La ‘ndrezzata. La danza dell’isola d’Ischia
Buonopane, una frazione di Barano d’Ischia, è situata nel cuore dell’isola. È un borgo che ancora custodisce misteri e tradizioni del passato. Qui, sul sagrato della Chiesa dedicata a S.Giovanni Battista, si tiene due volte l’anno la ‘ndrezzata, il ballo più antico dell’isola. I giorni prescelti non sono casuali: il lunedì in albis e il 24 giugno.
Ci sono stata quest’anno a Pasquetta. Un ritorno ricco di emozioni e ricordi
Ho rinunciato alla tradizionale scampagnata quest’anno a Pasquetta, ma non ho voluto mancare all’appuntamento con la ‘ndrezzata di Buonopane. Ero stata assente per troppi anni.
Nel freddo pomeriggio di aprile mi avvio con alcuni amici al borgo. Arrivo davanti alla Chiesa, mi fermo attimo e guardo verso l’alto. Un piccolo balcone fa scattare il treno dei ricordi.
Ero stata qui per la ‘ndrezzata per la prima volta da giovanissima. Erano negli anni ’70. Con un gruppo di amici avevamo concluso la nostra scampagnata dandoci appuntamento lì, da Gianfranco che all’epoca viveva con l’anziana madre.
Il tepore primaverile ci metteva di buon umore, le risate erano contagiose. Ricordo quello come uno dei pochi pomeriggi felici della mia prima giovinezza.
Al momento della ‘ndrezzata ci affacciamo al balcone, la visione dall’alto fu memorabile. Vidi il caporale salire sul groviglio di bastoni intrecciati tenuti a spalla dai danzatori. Mi vennero i brividi. Come fa a rimanere in equilibrio? mi chiesi.
Lui tenne la sua predica, quella serie di frasi di introduzione al ballo, poi con un balzo scese giù dal castello e cominciò a dare ritmo gli stornelli che i danzatori cantavano, saltellando e tirando di mazze.
Fu una grande emozione. L’applauso di tutti i presenti alla fine fu sentito. Erano gli anni in cui la musica folk era protagonista. Roberto De Simone con le sue ricerche e con la Nuova Compagnia di Canto popolare , aveva valorizzato un patrimonio incredibile di tradizioni popolari.
Da allora è trascorso molto tempo, ho visto diverse volte la ‘ndrezzata, anche in versione turistica, come esibizione in altri contesti. L’emozione è sempre forte.
Tuttavia vi assicuro che vederla a Buonopane, nel contesto naturale, è qualcosa di unico.
Quando mi scuoto dai ricordi, mi dirigo con gli amici verso la piazza centrale, a poca distanza dalla chiesa, e lì trovo la sede del gruppo ‘ndrezzata
Entriamo e tutti ci accolgono con grandi sorrisi. Sulle pareti foto d’epoca, la storia del ballo, volti e personaggi che hanno contribuito a far conoscere la tradizione.
Sui i tavoli in bella vista gli strumenti della danza: mazze, spade e tamburelli.
In un angolo, seduti a un tavolo, alcuni danzatori, già nell’abito dell’esibizione, giocano a carte. Ho l’impressione che vogliano stemperare la tensione, che pure deve esserci. La ‘ndrezzata a Buonopane è molto sentita. È una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, i giovani sono sempre preoccupati di essere all’altezza dei padri.
Un signore si avvicina: “Accomodatevi”, ci dice sorridendo e fa per spiegarci. Lo ringrazio e gli chiedo del passato.
“Ma certo che conosco Gianfranco – mi dice contento della domanda – ora vive in America, ma torna in estate”.
Io mi ricordo di Alduccio e di Michele, grandi caporali.
“Soprattutto Michele negli anni ’70 è stato un grande caporale. Quelli erano anni di riscoperta della tradizione. Esisteva anche un gruppo folk che riproponeva i canti locali”.
Me ne ricordo bene, con Peppe ‘u poeta e Aniello ‘u bronx
E oggi?
“Oggi noi siamo qui e ce la mettiamo tutta per rinnovare la tradizione”
Approfitto per chiedergli: sto cercando il Ceppo Matto. Lo conoscete?
“Ma certo. È uno di noi”.
E vedo avvicinarsi un signore sorridente, dalla simpatica barba brizzolata.
“Sono io. In realtà mi chiamo Raffaele. Dopo vi accompagno a visitare la mia mostra”
E noi ne siamo proprio curiosi.
Intanto si è fatta ora. Mentre i protagonisti completano i preparativi, noi ci rechiamo sul sagrato della Chiesa a prendere posto. È arrivata altra gente. Si attende la fine della Messa. La Madonna sarà portata sul sagrato perché è a lei che in questa occasione è dedicato il ballo.
La ‘ndrezzata per tradizione si tiene due volte l’anno, il lunedì in albis, dopo la Resurrezione, e il 24 giugno nel giorno che la Chiesa considera il solstizio dell’estate e che è dedicato alla nascita di Giovanni il Battista. Sono date fondamentali per i contadini. La terra si illumina, si colora, produce.
Siamo sul sagrato, la Madonna è in attesa, arrivano i danzatori con gli stornelli dedicati al Monte Epomeo. Si fermano davanti alla Madonna e si schierano .
Prima di iniziare il caporale spiega ai presenti che la danza celebra la pace tra la gente di Buonopane e quella di Barano che avevano litigato per il ponte di Nitrodi.
Alcuni studiosi ritengono che la danza abbia origini più antiche e confuse. Ma ogni interpretazione può essere giusta. Certo è una danza di pace. I danzatori, pur armati di spade e mazze non si scontrano, ma si schierano a cerchio, saltellano e si scambiano posto.
Ma ecco che cominciano. “A ffaccia ‘rinto, a ffaccia ‘fora, Ndreccia”, urla il caporale. Le mazze si intrecciano e lui sale in alto e fa la predica, si presenta e racconta la sua vita di marinaio …
Poi salta giù, inizia il ballo, le mazze si intrecciano a un ritmo vertiginoso, scandito dagli stornelli.
La ‘ ndrezzata è un’emozione che si rinnova.
Quando tutto è finito, il Ceppo Matto ci conduce a visitare la sua mostra. E l’emozione continua. Vi racconterò presto su queste pagine.
Per chi volesse approfondire la storia del ballo, vi segnalo il libricino di Maria D’Acunto, La ‘ Ndrezzata, Imagaenaria edizioni
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Sono sempre più interessata, e innamorata, di queste tradizioni, che sono tutt’altro che vani spettacoli di esibizione, ma attingono a storia, cultura, tradizione e, soprattutto, bisogno, il bisogno giusto soddisfatto dal lavoro. Mi piace la celebrazione del 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, santo patrono di Genova. E grazie per aver ricordato Roberto de Simona (indimenticabile la sua Gatta Cenerentola) e la NCCP
Hai ragione, Paola. Queste tradizioni vanno tutelate per tutte le ragioni che sottolinei. A volte, però, al di fuori del loro contesto, hanno il sapore di mera esibizione.
Roberto De Simone è stato un grande, soprattutto in un’epoca in cui si valorizzava il Folk.
Grazie sempre per il tuo interesse.
Immagino poi che le mazze scandiscano il ritmo, dev’essere emozionante anche a livello acustico, oltre che visivo!
Proprio così. Ti aspetto per la prossima volta?