Lavorare insieme. Si può?
La solitudine del traduttore, la solitudine di chi lavora in casa, da solo davanti a un computer, la solitudine ..
Nella Milano che corre, che si affanna, che alza grattacieli, si afferma sempre più un modo diverso di lavorare, per combattere la solitudine: il coworking.
A conclusione della due giorni milanese, non poteva mancare l’incontro con Caterina Cutrupi, traduttrice, calabrese di nascita, milanese d’adozione e amica di Ischia. Molti di voi la ricorderanno certo per le sue vacanze a Ischia insieme con la mamma, la splendida signora Maria.
Ci incontriamo dunque in una piazza del centro, nei pressi del suo ufficio. Andiamo a pranzo in un locale molto carino. Mangiamo bene. Finalmente.
È inevitabile parlare di lavoro. Protagonista è quel mondo della traduzione che ancora mi appartiene e che negli ultimi tempi è in subbuglio per l’intelligenza artificiale.
“Scompariranno i traduttori?” È la domanda che parte dai miei compagni di viaggio. Caterina si mostra fiduciosa. “A livelli alti penso proprio di no. L’intelligenza artificiale può aiutare a tradurre alcuni tipi di testi, non altri. Per esempio nel settore legale e finanziario, ad alti livelli, penso proprio che la mente umana sia insostituibile. Almeno per ora”.
E così Caterina snocciola una serie di esempi grazie ai quali anche chi di traduzione non sa proprio niente, dovrebbe poter capire quanto sia complesso il nostro lavoro.
Per l’ambito giuridico legale, ad esempio, una delle difficoltà è la differenza di istituti giuridici esistente tra i diversi paesi, anche di area UE, frutto di una filosofia del Diritto completamente diversa. Sbrogliare queste situazioni è complicato e richiede una preparazione specifica nel settore giuridico. Altro che tradurre parola per parola, come comunemente si crede.
“Infatti – conclude Caterina – bisogna continuamente studiare e prepararsi”. Sempre e comunque.
Dopo il caffè di rito, Caterina si rende disponibile a mostrarci l’ufficio che condivide con altri professionisti.
“Abbiamo cambiato sede da poco tempo, ora è anche più luminoso e comodo”.
Avevo visitato tempo fa il suo vecchio ufficio, proprio a due passi dalla stazione. Ora sono curiosa di vedere il nuovo. Anche tra i miei compagni di viaggio la curiosità è tanta.
Entriamo nell’ufficio, ampio e luminoso. Diverse stanze, alcune dotate di postazioni computer, altre dedicate a riunioni. Immancabile la macchinetta del caffè per qualche chiacchiera in allegria.
Caterina ci mostra la sua postazione. Allo stesso tavolo, ad altra postazione, è seduta Cristina, una simpatica architetta che ci accoglie con un sorriso: “Siete di Ischia? Che bella! Ci sono stata da poco”.
Intanto Caterina racconta: “Qui ognuno ha la sua postazione. Lo studio è composto da professionisti diversi, in questo momento sono in maggioranza architetti e ingegneri. Si può affittare una postazione anche per breve tempo, per un mese, una settimana o anche una giornata”.
L’ufficio mette a disposizione il tavolo, la sedia e la connessione internet. I computer sono personali. Le tariffe naturalmente sono commisurate al tenore di vita di Milano.
Certo, quando si lavora in queste condizioni, bisogna rispettare alcune regole d’oro. Per esempio, se si parla al cellulare, bisogna allontanarsi e tenere basso il tono della voce.
L’aspetto positivo è che non si è da soli, quando si lavora. E persino un traduttore, normalmente solitario, può vivere una meravigliosa esperienza di condivisione.
Pensiamoci un attimo
Durante il covid il mondo ha scoperto la tristezza del lavoro in casa. Ricordate? All’epoca dello smart working, ogni giorno si moltiplicavano sul web le testimonianze di chi lavorava da solo in casa: “Se non devo uscire per la spesa, trascorro intere giornate senza parlare con nessuno e magari rimango in pigiama”. Ecco, quel tipo di abbrutimento, i traduttori lo conoscono da sempre. Ed è per questo che tanti anni fa io decisi di fondare un Centro Traduzioni. Non volevo guardare il mondo da un oblò, ma viverlo. Ma questa è un’altra storia.
Il coworking, questa formula che avvicina professionisti diversi, mettendoli a confronto e permettendo loro di vivere momenti di condivisione, può rivelarsi vincente. Perché è il lato umano a vincere.
Tra l’altro Caterina tiene a sottolineare che da quando lavora in compagnia, la sua attività va molto meglio. In fondo, a ben pensarci, la casa distrae. Se non sei sola, qualcuno ti rompe le scatole, oppure pensi alla lavatrice da caricare o … chissà cosa.
Non è da sottovalutare un altro aspetto: il traduttore, uscendo dalla sua stanza, ha la possibilità immediata di entrare in contatto con persone che potrebbero diventare suoi clienti.
Si è fatto tardi, dobbiamo andare. Il nostro treno parte a breve. Un abbraccio a Caterina, un ringraziamento alla sua amica Cristina con la promessa di rivederci presto e via …
Usciamo in strada e ci accorgiamo che intorno a noi si prepara già il Natale. E siamo ancora ai primi di novembre.
Sul coworking sento qualche perplessità. “È bello, certo”. Però? “Dalle nostre parti non saremmo mai capaci di lavorare così. Siamo troppo casinari”.
In effetti da noi, parlare a voce bassa risulta molto complicato. Anche tra i professionisti l’abitudine a urlare è molto diffusa. Eppure mi risulta che esperimenti di coworking a Ischia esistono. Subito mi arriva il rimbrotto.“Sono destinate a fallire. Lo vuoi capire che non siamo adatti?”
Ah ecco, noi siamo destinati a copiare gli altri solo per il peggio. A Milano si preparano al Natale già in novembre? Facciamolo anche noi. A Milano costruiscono grattacieli su grattacieli? E perché noi no? Appunto, le assurdità. Poi però le cose belle le lasciamo a loro. Forse perché son cose che richiedono un minimo d’impegno mentale e civile. Vero?
Aspetto i vostri commenti. Sono gradite anche le critiche.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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