Berlino: la domenica e il ritorno a casa
Si conclude qui questo diario di viaggio che solo in apparenza va oltre i racconti che di solito vi propongo sul blog.
Solo in apparenza, perché Ischia è a contatto con il mondo
La prima parte ⇒ I miei giorni a Berlino
Tutto il resto è a seguire. Buona lettura
La domenica a Berlino
Pubblicato sul vecchio blog il 7 luglio 2017
La domenica mattina mi son svegliata ancora sudatissima, la guerra tra me e il piumino era continuata imperterrita, il caldo in camera era soffocante. Per fortuna l’ottima prima colazione tedesca dà la giusta carica per una giornata che si prospetta molto impegnativa. Alle 9:00 devo essere a lezione.
Esco intorno alle 8:30 con un sole già caldo. Sulla U-bahn sfoglio la guida in italiano che avevo comprato il giorno prima come omaggio a mia figlia a Ischia. Le foto, bellissime, sono letteralmente rovinate da un testo orribile. Non so se sia frutto di traduzione automatica o di altro. Ma la domanda è d’obbligo: perché rovinare un libro, che si presenta così bene, con parole da far vergognare?
Se si vuol risparmiare sulla traduzione, non è meglio ridurre il testo e limitarsi a descrivere le foto?
Arrivo a lezione puntualissima. L’impegno è tanto, ma il tempo scorre via veloce. Saluto i compagni di questa intensa avventura di studio con la promessa di rivederci presto.
E intanto mi tuffo su un autobus e, come il giorno prima, raggiungo Potsdamer Platz. A questo punto devo decidere cosa fare: mi infilo in un museo o provo a fare un giro per la città? Le cose da vedere sono tante. A poca distanza dalla piazza staziona un autobus di linea che attraversa la città da Est a Ovest. Sì, certo, però non ho una guida. Mentre rifletto, mi fermo a mangiare in un localino che sembra ben attrezzato. Stavolta l’insalata internazionale non è delle migliori. Pazienza, mi rifarò a cena.
Allora? Cosa faccio? Prendo una decisione che mi sorprende: salgo su uno di quei pulman turistici che attraversano la città. Per un giro di circa due ore, il prezzo è abbordabile. Va bene è andata.
Litigo un po’ con le cuffiette e comincio a sentire Berlino: le parole che accompagnano i luoghi mi guidano in un viaggio attraverso la storia della città. Berlino è i suoi monumenti. Berlino è la sua storia. Berlino è la modernità. Berlino è il verde. Berlino è la gente.
Davanti a quel che rimane del “Muro” avverto un moto di repulsione. La storia lì è diventata un oggetto di consumo ad uso turistico. E però Charlottenburg, l’isola dei Musei, la nuova stazione e tanto altro ti riempiono gli occhi. Ho qualche difficoltà ad accettare l’ipermoderno che si interseca con la storia. Eppure rimango affascinata.
Dopo circa due ore, scendo alla Ku’damm, una strada imponente con tante vetrine scintillanti. Insomma, lì devi spendere: non fa per me. Ma ecco lì, in fondo alla strada vedo qualcosa che attira la mia attenzione. Sembra un rudere. Ma certo è la Gedächtniskirche. Mi dirigo subito lì e…
La Chiesa della Commemorazione: die Gedächtniskirche
Pubblicato il 15 luglio 2017
Vi avevo lasciato alla fine della Ku’damm, dopo un giro in pullman turistico. Ed ecco proprio in fondo alla strada commerciale, un monumento attira la mia attenzione. Sembra un rudere, mi avvicino. E mi rendo conto subito che è qualcosa di diverso. È la Gedächtniskirche, l’antica Chiesa della Commemorazione. Entro con una certa curiosità e subito un cartello mi sorprende:
“Caro visitatore, vorremmo richiamare la tua attenzione sul fatto che qui, in quello che un tempo era l’ingresso dell’antica Chiesa, non sei in un Museo, ma in un luogo del ricordo, della memoria, dell’esortazione … “
Su un lato ci sono immagini che ritraggono momenti di pace e di guerra e che vogliono essere – recita ancora il cartello – un monito “per noi tutti ad opporsi alla guerra come soluzione ai problemi politici”. Sull’altro lato sono esposti oggetti liturgici. Rimango incantata ad ammirare.
L’antica Chiesa era stata eretta alla fine dell’800 in memoria dell’Imperatore Guglielmo I e poi distrutta dai bombardamenti del 1943. Esco a fatica. Fuori, il negozio di souvenir e la nuova Chiesa, progettata alla fine degli anni ’50, mi lasciano fredda.
È altro invece ad attirare la mia attenzione. Appena all’uscita, trovo ancora un luogo della memoria. Lumini, fiori, dediche ricordano le vittime del folle attentato che proprio qui, nei giorni di Natale del 2016, fece diverse vittime. Mi colpiscono le sciarpe dei tifosi del Dortmund che evidentemente la sera prima, festeggiando la vittoria della loro squadra, avevano voluto lasciare un omaggio.
Comincio ad essere stanca e lo stomaco invoca a gran voce qualcosa da mangiare. Mi avvicino all’albergo, spero di trovare un localino discreto. Ma di domenica sera a Berlino molti locali sono chiusi. Un ristorante italiano? Perché no, in fondo è l’ultima sera.
Mi accoglie un signore anziano, molto gentile, che mi racconta di qualche sua difficoltà: “Vivo a Berlino da più di trent’anni – mi dice – ho preso da poco questo locale e non è che vada proprio bene. Prima lo gestivano dei ragazzi, non erano italiani ma proponevano cucina italiana. Adesso devo faticare un po’ per riconquistare i clienti”. Non deve aver avuto una vita facile, si nota dall’amarezza che accompagna le sue parole.
Mangio leggero, alla mia maniera. Tacchino arrosto con contorno di verdure e un bicchiere di Pinot bianco. Lui però mi offre anche una bruschetta al pomodoro. “Sono pomodorini che mi arrivano dall’Italia”. E si sente. Il pasto è stato ottimo. Saluto il signore e gli faccio i miei auguri.
Intanto alle 21:15 gli ultimi raggi del sole di maggio illuminano ancora i palazzi. D’estate la notte arriva tardi a Berlino. Devo prepararmi alla partenza. Ma il mio volo parte l’indomani pomeriggio. Ho ancora il tempo per un ultimo giro.
Berlino: il verde e i parchi
Pubblicato il 18 luglio 2017
Dopo la battaglia serale con la TV che fa i capricci e una notte concitata per il caldo insopportabile, mi sveglio con un dubbio. Come trascorro la mia ultima mattinata a Berlino? I Musei il lunedì mattina sono chiusi. Mentre mi ristoro con la colazione, mi viene in mente che il giorno prima sono passata davanti a un parco. Non mi dispiace l’idea di salutare Berlino trascorrendo un po’ di tempo in uno di quei parchi di cui ho sentito tanto parlare.
In portineria un signore con la barba mi chiede: “Check out?” e senza attendere la mia risposta, mi strappa le chiavi dalle mani. Gli chiedo se posso lasciare la borsa fino alle 13:00, lui mi risponde senza sollevare gli occhi dalle sue faccende “Ja, sicher”. Bene, almeno posso passeggiare liberamente.
Mi avvio dunque lungo la strada alberata che ha fatto da scenario al mio soggiorno. Dopo qualche centinaio di metri, trovo un bel parco accogliente. Sulla sinistra, un’area giochi con piscina destinata ai bambini. Dato il caldo, è molto frequentata. A destra, uno spazio verde enorme molto ben curato e puntellato da panchine nei punti giusti.
Prima di entrare, ecco una sorpresa. Proprio all’ingresso è affisso il Parkordnung, il regolamento del parco. E in un angolo, in bella evidenza, un cartello. La qualità della foto purtroppo non è delle migliori. Ma ingrandendo potrete riuscire a leggere.
Prima di tradurre quanto è scritto, vorrei fare una premessa. Io non sono una fan della Germania, per quanto la lingua tedesca abbia un ruolo fondamentale nella mia vita professionale e la storia e la cultura tedesca mi abbiano sempre fornito grandi spunti di riflessione.
Non sempre amo l’eccesso di organizzazione dei Tedeschi e neanche digerisco molto i loro rappresentanti politici quando si siedono ai Tavoli internazionali. Eppure mi sento distante da quanti vedono la Germania come una serie infinita di divieti. Leggiamo insieme il cartello:
“A tutti i visitatori del Preußenpark – Finora la rimozione dei rifiuti in questo Parco ha comportato spese per 20.000 Euro all’anno. L’Ufficio distrettuale non è più in grado di sopportarle. Pertanto vi preghiamo in futuro di non lasciare più qui i vostri rifiuti, ma di portarli via”.
Vi confesso che mi è venuto da ridere. Il mio pensiero è volato a Ischia, ai suoi parchi, al suo verde… Soprattutto una cosa mi ha colpito in queste parole: qui non è scritto verboten, vietato. Qui si richiama il cittadino alla sua responsabilità. Non credete che i Tedeschi in questo caso meritino un applauso a scena aperta?
Trascorro la mattinata passeggiando in quel verde discreto e accogliente. Alle 13:00 torno in albergo per recuperare la mia borsa. Stavolta trovo la signora: “Ach … und das TV?”. Rispondo con un sorriso ironico: “Alles in Ordnung, danke!”. Chiedo della Toilette: “Tut mir leid!” mi risponde lei. Come? Non hanno un bagno disponibile? Mi viene da risponderle con una parolaccia in napoletano, ma mi limito ad un formale “Auf Wiedersehen”. Non tornerò più in quell’albergo.
Quando arrivo all’aeroporto di Schönefeld, mi volto un attimo. Mi viene in mente una scena che ho visto sulla S-Bahn nel tragitto di andata verso l’albergo. Sul marciapiedi una giovane coppia si saluta, lei sale sul treno e si accomiata dal suo giovanotto. Ma prima che le porte si chiudano, lui salta su, l’abbraccia e rimane con lei. Ecco, Berlino è un po’ così. Non vorresti lasciarla. Io tornerò presto.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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anche io spero di tornarci! Sebbene non parli una parola di tedesco, ho trovato negli abitanti molta disponibilità a venirmi incontro e cercare di capirci. Mi ha colpito il fatto che tu hai visto il Muro come un’attrazione turistica (forse la parte tutta decorata dopo Alexander Platz) io l’ho vissuto come un monito a “mai più”. Una città che merita una visita accurata.
Magari ci torniamo insieme?