Barano d’Ischia: via Giorgio Corafà
Le piogge terribili dei giorni scorsi facevano temere il peggio. Ischia è un’isola delicata da un punto di vista geologico. I pericoli di frane e smottamenti sono sempre incombenti. Se poi la mano umana ci mette tutto il suo per creare pasticci, è davvero la fine.
Ieri sera si è verificata una piccola frana in via Giorgio Corafà, una strada storica del Comune di Barano d’Ischia, uno dei Comuni più belli dell’isola. Per fortuna i danni sono limitati alle cose, non ci sono feriti tra le persone.
Non conosco bene i fatti, non so se la frana sia stata causata, oltre che dalla pioggia, anche dall’imperizia umana. Non intendo alimentare polemiche.
Mi limito qui a riportarvi una passeggiata per quella strada. Il racconto risale a sei anni fa.
U’ Pennino
dal vecchio blog: 8 aprile 2015
Trascorrere la Pasquetta a Ischia non è difficile, neanche in una giornata quasi invernale. Le piogge dei giorni precedenti sconsigliavano la tradizionale escursione nel verde. Ma qualcosa da fare si rimedia.
Ho scelto di andare ai Maronti, spiaggia notissima, percorrendo un itinerario ormai quasi dimenticato: via Giorgio Corafà. Un tempo era l’unica strada che collegava Testaccio con i Maronti, la gente del luogo la definisce ancora oggi u’ pennino, per quella sua discesa a pendio verso il mare. Ci mancavo da molto tempo. La ricordavo come una discesa a gradoni tra terre coltivate e parracine quasi artistiche, opera di mano sapiente e paziente. Ma quello che ho trovato, mi ha fatto male al cuore. Di quel sentiero è rimasto poco o nulla. L’Uomo, con la sua superbia, è intervenuto, ha distrutto.
Gli antichi gradoni sono quasi del tutto coperti da cemento, per consentire il passaggio ai mezzi a quattro ruote. Le antiche parracine non esistono più, sono state sostituite da pietre malmesse. Tutt’intorno case, costruzioni … In alto, su uno dei muri che costeggiano il sentiero, una casa sembra mettere in discussione le mie reminiscenze di fisica … sul selciato pietre e fango, probabile esito delle intense piogge degli ultimi mesi.
Vorrei fotografare, ma a sorpresa la mia macchina si inceppa, come se si vergognasse di guardare e di mostrare. Una cosa però è rimasta inalterata: la vista sulla spiaggia e su S. Angelo. E la mia macchina fotografica si rianima. Quello sì, è un panorama che ha voglia di mostrare.
“Questa era una strada importante una volta” mi racconta un signore. “Ogni giorno ci vedevi passare le donne di Testaccio, di Piedimonte, di Fiaiano. Venivano qui con le ceste di frutta sulla testa e ‘u valanzone’ (la bilancia) in mano. Andavano a vendere la frutta ai Maronti e si spingevano fino a S. Angelo. Vendevano i loro prodotti casa per casa … “.
Era una strada che raccontava la fatica e testimoniava la bellezza. Noi non ne abbiamo avuto rispetto. Perché non abbiamo più storia, non abbiamo più testa. E non abbiamo più cuore.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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