Emilia Romagna e Casamicciola
Le immagini dell’alluvione che ha colpito in questi giorni l’Emilia-Romagna, sono un colpo al cuore per noi di Ischia. Il ricordo del 26 novembre è fortissimo. Dolore, dolore e ancora dolore è tutto quello che si prova.
Tuttavia proprio in questi momenti, oltre a sostenere le popolazioni colpite, bisogna anche lanciare discussioni che ci inducano a riflettere. Perché, si sa, l’Italia è un Paese che dimentica in fretta.
Ho letto sui social le reazioni più disparate. Oltre al dolore e al senso di vicinanza, c’è chi esprime meraviglia. “Quando succede al Nord si parla di cambiamenti climatici, quando succede da noi è l’abusivismo”.
Mi dissocio totalmente.
Noi sappiamo che l’abusivismo da noi non è la causa scatenante di frane e alluvioni, ma sappiamo anche che l’eccesso di costruzioni, di cemento e di asfalto crea condizioni che favoriscono il disastro. Se a tutto questo si aggiunge la mancata tutela dell’ambiente, è chiaro che le piogge intense troveranno terreno fertile.
Non conosco a fondo la situazione in Emilia -Romagna, non so se anche lì il territorio sia stato martoriato. E ho il sospetto che, come me, molti di quelli che oggi si lasciano andare ad affermazioni così forti, non abbiano una conoscenza tanto profonda dei fatti.
Se è vero che i media nazionali in novembre ci hanno preso di mira, talvolta sparando scemenze, non ci farà star meglio ora comportarci in maniera altrettanto ingiusta.
Tra le reazioni sui social, c’è un altro l’aspetto che mi ha colpito. Ho letto spesso frasi tipo: “Gli Emiliani sapranno reagire, non stanno lì ad aspettare, si rimboccano le maniche”. E subito qualcun altro fa eco “Anche in Friuli e in Toscana la gente è così”.
Non ho dubbi che da quelle parti la gente sia laboriosa e disponga di un’ottima tempra. Tuttavia mi sembra di leggere tra le righe un messaggio antipatico.” Da altre parti (magari al Sud) la gente non è così, si siede e aspetta”.
Noi Ischitani sappiamo che a Casamicciola sono accorsi tanti volontari: giovani, meno giovani, diversamente giovani. Tutta gente dell’isola. In tanti appena dopo la tragedia, si sono armati di pala e sono andati a scavare. Altri hanno messo a disposizione pasti caldi per i soccorritori, per i vigili del fuoco, per il personale della protezione civile. Una cucina da campo tardava ad arrivare.
Immagino che di tutto questo sia arrivata notizia nel resto d’Italia.
Tra il plauso di tutti noi per la grande generosità della nostra gente, si sono accese anche discussioni vivaci, quanto giustificate: “È davvero opportuno – si diceva – che giovani e giovanissimi spalino il fango? Oltre a un equipaggiamento idoneo, non è necessaria anche una preparazione specifica e soprattutto una regia delle operazioni?”.
La mia generazione – sono nata nel 1960 – è cresciuta nel mito degli angeli del fango, quelli che da tutta Europa accorsero al capezzale di Firenze, dopo l’alluvione del 1966.
In quel caso però gli angeli del fango non si occuparono di vite umane, non misero a repentaglio la loro stessa incolumità. Fecero un lavoro prezioso per il recupero di libri e opere d’arte. Una situazione completamente diversa.
Per concludere vi ripropongo un post che avevo lanciato su FB poco giorni dopo la tragedia
Casamicciola
12 dicembre 2022
Non ero mai stata a Casamicciola
Non ho la forza nelle gambe e nelle braccia per dare una mano, né mi andava di fare giri turistici. Ci sono stata stasera, accompagnando una persona che doveva partire alle 16:50 per Pozzuoli. Il Porto ha ripreso a lavorare.
Arrivo sulla litoranea con uno strano senso di emozione e paura. Mi tranquillizza vedere da lontano le luci dei negozi.
D’un tratto vedo dall’altra parte della corsia, alla fermata dell’autobus, un giovane con un cappello di lana in testa, un giubbotto e una pala in mano.
A un certo punto il giovane alza il braccio. Starà facendo segno ai suoi compagni in macchina.
No. Vedo spuntare il bus pollicino della linea 3, quello che arriva a Ischia.
Il giovane sale. Magari paga anche il biglietto.
Grazie, ragazzo!
Dalla pagina FB de Al tavolo di Amalia
In copertina: la litoranea di Casamicciola
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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altavolodiamalia.com




Considerazioni che condivido del tutto. Più che pensare a cosa NON si è fato prima, a Ischia, in Emilia e in altre zone dell’Italia ogni tanto martoriate (inclusa Genova), mi sembra più proficuo pensare cosa si può e si deve fare da ora in avanti. Ci sono i fondi messi anni fa da Renzi per Italia sicura, forse è il momento di tirarli fuori, anzichè parlare di task force, comitato, gruppo di esperti … a parole? Io non conosco Ischia, purtroppo, ma conosco benissimo l’Emilia Romagna (per mia fortuna, sono più emiliana che romagnola) e ho ben chiaro come possono sentirsi: in tanti hanno perso praticamente tutto.. Nel 1970 Genova fu colpita da una terribile alluvione, e ricordo bene il disastro, più che delle abitazioni (ma anche quelle), dei negozi, magazzini, uffici completamente distrutti, invasi da un fango corrosivo e putrido
Carissima Paola,
hai perfettamente ragione. Bisogna pensare al futuro. Eppure ti dico una cosa: se non prendiamo coscienza degli errori commessi, non riusciremo a trovare le giuste soluzioni per il futuro.
Sia chiaro: frane, terremoti, eruzioni, alluvioni sono eventi naturali che non sono direttamente causati dalla mano umana.
Eppure il nostro compito sarebbe quello di porre in essere tutte quelle azioni che servono a rispettare la natura e a mitigare il rischio. Non so altrove, ma a Ischia siamo ancora lontani dalla corretta percezione del rischio.
E la stampa che sputa sentenze senza conoscere i luoghi, non aiuta la gente a prendere coscienza.
Sì, hai completato e chiarito il mio ragionamento. Purtroppo quello che è stato è stato, ma forse non è il caso di insistere, soprattutto se ci sono errori lampanti. In Romagna, ho sentito, ci sono paesi costruiti sotto il livello dei fiumi, sarà magari il caso di ricostruire un po’ più su? E concordo sul non poterne più di questa stampa sensazionalistica, approssimativa, superficiale e spesso inutile
Stampa inutile, dici? Io credo che questo tipo di stampa stia facendo scuola. Purtroppo. Dovremmo isolarla, ma quel tipo di contenuto purtroppo va per la maggiore.