore rispetto al passato. E insiste il professore su un punto focale: a Casamicciola Alta la faglia che va da piazza Bagni al Majo è attiva e si teme un nuovo evento. La particolarità del suolo non rende possibile la ricostruzione di insediamenti abitativi in quella zona, neanche con tecniche costruttive moderne, come quelle utilizzate in altre realtà come la California o il Giappone. Le scosse che avvengono in quella zona sono superficiali e ad altissima intensità, tanto da provocare danni ingenti nelle immediate vicinanze. Ecco perché a suo avviso l’unica possibilità è quella di delocalizzare.
Pertanto il professor Luongo rilancia la sua proposta: spostare le abitazioni civili in un’area poco distante e creare nella zona del Majo un parco scientifico idrogeologico.
Ilia Delizia, storica dell’architettura, si sofferma su un tema altrettanto importante. Anche nel 1828, all’indomani della scossa rovinosa che si verificò sempre lì, al Majo, e che procurò ingenti danni e numerose vittime, fu ipotizzata la costruzione di una Nuova Casamicciola un po’ più in basso. Ma dopo diverso tempo, passata la paura, la popolazione invocò il rientro nella zona. Le ragioni erano evidentemente di carattere sociale e comunitario. Così, anni dopo, altre scosse, altri morti, altre lacrime.
Molto dettagliata la risposta del dr. Legnini che da circa due anni riveste il ruolo di Commissario Straordinario per la ricostruzione. Legnini, pur apprezzando il contributo di ricercatori e ricercatrici sul tema, ritiene opportuno sottolineare due aspetti fondamentali: l’impegno costante della politica e la ricerca di soluzioni che, secondo le sue fonti, potrebbero non essere così radicali, come quelle paventate dal prof. Luongo.
Il Commissario straordinario tiene a sottolineare che le autorità a Casamicciola da tempo stanno attuando un’azione persuasiva per convincere la popolazione ad abbandonare il Majo, facendosi anche carico di reperire altrove zone idonee per uso abitativo. L’operazione, come prevedibile, non è semplice, perché molte persone sono legate a quei luoghi per ragioni sociali, affettive ed economiche, e anche perché risulta complicato nella nostra realtà reperire nell’immediato locali idonei.
Il Commissario ipotizza pertanto che almeno in parte, con l’ausilio di esperti, si possa ricostruire al Majo, con modernissime tecniche costruttive che rendano le abitazioni quanto più sicure possibili.
La replica del prof. Luongo è molto chiara: “Se si reperiscono ingegneri che firmano progetti per la ricostruzione dell’insediamento abitativo al Majo, adoperando le tecniche costruttive moderne, io alzo le mani”.
Nessuno di noi qui è in grado di entrare nella polemica. È una matassa terribilmente difficile da sbrogliare. La popolazione di Casamicciola Alta ha le sue ragioni, di carattere economico e sociale. Chi ha costruito casa, al prezzo di tanti sacrifici, non riesce a digerire l’idea di andarsene. Altrettanto si dica per chi in zona ha una piccola attività. D’altra parte, si sa bene che sull’isola d’Ischia, e non solo, è ben difficile trovare case in affitto.
Su un aspetto tuttavia vorrei soffermarmi.
Fin dal 2006, all’indomani della frana di Monte Vezzi, da quella stessa sala della Biblioteca Antoniana sono stati lanciati numerosi appelli alla politica locale perché prendesse in mano la situazione. Il dissesto idrogeologico era ben chiaro fin da allora. Inoltre, lo stesso prof. Luongo aveva sottolineato in quegli stessi anni che la provvidenziale quiete sismica sull’isola non sarebbe durata a lungo.
Quali sono state le iniziative prese allora dalla politica? Io non ne ricordo di così decisive. Mi sarò distratta? Certo, piangere oggi sul latte versato serve a poco o forse solo a riflettere.
Altro punto fondamentale.
La casa è un diritto del cittadino. A Ischia già da tempo la situazione era difficile. Con le emergenze da frana e terremoto, tutto è diventato drammatico.
Ma una politica per la casa in tutta l’isola, è stata mai intrapresa?
Si sottolinea spesso che i proprietari difficilmente danno la casa in fitto annuale. L’idea diffusa è che preferiscano dare in fitto la casa a turisti per ragioni economiche. Ma davvero è solo questo il motivo? Non sarà che alla base c’è anche il timore non avere più l’appartamento se occorre?
In caso di controversie con l’inquilino, quanto dura una causa civile? Inoltre, è stato fatto qualcosa per invogliare i proprietari a dare in fitto annuale le case?
Sono solo interrogativi, magari ingenui, di una semplice cittadina. Naturalmente mi aspetto di sentire la tua opinione nei commenti.
All’evento hanno preso la parola anche altri, come il Sindaco di Ischia, dr. Enzo Ferrandino. Chiedo scusa se mi sono soffermata sui temi che in questa sede mi sembravano centrali.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Cara Laura, comincio dal fondo. Le obiezioni che esprimi tu sono le mie, nemmeno io ho competenza tecnica, ma capisco il valore dell’affetto. Molto interessante leggere questo resoconto, e immagino quanto lo sarà stato per chi era presente e poteva percepire anche il lato emotivo, molto forte. L’idea di “spostare” una città, o una frazione di città, è abbastanza difficile da interiorizzare. Come sempre grazie, io che Ischia non sapevo trovala nemmeno sulla cartina (scherzo!) ora comincio a conoscerla e ad affezionarmi
Cara Paola, ti ringrazio sempre per la lettura attenta e per i commenti sempre interessanti.
Il caso di Casamicciola è un po’ particolare. Si tratterebbe di spostare un po’ più a valle un tratto di circa 1 Kmq. Se tu leggi il resoconto sulla prima presentazione del libro, vedrai che lì sono spiegate anche le modalità che certo dovrebbero essere ben progettate da tecnici. Il problema è quello di ricreare una comunità intorno a una serie di elementi come una Chiesa, una serie di negozi ecc. Mi rendo conto che è difficile, anche per la penuria di abitazioni disponibili. Ma tieni conto che dopo il terremoto del 1883 quella comunità fu “spostata” molto più a valle, sulla litoranea, con conseguenze molto peggiori. Quando verrai a Ischia (e sono sicura che prima o poi verrai), faremo insieme una bella passeggiata. Intanto ti abbraccio. A presto